Fan Fiction

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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 5 Dec 2017 17:03

Loty Borodine wrote:Spasiiiba!!!
..."noi due" chi? Tu e Ed?!

No... tu ed io (mentre lo scrivevi)!
Vedo se riesco ad averlo pronto per mercoledì ... non pensavo che avesse tanto successo :grat:

Hai fatto bene a scegliere la Oscar_ModelloXZ2000 Editore, vedi che successo???
(spoiler)

Ottimo! Non vedo l'ora!
Un fumetto anche di questa storia :lol:
Serguei - a me interesserebbe il prossimo episodio tutto illustrato
Loty - si ... soprattutto la fine :lol:
Serguei - :bah:
Loty - ma questa volta niente spoiler! :P

Oscar - Ehi! Ora voglio sapere come finisce!!
Oscar_ModelloXZ2000
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 6 Dec 2017 00:09

CAP.6



Il rumore della pioggia che batteva rumorosamente su una lastra di metallo appena sotto la finestra della camera svegliò Serguei da un sonno dolce ed idilliaco. Prima di aprire gli occhi pregò per un istante che tutto quello che era successo qualche ora prima non fosse stato soltanto un sogno; solo quando tutti i suoi sensi si risvegliarono si accorse che Lotjuska dormiva ancora abbracciata a lui. Il viso era a pochi centimetri di distanza dal suo e la mano era ancora posata sulle sue dita, al momento tremanti per l’emozione. Si era addormentata tenendogli la mano, un attimo dopo averlo baciato per l’ennesima volta.

E per coincidenza la pioggia svegliò Lotjuska poco dopo di lui.
“Serghy …” la sua voce ancora un po’ assopita gli solleticò l’udito, che per un istante aveva osato dimenticare quanto il suono del suo nome detto da lei potesse avere quell’effetto piacevole (perché ormai era oltremodo stanco di sentire il suo nome, accompagnato solo da fredde richieste, accuse ed insulti).
“Loty, dimmi che non sto sognando”
Lei scosse la testa “non credo proprio”

Le diede un veloce bacio e poi si alzò, rabbrividendo al contrasto tra il caldo letto e la gelida camera. Guardò fuori dalla finestra la pioggia cadere da quel cielo nero per poi scivolare sui vetri rigandoli come lacrime, poi andò al tavolo in fondo alla stanza, di fianco all’armadio e prese in mano la sua maschera.

Quando, al suo arrivo a Komkolzgrad, le era stata assegnata, vedeva come un onore indossarla, quasi fosse il trofeo per essere giunto in quell’importante complesso industriale. Con il tempo era diventata la sua armatura, che lo proteggeva durante il lavoro. Poi iniziò a considerarla un intralcio, uno sgraziato ingombro che per questioni di sicurezza era costretto ad indossare sempre. In seguitò diventò un’amica, una compagna inseparabile che nascondeva gli anni che anche per lui stavano passando troppo velocemente. Negli ultimi anni era diventata un abitudine, era parte di lui, e ora si sentiva a disagio nel non averla sul volto.

La indossò. Non per vergogna o per nascondere qualcosa di se a Lotjuska. Anzi, quello era il suo modo per mostrarsi a lei senza mentire; senza quella maschera non sarebbe stato completamente lui.
“ti dispiace se la tengo?”
“al contrario. Mi piace ...” lo guardò in modo supplichevole “… torni qui?”

Serguei la raggiunse e si lasciò di nuovo stringere tra le sue braccia. Dopo un’altra serie interminabile di baci, la mano di Lotjuska si spostò dal suo viso al fianco, scavalcando la giacca rossa e facendosi spazio nella camicia; Serguei avrebbe volentieri evitato quel passaggio, non voleva che Lotjuska sentisse come fosse veramente, soprattutto con la pancia che si ritrovava in quel momento. Il fatto che le fosse inaspettatamente piaciuto il suo volto non significava che le sarebbe andato bene anche tutto il resto. Lei però non sembrava per nulla turbata, piuttosto sembrava piacerle; senza dire una parola lo strinse in un abbraccio appassionato, quasi troppo stretto per riuscire a respirare.

“vuoi ancora mandarmi via?” gli domandò, certa della sua risposta.
“no”
“vuoi ancora tenermi chiusa a chiave qui dentro?”
“ … tu mi appartieni, Loty” poi fece una pausa e baciò le sue labbra, che subito dopo quelle parole persero un po’ del loro innocente sorriso “ma se ti liberassi ora, so che resteresti con me. E se te ne dovessi andare non avrei paura della lontananza, perché sono certo che tornerai”

“come fai ad esserne sicuro?” lei tornò a sorridere, giocando a sfidarlo.
“me l’hai promesso con il tuo primo bacio. Non posso dubitare della sua onestà”
“non ti facevo così ingenuo”
“so quando fingi. Tu non puoi mentirmi, e questa notte non hai mentito nemmeno per un istante”
“allora dev’essere vero che ti appartengo”
Rimasero così, l’uno con la fronte appoggiata a quella dell’altra, in silenzio.

Lotjuska sapeva che quell’amore era tutt’altro che normale; anzi, era folle, impensabile, forse anche un po’ insano, soprattutto ora che permetteva a Serguei di starle ossessivamente accanto. Ma era troppo bello per lasciar morire quel sentimento appena nato, solo per timore di non essere all’altezza di qualcosa di così insolito, o per il pensiero di come avrebbero potuto reagire quelli che prima o poi sarebbero venuti a saperlo.

Quando Serguei si era addormentato, qualche ora prima, Lotjuska si era fermata a riflettere, mentre lo osservava e con dolcezza gli carezzava gli argentei capelli.
Chiunque avrebbe detto che erano dei pazzi anche solo a pensare che avrebbero potuto avere un futuro insieme, anche breve. Lei era troppo giovane, lui troppo vecchio, come sarebbero riusciti a stare insieme?

Ma non le importava molto. Stargli vicino le faceva dimenticare ogni preoccupazione, e soprattutto sapeva che il suo affetto avrebbe reso vano ogni tentativo di separarli.
ammettilo Loty” diceva tra se e se “lo hai amato fin dal primo momento in cui ti sei presa cura di lui
All’inizio magari lo amava in maniera diversa, ma un qualche misterioso legame doveva per forza esserci stato sin da subito.

Serguei invece non si preoccupava affatto di quello che gli altri avrebbero potuto pensare. Non sapeva nemmeno chi erano “gli altri”, aveva vissuto così tanto tempo da solo che le uniche cose che veramente contavano erano lui e Lotjuska. Loro due stavano bene? Perfetto. Tutto il resto non era un loro problema.

Si era innamorato di una ragazza che aveva il terzo dei suoi anni, e allora?

Si mise a fianco a lei e tornò ad osservare le sue affusolate dita, tenendole delicatamente tra le mani.
“Loty …”
“cosa?”
“tempo fa mi hai detto che suoni il violino”
“si … e?”
“e io stavo per dirti già allora quello che stavo cominciando a provare per te. Forse non era ancora lo stesso tipo di amore che ora sento, ma … era comunque un tormento che mi esplodeva dentro”
“mi ricordo. Eri così sicuro che ti avrei rifiutato”
“ma ora te lo posso dire. Io … io ho capito per tutto è crollato …”
“intendi la fabbrica”
“la fabbrica, e con essa tutta la mia vita. La mia orchestra non era completa, non lo è mai stata”
Lotjuska lo guardò con curiosità. Cosa voleva dire?
“mancava un violino. Mancava il tuo violino” appoggiò il volto sui suoi morbidi capelli “mancavi tu”

“e … Helena?”
“ho amato anche lei. È vero. Ma è stata tutta un’illusione; nemmeno per un istante lei mi ha guardato come io vedevo lei. Non avrei mai potuto dirle le parole che ora sto dicendo a te. Non avrei mai potuto stringerla come ora stringo te. E anche se avessi potuto, per lei io non sarei mai stato nulla”
Lei gli accarezzò il viso “tu per me sei tutto …”
che frase fatta ed insensata si disse Lotjuska subito dopo averla detta. Ma Serguei non l’aveva mai sentita e fu per lui la cosa più bella che gli si potesse dire.
“Loty, amore mio, io sono lo stesso che ha ingabbiato Helena e rinchiuso te. Io sono e sarò sempre un pazzo … e la mia pazzia è tutto ciò che posso darti”
“mi sembra perfetto, dato che anche io sono pazza di te”

Qualche minuto dopo sentirono dei rumori provenire dalla porta d’entrata del piano terra. Qualcuno stava cercando di entrare.

“Loty, aspettavi visite?”
“cosa?! Ma come avrei ……… oh no … Serghy, ho fatto un disastro!”
Serguei la fissò, incapace di realizzare quale fosse la natura del suo “disastro”.
“quando mi hai rinchiuso, subito dopo che ti ho tramortito, ho inviato a mio padre il punto dove mi trovavo”
“tu … cosa?”
“è lui, Serguei … è venuto a prendermi” si guardò intorno, rendendosi conto di essere nelle peggiori condizioni per essere trovata da suo padre.

“Serguei, alzati e sistemati, subito! Se ci trova così chissà cosa pensa!”
“non credo che penserà qualcosa di tanto diverso da come stanno veramente le cose” commento mentre si sistemava la giacca.
“appunto. E significherebbe che io verrei di nuovo rinchiusa dentro in casa, e tu verresti ritrovato cadavere tra qualche anno”
“… capisco”

La porta venne sfondata rovinosamente e il padre di Loty, Mauro, entrò in quella casa seguito da Fred, costretto a venire con lui per riportare al suo posto quella testa matta di Loty.
“Loty! Sei qui?” urlò dal piano terra.
“Пaпa, sto arrivando!” poi si rivolse a Serguei “tu aspetta qui, scendi quando sarò sicura che mio padre sia abbastanza calmo da non avere nessuna tendenza omicida”
“perché dovrei avere tendenze omicide?” domandò Mauro, già entrato nella camera da letto.

“Пaпa!” esclamò Loty. Era felice di vederlo, ma allo stesso tempo terrorizzata “io … ehm … sai …”
“lui chi è?”
“è quell’uomo che ho salvato dalle macerie … te ne ha parlato mama, vero? L’ultima volta che le ho telefonato le ho detto che andava tutto bene, che sarei rimasta qui finchè non sarebbe stato meglio e …”
“sei fuori di testa?! Tu, da sola, con questo!? Hai idea di che cosa sarebbe potuto succedere?”
“Пaпa, non mi ha fatto niente, è una persona buonissima, del tutto innocua!”
del tutto innocua … non ci credo nemmeno io a quello che ho detto pensò Lotjuska. Ma non aveva scelta, doveva calmare suo padre.

“ah si? E cosa ci fate insieme in camera da letto?”
“avrei forse dovuto farlo dormire in quel divano, dove ho dormito io? Serguei aveva una gamba in pessime condizioni, l’ho dovuto assistere in tutto, prima cosa fra tutte salire e scendere dal letto!”

Mauro la fissò freddamente, sperando che davvero non le avesse fatto nulla di male “… farò finta che sia vero. In ogni caso tu ora torni a casa tua con Fred e io porto questo tizio dove qualcuno gli troverà una sistemazione adatta”
“ma … non posso lasciarlo così!”
“non puoi lasciarlo?! Perché tu e lui siete già così intimi? Ora ne ho abbastanza. Vieni!” la afferrò per il braccio, un po’ troppo forte per i gusti di Serguei, che non riuscì a trattenersi dall’intervenire.
“signore, non c’è bisogno di trattarla così!”
“tu non hai alcun diritto di dirmi come devo trattare mia figlia. Se per caso tu fossi fatto qualche fantasia su di lei, mettiti in testa che non sarai mai niente di più che una spiacevole parentesi della sua vita che presto dimenticherà!” poi lo squadrò dalla testa ai piedi “Loty, come hai potuto anche solo avvicinarti ad uno come lui? Che porta una maschera del genere … uno così chissà cosa ha da nascondere”
“lo so” rispose Loty “io porto perennemente una maschera, solo che tu non la vedi”

Prima di venire trascinata via a forza, Loty riuscì a sfiorare un’ultima volta la mano tesa di Serguei, trattenuto da Fred.
“lyubimiy …”
“lyubimaya …”

Lotjuska venne costretta a salire sul sedile del passeggero della sua macchina, astutamente rimessa a posto prima che Mauro irrompesse in casa, e Fred alla guida l’avrebbe riportata in Italia, alla sua vita di sempre. Nel frattempo Mauro con la sua macchina stava portando Serguei verso la città più vicina.

In silenzio Lotjuska fissava fuori dal finestrino, facendo il possibile perché Fred non si accorgesse delle sue lacrime che scendevano copiose sul viso.
“mi dispiace Loty” disse lui con tono sommesso “non avrei mai voluto costringerti in questo modo”
Al suo silenzio si voltò brevemente a guardarla e vide il suo volto rigato.
“ … allora è vero … tra voi c’era veramente qualcosa. Avevo notato qualcosa in come lo guardavi, ma … non credevo che ci tenessi così tanto”
“Fred, ti prego, non dire niente” lo implorò lei.
“beh, no. Di sicuro non ti posso giudicare. Io uscivo con una di più di vent’anni più giovane di me”
“eppure non hai fatto nulla quando mio padre ci ha diviso”
“che potevo fare? Lui è tuo padre, e nulla di quello che ha fatto lo ha fatto con cattiveria. Lui ti vuole bene”
“lo so … ma non cambia che mi ha portato via la persona che amavo”
Fred guardò la strada e sospirò “vedrai che ti passerà”
Lotjuska scoppiò in un pianto incontrollabile.
“io non voglio che mi passi! Voglio continuare ad amarlo finchè vivo, non importa quanto male starò!”

Ben diversa era la situazione di Serguei. Le uniche parole che si sentirono furono quelle dette da Mauro appena saliti in macchina, prima ancora di partire.
“guai a te se osi dire una sola parola”
Serguei restò in silenzio, con lo sguardo basso e gli occhiali scuri bagnati dalle lacrime.
Era di nuovo vittima del suo destino di solitudine; sul più bello che la persona che amava era dove lui poteva esserle vicino, qualcun altro arrivava e gliela portava via.
Kate gli aveva portato via Helena, e ora Mauro gli stava portando via Lotjuska. Nessuna fabbrica stava crollando in quel momento, ma il dolore che stava provando era molto più forte di quello che aveva dovuto sopportare quando il peso delle macerie era tutto sopra di lui, e la sensazione di morire era più intensa e crudele ora di quando la morte l’aveva sentita davvero vicina.


Note dell'autrice:
:love:
...
Se qualcuno se lo fosse chiesto (ma probabilmente non se l'è chiesto nessuno), mentre scrivo ascolto la colonna sonora di Syberia :lol: ...
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Wed 6 Dec 2017 17:02

Davvero bello!
Devo dire però che mi sarei aspettato maggiore determinazione da parte di Serguei nel fermare Mauro e Fred... (forse così però avrebbe peggiorato le cose?)... comunque bella la riflessione finale.
Voglio il seguito! Devo sapere come continuaaaaa!!!!

Ascolti la colonna sonora di Syberia... o i due temi musicali di Komkolzgrad? :lol:

Scrìììì domanda: ma li leggi a Nadja e Mauro? :lol: :lol:
Scrììì osservazione: bene, si abbandona Komkolzgrad, ma non penso che darai a Fred il tempo di portarti in Italia... a meno che non ci proporrai un qualcosa tipo "qualche tempo dopo". MI SERVE IL CONTINUOOOOOOOO!!!!
Ok, ho finito. Ci vediamo di là :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Fri 8 Dec 2017 02:07

Devo dire però che mi sarei aspettato maggiore determinazione da parte di Serguei nel fermare Mauro e Fred... (forse così però avrebbe peggiorato le cose?)... comunque bella la riflessione finale.

C'è da dire che Loty l'aveva avvertito che Mauro avrebbe potuto avere reazioni pericolose, forse si è trattenuto per evitare, appunto, che le cose peggiorassero.
E ...
Spoiler:

in futuro ci sarà un altro incontro/scontro tra Mauro e Serguei, e questa volta gli animi si scalderanno un po' di più


Ascolti la colonna sonora di Syberia... o i due temi musicali di Komkolzgrad? :lol:

Tutta quanta (seleziono la cartella e la faccio andare casualmente) ... ma finisce che ascolto perlopiù i temi di Komkolzgrad :lol:

Scrìììì domanda: ma li leggi a Nadja e Mauro? :lol: :lol:
Scrììì osservazione: bene, si abbandona Komkolzgrad, ma non penso che darai a Fred il tempo di portarti in Italia... a meno che non ci proporrai un qualcosa tipo "qualche tempo dopo". MI SERVE IL CONTINUOOOOOOOO!!!!

Scrìììì risposta: per ora credo che non abbiano ancora letto niente ... magari ne approfitterò durante la rimpatriata verso fine anno :lol:
Scrììì osservazione:
Spoiler:

Loty arriverà in Italia e non ci sarà il "qualche tempo dopo" .......... ma non rivelo altro! :prr:

Non so che senso abbia mettere gli spoiler, tanto li leggi di sicuro ... però sono carini da mettere :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Fri 8 Dec 2017 15:58

Loty Borodine wrote:(spoiler)

Non vedo l'ora!
Scrìììì risposta: per ora credo che non abbiano ancora letto niente ... magari ne approfitterò durante la rimpatriata verso fine anno :lol:

Nadja - Grazie a tutti voi per essere venuti stasera!
Nonno Kroge - È un piacere!
Fred - Io sono venuto... basta che Loty non ci proponga qualcosa di stravagante anche stavolta!
Loty - Cari parenti!
Vlad - Forse hai parlato troppo presto...
Loty - In questo anno sono successe molte cose.... bla bla ... il lavoro, bla bla.... le bruciature... forum, bla bla bla Oscar, bla bla Helena, bla bla bla i disegni, bla bla Serghy, Serghy, Serghy, Serghy! Oscar, bla, i piccoli, bla bla! E poi non dimentichiamo i disegni (descrive dettagliatamente tutti i suoi disegni, bozzetti, rilasciati e noi) , Serghy (descrive in ogni dettaglio Serguei), Komkolzraider (legge tutte le avventure), le lettere (ripropone le lettere scritte da Serguei)...
Nonna Lauda - A TAVOLAAAAAAA!! SI MANGIAAAA!
Loty - Un momento!!! E non dimentichiamo la FanFiction che ho scritto (legge tutto il racconto)....!!!

Non so che senso abbia mettere gli spoiler, tanto li leggi di sicuro ... però sono carini da mettere :lol:

:lol:
Spoiler:

Mauro - BASTA LOTY! SMETTI DI STARE SUL FORUM E DI SCRIVERE!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Tue 12 Dec 2017 02:13

Nonna Lauda - A TAVOLAAAAAAA!! SI MANGIAAAA!
Loty - Un momento!!! E non dimentichiamo la FanFiction che ho scritto (legge tutto il racconto)....!!!

Si, credo che andrà più o meno così :lol:

:lol:
Spoiler:

Mauro - BASTA LOTY! SMETTI DI STARE SUL FORUM E DI SCRIVERE!


Spoiler:

Loty - BASTA MAURO! SMETTI DI STARE SUL FORUM E DI LEGGERE!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Sat 27 Jan 2018 00:03

CAP.7

Quella che per tutti era la normale quotidianità, per Lotjuska era diventata un’agonia insopportabile. Persino i lavori che un tempo trovava piacevoli ora le davano fastidio. Non era così che voleva tornare a casa; quella non era più nemmeno la sua casa. In quel momento doveva essere con Serguei, a Komkolzgrad o da qualunque altra parte, ma vicino a lui. Lo pensava in continuazione, era preoccupata di cosa ne sarebbe stato di lui.

No, non era semplicemente preoccupata, era proprio angosciata sapendolo in macchina con Mauro, palesemente poco propenso ad essere amichevole con lui. E poi dove l’avrebbe portato? In un ospedale? Come l’avrebbero curato? Come l’avrebbero trattato? Come………

“Loty? … Loty! Mi stai ascoltando?”
Lotjuska venne scossa dalla voce irritata di una collega che le stava davanti, dall’altra parte della sua scrivania.
“si?”
“sicura di stare bene?”
“io … si … da quanto tempo sei qui?”
“cinque minuti … ero entrata per prendere delle carte, non le trovavo così te le stavo chiedendo … ma tu te ne stavi li a fissare la tastiera come se fossi ipnotizzata”
“scusa … stavo pensando … che carte stavi cercando?”
“il listino prezzi dell’ultima collezione, quella con le pietre rosse”
“ce l’ho qui”

Glielo diede e poi sperò che se ne andasse. Ma lei restò lì a fissarla; poco dopo prese una sedia e si sedette.
“ma cos’è successo in quel posto?”
“quale posto …?”
“quella specie di fabbrica abbandonata dove sei rimasta bloccata per più di un mese”
“beh … mio padre è arrivato e in pochi minuti io mi sono ritrovata in macchina con Fred diretta qui e Serguei chissà dove con mio padre … è successo tutto così in fretta”
“ma tu dovresti essere abituata a questi continui cambiamenti, con il lavoro che facciamo è una cosa normale. Cosa aveva questo di diverso?”
“non era lavoro”
“questo non dovrebbe coinvolgerti ancora meno nella cosa? Per te non c’è mai stato altro che il lavoro! Ora all’improvviso arrivi in quella fabbrica e tutto cambia?”

“lo so, ma … ho conosciuto Serguei e …….” smise di parlare quando vide la collega mettersi il palmo della mano sulla fronte, esasperata.
“non mi dirai che ti piace quel vecchio?!”
“beh? Cosa c’è di strano?”
“e me lo domandi? Quanti anni ha Serguei? Da quel poco che mi hai detto credo che ne abbia sessanta, o addirittura una settantina!”
“non gliel’ho mai chiesto, ma penso che ci dovresti essere andata vicina”

La collega si alzò in piedi e guardò Lotjuska dall’alto verso il basso, notando tutto il suo sconforto. Le dispiaceva dirgli quelle cose, ma si sentiva in dovere di farlo.
“facciamo finta che tu e il tuo Serguei riusciate a riunirvi ed iniziare la vostra ‘felice’ vita di coppia: tu magari vorresti andare a divertirti, ma non potrai farlo perché lui non avrà le forze per seguirti, e non sarebbe giusto lasciarlo da solo per andare a spassarsela, no? Magari ora Serguei è autosufficiente, ma fra qualche anno le vostre cosiddette passeggiate romantiche saranno tu che lo sorreggi mentre lui si muove con il deambulatore, poi probabilmente non basterà più nemmeno quello e lo dovrai spingere sulla sedia a rotelle. Quindi addio romanticismo. E se le cose dovessero diventare serie? Alla sua età lui può scordarsi di avere dei figli; quindi, mentre le tue amiche coetanee si faranno una famiglia, tu dovrai restartene lì a guardare, senza alcuna possibilità di averne una tua”

Lotjuska abbassò lo sguardo e rifletté sulle sue parole. Del resto non aveva tutti i torti: non sarebbero mai potuti essere una famiglia normale; ma poi si alzò e tornò a guardare la collega, più determinata di prima.

“non mi interessa se dovrò sorreggerlo in piedi invece di tenerlo per mano, o se dovrò rinunciare ad avere dei figli. Io amo Serguei, non la sua età o quello che potrebbe darmi”
“ma ti rendi conto che il vostro tempo insieme ha, per così dire, i giorni contati?! Lui non ha più tutta la vita davanti, e quando arriverà il suo momento tu sarai ancora giovane”
“vorrà dire che starò con lui fino all’ultimo giorno della sua vita! Quando lui morirà io sarò lì, al suo fianco a tenergli la mano finchè lui potrà ancora sentirla!” le disse, con una voce più alta di quanto volesse; probabilmente anche le persone fuori sentirono tutto.

A quel punto non c’era più niente che potesse dissuadere Lotjuska, così si arrese.
“ok, io ci ho provato … … comunque, se è vero che lo ami così tanto … allora, beh … sono felice per te”


Mauro aveva lasciato Serguei nelle manesche attenzioni di una scorbutica infermiera che lo portò dentro come se stesse spingendo bruscamente avanti un oggetto inanimato e privo di valore.
“benvenuto nella sua nuova casa, signor Borodine” disse freddamente. Gli stava dando il benvenuto in una casa di riposo, ma il suo tono di voce l’aveva fatto sembrare più ad un ingresso in un carcere.
Serguei rimase solo in mezzo alla modesta entrata; non si era mai sentito tanto smarrito come in quel momento. Era tutto nuovo, l’ambiente, i suoni, gli odori e persino i suoi passi incerti verso la prima persona che vide gli sembravano diversi dal solito.

“scusi, sono nuovo e….”
“vada nel soggiorno insieme a tutti gli altri allora” gli rispose duramente l’infermiere.
Di nuovo da solo, andò in cerca del soggiorno, raggiungendo il lato opposto dell’entrata e ritrovandosi in una grande stanza dall’aspetto squallido e trascurato. Un gruppetto di pochi anziani stava circondando un televisore, guardando una partita di calcio su uno schermo sbiadito e traballante; nessuno di loro aveva notato la presenza del nuovo arrivato.

“eh … salve”
Serguei tentò di presentarsi, ma i pochi sguardi che riuscì a guadagnarsi furono impassibili e poco invitanti, così restò in disparte, con le spalle contro il muro. I soli rumori che si sentivano erano quelli che provenivano dal televisore, più demoralizzanti della solitudine di Komkolzgrad. Restando rasente il muro si avvicinò lentamente alla finestra e trovò posto su una poltroncina con una fodera rosso scuro un po’ strappata sullo schienale. Se questo era il massimo della comodità che poteva ottenere, allora doveva accontentarsi.

Entrò un’infermiera, che si rivolse al gruppetto di anziani dando le spalle a Serguei.
“che fine ha fatto quello nuovo?” domandò a voce assurdamente alta.
“… sono qua dietro” rispose, sollevato che qualcuno si fosse ricordato di lui.
“ma che ci fai qui? Ti dobbiamo ancora registrare, e poi ti porteremo nella tua camera”
“ma io ho provato a chiedere ma…”
“poche storie e seguimi”

Serguei non ebbe occasione di seguire l’infermiera come lei gli aveva ordinato, perché un altro infermiere lo alzò di peso dalla poltrona e lo spinse in malo modo fuori dalla stanza. La registrazione fu talmente veloce che non se ne rese nemmeno conto, tentò solamente di far notare loro che aveva scritto “Serguei” in maniera sbagliata ma non venne neanche ascoltato; un attimo dopo si trovò di fronte alle scale che l’avrebbero condotto alla sua stanza.

Un po’ per il disorientamento, un po’ per la stanchezza, Serguei tentò di fare le scale lentamente, ma i due infermieri avevano troppa fretta per aspettare i suoi comodi; così venne urtato fino in cima come un peso morto.

“voi vecchi siete tutti uguali” commentò sprezzantemente l’infermiera notando il suo smarrimento.
una volta qui dentro immagino di si” pensò Serguei “qui probabilmente uno vale l’altro

Lo portarono nella sua camera; una stanza piccola, arredata solo da un letto, un tavolino, una sedia, un armadio piuttosto miserello con entrambe le ante rotte che non si chiudevano bene e la porta che portava al bagno. Ma se quel bagno somigliava alla camera, allora era meglio non andare nemmeno a guardarlo.

“si cena alle sette. Dopo cena ci si ritrova tutti nel soggiorno a fare qualcosa, e poi alle nove ritornate in camera” spiegò distrattamente l’infermiera mentre gli preparava il letto.
“in camera, a fare cosa?”
“a dormire, cos’altro?”
“ah …”
Lotjuska l’aveva abituato a non avere orari, a rimanere a chiacchierare con lei anche fino alle due o alle tre di notte; perché quando parlava con lei, non si stancava mai. Qui sarebbe senz’altro stato diverso; non si sarebbe stupito se nel giro di poco tempo avrebbe preferito restare sempre a dormire piuttosto che fare la vita che gli infermieri gli stavano imponendo.

Quel ricovero era così vuoto e squallido, sembrava persino più silenzioso di Komkolzgrad. Almeno nella fabbrica c’erano tutti quei rumori ripetitivi delle macchine, lì nemmeno quello. Solo il rumore della rassegnazione, che non è un rumore vero e proprio, ma una sensazione che si poteva percepire anche ad occhi chiusi; quel senso di vuoto per cui non si può fare nulla se non abituarsi più in fretta possibile.

“la mattina verremo a svegliarla alle sette”
“così presto?”
“dovrà adattarsi”
Quando c’era Lotjuska si svegliava alle … … non lo sapeva nemmeno lui. Chi lo guardava l’orologio?! Non ce n’era bisogno!
“si pranza a mezzogiorno, e poi potrà andare nella serra”
“la … serra?”
“un piccolo giardinetto dove voi vecchi vi divertite a giocare con quattro erbacce”

Quando l’infermiera finì di sistemare le coperte e se ne andò, Serguei si sedette a bordo del letto, ancora confuso da tutto quello che era successo. Tutto troppo in fretta. Prese dalla tasca una foto di Lotjuska, una che di nascosto le aveva preso dal portafoglio. Era una foto di lei che teneva in braccio un gatto tutto nero.
Non gliel’avrebbe mai presa se non l’avesse ritenuto necessario.

Fissò per un attimo la foto, poi la baciò lentamente
tornerai a prendermi, vero Loty?” continuava a chiedersi, mentre l’unico rumore che sentiva erano le lancette dell’orologio posato sul tavolino che scandivano il passare del tempo.


Lotjuska scribacchiava distrattamente al computer, perdendo tempo a rimettere in ordine tutte le cartelle; un lavoro inutile, dato che con l’arrivo delle nuove collezioni sarebbe tornato tutto in disordine come prima e avrebbe dovuto rifare tutto. Ma in quel momento non era in grado di fare altro. Non aveva idee per altri disegni, non c’erano nuovi clienti e non avendo voglia di andare ad incontrare i fornitori aveva mandato una collega. Avrebbe preferito restarsene a casa, ma Fred le aveva raccomandato di non farlo, altrimenti avrebbe pensato a Serguei tutto il tempo e sarebbe stata peggio di come già stava. Andare in ufficio però non aveva cambiato le cose: anche lì continuava a pensarci e non si dava pace per quello che era successo.

Prese in mano il telefono colta dalla tentazione di chiamare suo padre e chiedergli cosa ne aveva fatto di Serguei, ma rinunciò un attimo prima di far partire la chiamata: sicuramente non le avrebbe detto nulla. Ma doveva esserci un modo per rintracciarlo e avere qualche notizia su di lui …

Andò su internet e cercò sulla mappa dove si trovava Komkolzgrad. Una freccetta comparve sopra ad un puntino nero, che doveva essere la fabbrica vista dall’alto (quando ancora c’era).
ora devo trovare la città più vicina” ragionò “non credo che mio padre abbia fatto tanta strada per lui, lo deve aver lasciato nel primo paesetto che ha trovato

Ad una decina di chilometri trovò un piccolo paesetto di poche case, ma dovette scartarlo; non c’era praticamente nulla, nemmeno un ospedale o qualcosa che potesse somigliarci anche lontanamente. A questo punto non aveva idea di dove potesse essere andato suo padre, perché tutto il resto era deserto ed inabitato. Probabilmente è arrivato lì e non trovandogli nessuna sistemazione ha proseguito per chissà dove.

Stava per chiudere tutto quando, passando distrattamente il puntatore del mouse sopra a quelle anonime casette, attivò il link di un bar e comparve un numero di telefono. Valeva la pena di tentare.

Compose il numero ed attese con il cuore in gola.
“pronto? Bar Lestnitsa, come posso esserle utile?”
“buonasera, mi chiamo Lotjuska. Volevo sapere se per caso c’è un ospedale dalle vostre parti; ho già cercato su internet ma non l’ho trovato”
“qui non c’è nessun ospedale. Se ne abbiamo bisogno, di solito andiamo a Krasnojevo, a poco più di trenta chilometri da qui”
“ho capito. La ringrazio” era già qualcosa.
“lei è la seconda persona che mi viene a chiedere di un ospedale nel giro di due giorni”
“davvero?”
“ieri è arrivato qui un tale, che cercava un posto dove lasciare quello che era con lui, uno sui sessanta o settanta anni”
“e ha mandato anche loro a Krasnojevo?”
“certo! È l’unico posto qua vicino”
“grazie! Grazie mille!!!”
Lotjuska riagganciò, fuori di sé dall’emozione; non era stato poi così difficile scoprire dove era stato portato Serguei, e ora le sarebbe bastato trovare il numero di telefono dell’ospedale per chiam…….

No.

Lotjuska si alzò di scatto dalla sedia e corse fuori dall’ufficio, ignorando i suoi colleghi che le domandavano dove stesse andando con così tanta fretta. Andò a casa sua, dove mise velocemente in una borsa alcune cose, poi risalì in macchina e partì verso la stazione.


NOTE:
Krasnojevo è il nome modificato di una città esistente
Serguei - che fantasia ... :bah:
Bar Lestnitsa significa "Bar Scala" ... e l'o chiamato "scala" perché oggi pomeriggio hanno sistemato le scale del mio appartamento (però prima erano meglio)
Serguei - che fantasia ... :bah:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Sat 27 Jan 2018 16:42

Nuovo capitolo! .......................... scrìììììììììììììììììììììì!!!! :lol:
Bello! Non vedo l'ora di leggere il seguito!
All'inizio invece di leggere "Krasnojevo" ho letto "Sarajevo".
E poi Helena si esibirà alla Lestnitsa di Milano :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Tue 30 Jan 2018 01:26

Noo!! Helena non può andare a Milano! Perché ...
Spoiler:

Helena avrà un ruolo fondamentale ad un certo punto di questa storia!
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 30 Jan 2018 18:58

MI SERVE IL SEGUITO!!! :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Thu 1 Feb 2018 02:29

Un momento! L'ho quasi finito!!
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Thu 1 Feb 2018 16:24

Lo spero... e in fretta!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Mon 5 Feb 2018 23:32

CAP.8



Dopo ore e ore di viaggio ininterrotto, Lotjuska arrivò a Innsbruck, in Austria. Su internet aveva trovato che lì si trovava uno dei pochi treni che facevano una fermata vicino a Krasnojevo; solo che aveva anche letto che nessuno utilizzava quel treno da anni, quindi quella stazione, o comunque quel binario, era ormai da considerarsi chiusa. Ma non poteva esserne del tutto sicura finchè non l’avesse vista con i suoi occhi, quindi valeva la pena tentare. E poi, se fosse andata male, doveva esserci qualche altro treno che si fermava abbastanza vicino da poter noleggiare un mezzo e continuare la strada da sola.

Vista da fuori la stazione appariva tranquilla, ma dopo che Lotjuska varcò la soglia della porta si ritrovò in mezzo ad una folla frenetica e caotica, quasi impossibile da superare.
Il solo pensiero di doverci camminare in mezzo la fece rabbrividire; ebbe quasi la tentazione di girarsi, risalire in macchina e cercare un altro modo. Ma a quel punto non aveva senso scappare …
ok, Loty” si fece coraggio “lo stai facendo per Serguei”.

Senza guardare niente e nessuno, si avviò con passo deciso, prendendo qualche spintone durante la traversata, e dandone a sua volta. Praticamente nessuno la notò, nemmeno quando spingeva, erano tutti troppo impegnati per accorgersi che qualcuno gli era passato vicino.

Raggiunto il treno che le interessava, la situazione cambiò drasticamente. Nelle vicinanze non c’era anima viva, solo lontani rumori ad indicare che tutta quella gente c’era ancora, ma non era affatto interessata a quel treno. Sopra i binari sporchi di erbacce il vecchio treno attendeva che qualcuno vi salisse, la sua presenza lì lo faceva apparire speranzoso che un giorno sarebbe partito di nuovo.

“salve, sono il responsabile … si è persa?” le domandò un uomo che passava di lì.
“no, devo prendere questo treno”
“è in ritardo di una quindicina d’anni. Questo treno non parte più da un pezzo”
“lo so, ma è importante, devo raggiungere Krasnojevo al più presto”
“temo che dovrà trovare un altro modo per arrivarci. Non ci sono i permessi per farlo lasciare la stazione”
“cosa bisogna fare per averli?”
“più niente. Questo treno a fatto il suo tempo, ora resta qui solo come cimelio”

Demoralizzata, Loty, iniziò a valutare quali altri modi aveva per raggiungere Krasnojevo.
“non c’è un altro treno, o un qualunque altro modo?”
“che io sappia no, non da qui almeno … forse c’è ancora una stazione a Berlino che porta a Krasnojevo”
“non ho tempo per andare fino a Berlino! Per poi magari sentirmi dire che è fuori uso pure quella! … non è che può fare un eccezione? Andiamo fin là, faccio quello che devo fare e poi torniamo indietro”
Il responsabile scosse la testa “prenderei una bella multa se facessi partire questo treno”
“gliela pagherò io” Lotjuska tirò fuori dalla borsa il portafoglio ed iniziò a tirare fuori le banconote una alla volta “potrei pagarle la multa … pagarle il viaggio … e forse darle anche una piccola mancia …”
“e va bene … ma solo perché oggi non ho nient’altro da fare” forse per la vista dei soldi, o forse perché sapeva che non ci sarebbe stato modo di dissuaderla, il responsabile si arrese.
“grazie, grazie infinite!”

Mezz’ora dopo, con grande sollievo ed emozione, Lotjuska trovò posto in uno dei vagoni ed ascoltò il lento rumore del treno che partiva, un’immensa macchina che si risvegliava dopo tanto tempo. Era così eccitata all’idea di essere in viaggio, come se fosse la prima volta; in effetti, non aveva mai fatto così tanta strada per una persona.


Era da poco passata l’ora di cena alla casa di riposo quando Serguei riuscì a trovare l’occasione per sgattaiolare fuori dal soggiorno e di nascosto raggiungere la serra; nessuno si era accorto della sua assenza. Tutti erano presi da un programma alla televisione, tanto da non notare nemmeno se lui, il nuovo arrivato che se ne stava sempre in disparte, c’era o meno. Durante il giorno non gli piaceva andare alla serra, perché era pieno di gente che per quanto possibile cercava di evitarlo, soprattutto per il sospetto che destava non separandosi mai dalla maschera. Nessuno di loro era in grado di comprendere quanta sofferenza gli stesse costando la permanenza in quel posto e non avevano idea di quante lacrime aveva versato, nascosto da quelle lenti scure, fin dal primo momento che aveva messo piede lì dentro. Non pretendeva che gli altri stessero trascorrendo una vita idilliaca mentre lui era l’unico a voler scappare; sapeva che ognuno di loro ne aveva passate tante prima di giungere in quel posto, considerato un po’ come il capolinea della vita, l’ultima fermata.

Per esempio, quell’ottantenne rude che parla con pochi o nessuno eppure riesce a dettare legge su tutta la casa di riposo: dietro il suo carattere insopportabile si nascondeva uno dei dolori più grandi che si possa subire; si trovava in quella casa perché il suo unico figlio era morto in un incidente, un errore umano imperdonabile. Dato che non c’era più nessuno a prendersi cura di un vecchio che lentamente stava perdendo la sua autonomia, si ritrovò lì, perennemente seduto su una sedia a rotelle cigolante.
Oppure quella donna gracile e minuta, sempre allegra e sorridente; probabilmente ride per non piangere. La figlia l’abbandonò lì, promettendole che sarebbe tornata a prenderla ma invece se ne andò insieme ad un delinquente e non si fece più viva.

Insomma, Serguei sapeva bene di non essere l’unico disgraziato al mondo, ma ora più che in qualsiasi altro momento, si sentiva tanto protagonista della sua solitudine che non poteva fare a meno di considerare tutti quanti dei vecchi lagnoni senza alcuno scopo nella vita. Perché almeno lui uno scopo l’aveva ritrovato, ed era il più bello che potesse immaginare, ma il destino gliel’aveva crudelmente portato via.

Per quello preferiva andare nella serra dopo cena, di nascosto e da solo; aveva tutta la tranquillità di cui aveva bisogno per poter almeno ricordare quei pochi momenti che aveva passato con Lotjuska. I suoi occhi socchiusi quando sorrideva dopo che l’aveva baciata, le sue mani delicate che si facevano inaspettatamente resistenti quando lo abbracciava forte … tutte quelle piccole cose che gli mancavano terribilmente, lì in quella serra, immerso tra fiori e piante, era capace di riviverle come se lei fosse di nuovo lì.
Si era trovato un angolo in particolare, dove nessuno andava perché a quanto pare i fiori piantati lì non erano poi tanto belli. Preferivano le candide e pure orchidee bianche, o i vivaci narcisi, e tutti quei fiori erano sparsi al centro della serra, in teoria per permettere a tutti di incontrarsi e possibilmente socializzare tra un fiore e l’altro.

Avevano tutti disdegnato quella timida Tacca Chantrieri, delicata ed abbandonata ad appassire in un angolo. La trovavano brutta, inquietante, qualcuno non si avvicinava nemmeno perché da lontano i filamenti del fiore quasi sembravano le lunghe e sottili zampe di un ragno. Ma Serguei ci aveva visto qualcosa di diverso. Così, anche quella sera, si era rifugiato nella serra a curare quella piantina che gradualmente riacquistava il suo aspetto elegante.

“cosa ci fai tu qui?” una voce dietro di lui lo fece trasalire. Prima o poi sarebbe successo che qualcuno l’avrebbe scoperto.
“eh … io …” Serguei si girò a guardare l’infermiera accigliata che attendeva con impazienza una delle solite scuse per poi riportarlo nel soggiorno “volevo dar da bere alla pianta”
“a quest’ora dovresti stare giù con tutti gli altri. Ma a questo punto si fa prima a mandarti direttamente a dormire”
“no”
“come sarebbe?”
“non voglio andarmene. Mi faccia star qui ancora un po’ … mi occupo del fiore e poi quando ho finito vado a dormire, lo prometto”
L’infermiera guardò perplessa il piccolo fiore nero vicino a Serguei.
“quel fiore lo volevamo buttare. Nessuno lo curava e stava morendo. A nessuno piace un fiore nero. Perché a te interessa tanto?”
Serguei guardò con nostalgia i petali del fiore e dopo alcuni secondi rispose.
“mi ricorda la mia Lotjuska”
“era sua moglie?”
“no” rispose laconicamente, abbattendosi ancora di più per non poter essere effettivamente nulla di concreto per Lotjuska.
“una sua parente?”
“neanche … ma è una persona molto speciale”
“e cosa c’entra con quel fiore?”
“sono uguali …” sfiorò i filamenti “lunghi capelli neri e lisci” poi toccò i piccoli fiorellini all’interno dei petali “occhi come boccioli in fiore …”
Poi tacque.
“e i due petali?”
“sono le sue ali”
“ali? Dovremo prenotarti una visita psichiatrica. Cominci a perdere colpi”
“voi non le vedete, ma io si. Le ho sempre viste. Mi hanno tenuto al riparo ogni volta che ne ho avuto bisogno, anche se per poco tempo. Forse un giorno verrà a prendermi, e potrò finalmente tornare a rifugiarmi nelle sue ali nere, lontano da tutta questa …” si guardò in torno, in cerca della parola giusta “… da tutta questa freddezza”


Dopo parecchie ore di viaggio Lotjuska cominciò ad avvertire i primi segnali di stanchezza; l’incapacità di starsene lì seduta ad aspettare, l’ansia di come avrebbe potuto proseguire una volta arrivata alla stazione, e una gran rabbia con se stessa per non essersi portata nulla per ascoltare un po’ di musica.
Aveva tirato tutte le tende dei finestrini per riposarsi un po’, e il moderato movimento del treno l’aveva fatta addormentare prima del previsto; aveva sognato di raggiungere Krasnojevo, ed era l’unico sogno che avrebbe potuto fare, dato che non pensava ad altro. Nel sogno era tutto più semplice, ovviamente, e si poteva permettere anche di vedere cose decisamente improbabili, come suo padre chiacchierare pacificamente con il suo amato Serguei. Lì si rese conto di sognare.
Un brusco movimento del treno mentre attraversava uno scambio la fece svegliare di soprassalto.
“dannati scambi …” disse irritata mentre sbirciava dal finestrino le due rotaie che si dirigevano in direzioni opposte. Si alzò e rimpianse di essersi addormentata sullo scomodo posto a sedere, che all’apparenza somigliava ad una poltrona, poi quando ci si sedeva sopra aveva la consistenza di un pezzo di legno. Si alzò per stiracchiarsi un po’ e farsi passare quel mal di schiena e fu proprio in quel momento che il forte rumore di uno schianto seguì un violento scontro che sbalzò il treno fuori dalle rotaie. Nel giro di pochi istanti Lotjuska si ritrovò per terra, a domandarsi cos’era successo. Il treno, in quella posizione ribaltata, continuò a scivolare lungo una leggera pendenza per una cinquantina di metri prima di rallentare e fermarsi.

“ora ho proprio tutte le ossa a posto” ironizzò mentre si rialzava. Faceva fatica a restare in equilibrio perché in quella posizione il treno si trovava in forte bilico. Si fece frettolosamente strada tra i vari componenti del treno che si erano sparsi disordinatamente per il vagone e uscì. Prima ancora di accertarsi della causa di quel disastro andò verso la locomotiva, in soccorso del macchinista.

“signore, come si sente? È ferito?” domandò, vedendo che non usciva dalla locomotiva.
“potrebbe aiutarmi ad aprire questo affare?” si sentì dire dall’uomo, innervosito e spaventato.
Lotjuska aprì con fatica la porta della locomotiva, bloccata perché uscita dai cardini. Il macchinista uscì abbastanza indenne, solo qualche livido e un taglio non grave provocato da un vetro rotto.

“ma che è successo?” gli domandò guardandosi attorno. Apparentemente non c’era nulla che potesse causare un incidente simile.
“queste rotaie non le usa più nessuno da anni” spiegò il macchinista “non viene fatta la manutenzione da chissà quanto. Un masso, uno di quelli grandi, era finito proprio in mezzo e ha curvato la parte destra delle rotaie e il treno ha deragliato”
“e … il masso?”
“centrato in pieno dal treno in corsa, dubito che ne sia rimasto qualcosa” poi constatò le condizioni del treno “non che noi siamo messi meglio”
“cosa facciamo?”
“niente. Almeno per il treno. Raggiungiamo a piedi il primo luogo abitato e lì decidiamo il da farsi”
Lotjuska sospirò affranta.
“davvero, mi dispiace”
“non potevamo saperlo”

Con la luna appena sorta i due si misero in cammino verso un paesetto con delle case illuminate che videro non molto lontano. Parlarono poco, e fecero il possibile per non ricordare l’incidente.

Lotjuska cominciò a pensare che proprio non era destino che lei riuscisse a stare con Serguei; prima suo padre che li separava senza voler sentire ragioni e ora un treno che deraglia. Forse sono io che porto sfortuna pensò.


NOTE DELL'AUTRICE:
... :grat: ... no, nessuna nota.
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 6 Feb 2018 17:38

Daaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!! Nuovo capitolo!
Già finito di leggere :bah: :lol:
Scrìììì domande:
Questo responsabile-macchinista avrà un ruolo di rilievo?
Ti porti un sacco di soldi in contanti dietro? :lol:
Quanto resisterà Serguei in quella clinica?
Cronologicamente parlando, questi eventi si svolgono mentre è in corso Syberia 2?
Forse sono io che porto sfortuna

Confermo :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 7 Feb 2018 01:00

Scrìììì risposte:
- Questo responsabile-macchinista avrà un ruolo di rilievo?
L'avevo pensato come un personaggio secondario, ma potrei farlo ricomparire più avanti
- Ti porti un sacco di soldi in contanti dietro? :lol:
Prima di partire ho venduto un po' di Vodka firmata DISVOPO, e quella si può pagare solo in contanti ... sapevo che mi sarebbero serviti un po' di contanti
- Quanto resisterà Serguei in quella clinica?
Di preciso non lo so ...
Spoiler:

forse nel capitolo 12 esce

-Cronologicamente parlando, questi eventi si svolgono mentre è in corso Syberia 2?
In teoria si, perché quando lo trovo, nel capitolo 1, non dev'essere passato molto da quando Kate ha fatto saltare tutto.
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