Fan Fiction

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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Tue 14 Nov 2017 02:42

CAP.3

Serguei si riprendeva lentamente ed il vigore sperato tardava a farsi vedere. Dopo tre settimane si sforzava di ritornare a camminare, ma dopo pochi passi la gamba ferita non era più in grado di reggerlo e si ritrovava costretto a farsi aiutare da Lotjuska. Dal canto suo, lei era instancabile, sempre pronta a correre in suo soccorso ogni volta che captava il più minimo rumore.

Con tutto quello che la sua premurosa famiglia le aveva caricato in macchina, era riuscita ad organizzarsi per restare in quella casa un tempo sufficiente perché Serguei Potesse recuperare abbastanza forze per affrontare un lungo viaggio verso la città più vicina. Una volta lì l’avrebbe portato all’ospedale, l’avrebbe aiutato a trovarsi una sistemazione e poi, se non ci fossero stati altri problemi, sarebbe tornata a casa.

Ora se ne stava appoggiata all’uscio della porta, osservando come Serguei tentava con perseveranza di restare in piedi senza doversi appoggiare alla prima cosa che trovava.

“ci sei quasi” gli disse mentre lui si arrendeva appoggiandosi al tavolo.
“non riesco a stare in piedi … coff … nemmeno cinque minuti” rispose, affranto e arrabbiato.
“la scorsa settimana non stavi in piedi affatto”

Andò da lui e lo sorresse prendendolo per il braccio.
“andiamo fuori”
“fuori?”
“qui manca l’aria, vorrei fare quattro passi fuori”
“con me? Non faremo molta strada”
“va bene lo stesso. E poi ti tengo”

Fuori, il cielo coperto non lasciava intravedere nessuna stella, e nell’aria c’era ancora quella lieve nebbiolina lasciata dalle fiamme, spente ormai da parecchi giorni. Riguardare nella direzione della fabbrica era angosciante per Serguei. Ogni volta era un uragano di ricordi seguiti da emozioni, rimorsi e rimpianti.
Ma questo Lotjuska lo sapeva e lo condusse di proposito nella direzione opposta, dove si poteva vedere solo un’infinita distesa arida e vuota. Restarono a fissare un punto inesistente.

“ … era questo che volevi vedere?!” domandò Serguei perplesso.
“sono nata in una città non molto diversa da questa … da qui non si vede ma è in quella direzione”
“quindi venivi da là, quel giorno che mi hai trovato?”
“si. Avevo passato un mese con i miei e stavo tornando in Italia, dove adesso abito. Ho trovato una deviazione e mi sono persa … e ho trovato te”
“meno male” disse, stringendole distrattamente la mano. Lei lo guardò in silenzio.
“ cioè … intendevo dire …” le lasciò la mano e distolse lo sguardo “… volevo dire che così, perdendoti … mi hai salvato la vita …”
“beh, non tutti i mali non vengono per nuocere” gli mise una mano attorno alla vita e lasciò che si sorreggesse su di lei “torniamo indietro”.

“ci sarebbe una cosa …”
“cosa?”
“puoi accompagnarmi alla fabbrica?”
“sicuro?”
“si”

Sebbene fosse ancora molto perplessa, si lasciò convincere e lo accompagnò alla macchina. I suoi passi verso l’auto che l’avrebbero portato ancora una volta nella sua fabbrica, sebbene affaticati, erano sicuri e determinati. Era quasi lui che portava Lotjuska, che si domandava se fosse una buona idea andarci. Serguei aveva da poco vissuto un’esperienza terribile laggiù, come avrebbe reagito rivedendo le macerie che ne rimanevano?

Salirono sull’auto e raggiunsero la fabbrica. Nonostante le fiamme si fossero completamente spente, il calore era ancora intenso e il fumo non si era ancora del tutto diradato. Lotjuska aspettò che fosse Serguei a decidere dove andare, aiutandolo prontamente a superare le macerie.

“oh no … Loty …” affranto si guardò intorno, vedendo solo informi ed inutili macerie “guarda com’è! Era … era la mia fabbrica! La mia casa! … … e non c’è più niente”
“Serguei, mi dispiace” gli prese la mano “forse dovremmo …”
“no, aspetta”

Serguei si diresse verso un cumulo di macerie più interno, lasciandosi aiutare per oltrepassare i vari frammenti di metallo lungo la strada. Raggiunse un punto dove doveva esserci della stoffa, da quel poco che si intravedeva sotto i detriti.

“era qui”
“che cosa?”
“aiutami”
Insieme spostarono i voluminosi pezzi metallici, finchè Serguei non infilò la mano in una fessura abbastanza grande, sicuro di aver trovato quello che cercava.
“eccolo …”
“sembra un … diario?”
“lo era” sfogliò le pagine rovinate e strappate, piene di ritagli di giornale e di vecchie foto.

*p.s. nel gioco mi sembra che alla fine se lo tenga Kate, ma mi sembrava bello che venisse ritrovato*

Sospirò, lottando per trattenere le lacrime.
“avevo allestito una stanza, dedicata a lei”
“Helena?”
“si … se l’avesse vista … cof … l’avrebbe adorata. Ma ora non ne rimane che questo diario distrutto!” lo gettò a terra e cadde in ginocchio, in preda alla disperazione.
“calmati, era solo una fabbrica. Tu sei ancora vivo” Lotjuska gli si accostò e con una mano sulla spalla tentò di confortarlo.
“quella donna mi ha tolto tutto quello che avevo!”
“beh … non che tu le abbia dato molta scelta”
“sei dalla sua parte anche tu ora?”
“non sto dalla parte di nessuno!” poi abbassò la voce “cerco solo di farti capire perché è successo tutto questo”
“quindi è colpa mia?!”
Lotjuska stava per rispondere, ma si rese subito conto che la sua risposta non lo avrebbe affatto aiutato.
“Serguei, ora non ha più importanza” lo strinse e lasciò che piangesse sulla sua spalla, non dicendo più niente.

Pensò. Lui non poteva essere così cattivo come le sue azioni potevano far credere; era ossessionato da una cantante, al punto di diventare pazzo. Ma per commuoversi a tal punto per una canzone, quanta sensibilità doveva esserci nel suo cuore? Quante emozioni era in grado di cogliere in una sola strofa? E quanto doveva sentirsi solo per arrivare a far questo?

Gli baciò delicatamente la maschera, lui probabilmente non se ne accorse. I suoi occhi si scostarono e notò una foto che fuoriusciva dal diario. La prese. Era in buone condizioni. Era una foto di quando Helena era venuta a cantare a Komkolzgrad. Serguei le stava stringendo la mano e dietro di lui c’erano due uomini che guardavano.

S’immaginò la nostalgia che poteva provare Serguei tutte quelle volte che andava a riguardarla. Rivedersi più giovane, più in forma e più energico … ricordare quando era orgoglioso di dirigere quella fiorente fabbrica, nel pieno della sua vita. Doveva essere fiero d’essere stato parte della storia di quel posto, ora conclusa.

“torniamo a casa” l’aiutò a rialzarsi e tornarono indietro. Nessuno di loro disse una sola parola finchè, un’oretta dopo, Lotjuska preparò una tisana che osò definire spuntino notturno.
Seduti a tavola, mentre sorseggiavano quell’acqua calda dal vago sapore di frutti di bosco, gli diede la foto che aveva trovato.
“pensavo che ti avrebbe fatto piacere averla”
Serguei lentamente la prese e la guardò. Solo per via degli occhiali scuri della maschera non si poterono vedere le sue calde e grosse lacrime.
“qualunque cosa sia successa, o che tu abbia fatto, Serguei, io sono certa che tu sia stato un grande uomo … e di sicuro lo sei ancora”

Serguei le sorrise e con esitazione le prese la mano; la osservò.
“avresti avuto delle mani perfette per suonare il mio organo”
“non è la stessa cosa ma … suono il violino”
“ci sarebbe stato bene un violino nell’orchestra. Forse … … no, niente” abbassò lo sguardo e le lasciò la mano.
“cosa?”
“Serguei si alzò “nulla. Sono solo un vecchio pazzo sognatore che si illude di avere ancora una possibilità”
“ma certo che ce l’hai” Lotjuska gli andò incontro. Serguei la guardò, aspettando che dicesse dell’altro. I suoi occhi luccicavano proprio come quelli di Helena, ma avevano un aspetto diverso. Più cupi, ma allo stesso tempo energici. Per un attimo ne rimase quasi ipnotizzato, poi si riprese.
“no … non per ciò che vorrei” disse con rassegnazione. Il suo tono tradiva una certa delusione, ma non si capiva per cosa.
“cosa vuoi?”
“non te lo posso dire … almeno, non finchè non sarò sicuro di poter affrontare la tua risposta”
“perché?”
“perché se te lo dicessi, capiresti che è impossibile” la sua voce era di nuovo rotta.

“dimmi almeno se posso fare qualcosa per te”
“promettimi che non mi abbandonerai come hanno fatto tutti”
Lotjuska lo abbracciò forte.
“te lo prometto”

Serguei si massaggiò il collo dolorante, stanco da quel ritorno alla fabbrica.
“forse è il caso che … Coff … mi sdrai un po’”
“ti aiuto a salire”
Da un po’ di tempo Lotjuska e Serguei si erano scambiati i posti dove dormivano; il divano non era il luogo adatto dove trascorrere una convalescenza così delicata e lunga, così Lotjuska correva a sostenerlo ogni volta che accennava un sintomo di stanchezza per aiutarlo a salire le scale. Ogni volta che si alzava, lei era pronta a sorreggerlo mentre le scendeva.
Serguei osservò il vecchio divano; l’aveva visto molte volte, tanto da iniziare a detestare quell’insensata fodera piena di polvere. Ma questa volta aveva un aspetto diverso. Sembrava ancora più scomodo ed odioso.

“quel divano dev’essere scomodo” disse.
“decisamente. Per questo dormi nel letto”
“ma tu …”
“non ti preoccupare. Ho dormito in posti anche peggiori”
“hmm … però, mi dispiace”
“non vedo altra soluzione”
“beh … pensavo che … potresti dormire anche tu … nel letto?”
Lotjuska lo guardò perplessa.
“ovvio che ognuno starà dalla sua parte!”
Lei si lasciò sfuggire un sorriso.
“Serguei, è gentile da parte tua, ma non ce n’è bisogno”
“per favore … non potrei dormire sapendoti lì a rigirarti tutto il tempo. Già ti spacchi la schiena aiutandomi. Ti meriti di dormire bene”

Lotjuska gli carezzò il braccio e gli diede un veloce bacio sulla guancia.
“allora grazie”
Protetto dalla sua inseparabile maschera, Serguei non ebbe paura di arrossire, felice d’essere riuscito ad avvicinarsi ancora un po’ a lei. Non era semplicemente una questione di mantenere amichevole una convivenza forzata; c’era qualcosa di più, ma che ancora non era stato in grado di decifrare.

Questa volta salendo al piano di sopra, Lotjuska si portò anche un pigiama, e senza pensarci su iniziò a cambiarsi nella camera da letto. Non le passò per la mente che Serguei si trovasse lì a stesse assistendo a tutto mentre lei gli dava le spalle.

“e-ehm …” Serguei attirò la sua attenzione e Lotjuska si girò di colpo.
“cosa … oh no, scusami!!!” in fretta finì di indossare il pigiama “scusa, sono abituata a vivere da sola, non avevo pensato che …”
“no! No … è stato … cioè … eh …” Serguei guardò da tutte le parti mentre perlustrava da cima a fondo il suo cervello in cerca di una risposta decente “… sei bella”
Rimpianse immediatamente di averlo detto.
“ma come mi è venuto in mente di dirle che era bella subito dopo averla vista praticamente senza niente addosso?! Ora penserà che sono un maniaco pervertito” pensò. Ma le sue convinzioni vennero sbiadite dal dolce sguardo di Lotjuska.

“altrettanto” rispose lei.
“io? No” abbassò lo sguardo, imbarazzato e sicuro che lei stesse mentendo “non sono mai stato bello … almeno, nessuno me l’ha mai detto”
“te lo dico io ora”
“si, ma solo per farmi contento”
“non lo direi se non lo pensassi”
“non mi hai mai visto senza maschera”
“non è poi così importante”
“…” sconfitto, Serguei rimase senza risposte.
“dormiamo?”
“eh? Ah … si”

Entrambi all’estremità opposta, finalmente poterono godersi la comodità di un materasso che, sebbene fosse parecchio vecchio, era ancora morbido e intatto. Non aveva nemmeno quel fastidioso odore di mobile usurato e vecchio; sembrava che fosse rimasto integro apposta per loro. Lotjuska, sfinita dalle estenuanti settimane, si addormentò quasi subito, avvolta da quelle calde coperte e quel cuscino nel quale pareva sprofondare da quanto era soffice.

Serguei restò sveglio ad osservarla. Quando dormiva era così tranquilla, quasi indifesa; sembrava finta, troppo bella persino con quel grigio pigiama informe e sgualcito. Con estrema attenzione a non svegliarla le si avvicinò, le scostò i capelli dal viso e le baciò delicatamente il volto.
“grazie, Loty”.


Note della scrittrice, sempre la solita pazza di nome Loty:
qui ho accelerato un po’ i tempi, alcune cose che ho scritto in questo capitolo dovevano esserci nel capitolo 4 o 5, ma poi diventava troppo prolisso
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 14 Nov 2017 17:54

Bellissimo continuo, bravissima!
Aspetto i prossimi capitoli!
Scrìììì domande:
Serguei si toglierà mai la maschera? :lol:
Qualche altro personaggio arriverà? Tipo un tuo parente (Fred, per esempio, vorrà avere tue notizie, o i tuoi vorranno sapere se sei arrivata) o qualche altro personaggio nuovo?

E ora penserai:
Loty - Finalmente non ha fatto uno dei suoi soliti commenti!

Lasciamelo dire: devi essere proprio PAZZA per restare accanto a un pazzo maniaco che ha voluto intrappolare una vecchia cantante, ha quasi ucciso una donna e tutti i crimini che ha commesso. In compenso, quello che ha fatto Kate è nulla! :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 15 Nov 2017 01:20

Spasiba!
Scrììì risposte:
Serguei si toglierà la maschera :D (nel 4 o nel 5)
Potrebbero esserci altri personaggi, ancora non sono arrivata al punto in cui si incontra qualcun altro.
Dipende anche da quanto si vuole andare avanti, perché se tutta la storia viene ambientata a Komkolzgrad, in una casa sperduta e abbandonata, è difficile aggiungere altri personaggi ... ma se andando avanti si cambia "location" :lol: , (esempio: nella storia accennavo a raggiungere una città vicina), allora ci saranno altri personaggi per forza.
Fino adesso, in 3 capitoli, sono passate tre settimane circa, quindi probabilmente Loty ha già telefonato ai suoi o a Fred (penso che accennerò alla questione telefono nel capitolo 4, in base agli appunti che ho già scribacchiato).

Per ora di sicuro, i capitoli 4 e 5 (forse anche il 6) saranno ancora a Komkolzgrad, poi si vedrà se continuare la trama oppure risolvere tutto restando lì (a questo punto dipende da te: vuoi una storia lunga o una storia corta?)
Poi non ho ancora stabilito un preciso andamento, se tendente al drammatico oppure un po' più "ottimista", tu come lo preferiresti? (io farei un misto, perché troppo drammatico a lungo andare diventerebbe pesante da leggere, ma neanche tutto rose e fiori, o meglio, rose e mani, sarebbe realistico)

Ah, prima di cambiare argomento:
Spoiler:

ricordiamoci che anche nella fanfic Serguei è sempre Serguei, quindi aspettiamoci qualche "follia" :lol:

... adesso mi faccio gli spoiler da sola :unbelieve:

Lasciamelo dire: devi essere proprio PAZZA per restare accanto a un pazzo maniaco che ha voluto intrappolare una vecchia cantante, ha quasi ucciso una donna e tutti i crimini che ha commesso. In compenso, quello che ha fatto Kate è nulla! :lol:

Beh, tra pazzi ci si intende :lol:

Loty - siiii sono PAZZA del mio Serghy!!!!!!!!!!
Serguei - "quello che ha fatto Kate è nulla"?!?!?!? Ha distrutto tutto quello che avevo!!! Non hai letto di quanto ero disperato? :desperate:

Loty - hmm ... potrei usare le emoticon anche nella storia ...
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Wed 15 Nov 2017 17:14

Loty Borodine wrote:Spasiba!
Scrììì risposte:
Serguei si toglierà la maschera :D (nel 4 o nel 5)

Altra scrììì domanda:
E sapremo com'è fatta la sua faccia per la prima volta oppure ti limiterai a un semplice: "Si tolse la maschera?".
Per ora di sicuro, i capitoli 4 e 5 (forse anche il 6) saranno ancora a Komkolzgrad, poi si vedrà se continuare la trama oppure risolvere tutto restando lì (a questo punto dipende da te: vuoi una storia lunga o una storia corta?)

Grazie per la considerazione :D . Io personalmente preferirei una storia lunga (si vede che hai molto da raccontare, una storia corta ti costringerebbe a tagliare), comunque, sta a te decidere, dopotutto la storia è la tua e sei tu che devi decidere. Il mio è solo un consiglio :D
Poi non ho ancora stabilito un preciso andamento, se tendente al drammatico oppure un po' più "ottimista", tu come lo preferiresti? (io farei un misto, perché troppo drammatico a lungo andare diventerebbe pesante da leggere, ma neanche tutto rose e fiori, o meglio, rose e mani, sarebbe realistico)

Sì, concordo. Non darei neanche per scontato che restiate insieme alla fine! :lol: Ops, possibile spoiler :lol:

Loty - siiii sono PAZZA del mio Serghy!!!!!!!!!!
Serguei - "quello che ha fatto Kate è nulla"?!?!?!? Ha distrutto tutto quello che avevo!!! Non hai letto di quanto ero disperato? :desperate:

Loty - hmm ... potrei usare le emoticon anche nella storia ...

:lol:
Oscar - Ho letto tutto.... e resto della mia opinione! :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Fri 17 Nov 2017 01:17

Altra scrììì domanda:
E sapremo com'è fatta la sua faccia per la prima volta oppure ti limiterai a un semplice: "Si tolse la maschera?".

Pensavo di descriverlo un pochino, ti immagini la delusione se scrivo "si tolse la maschera" e poi basta?!

Grazie per la considerazione :D . Io personalmente preferirei una storia lunga (si vede che hai molto da raccontare, una storia corta ti costringerebbe a tagliare), comunque, sta a te decidere, dopotutto la storia è la tua e sei tu che devi decidere. Il mio è solo un consiglio :D

Ottimo, io sono russa: adoro le storie lunghe! :lol:

Tagliare? Come in Tomb Raider Angel Of Darkness? ... ma io non ho un anno finanziario da rispettare!

Sì, concordo. Non darei neanche per scontato che restiate insieme alla fine! :lol: Ops, possibile spoiler :lol:

Farò un continuo tira e molla ... :lol:
Abbozzando velocemente i prossimi capitoli, ci saranno anche dei momenti in cui saremo parecchio lontani (per quanto riguarda la fine è ancora presto per dirlo)

:lol:
Oscar - Ho letto tutto.... e resto della mia opinione! :lol:

Anch'io resto della mia opinione: sono pazza di Serguei! :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Fri 17 Nov 2017 16:44

Loty Borodine wrote:Pensavo di descriverlo un pochino, ti immagini la delusione se scrivo "si tolse la maschera" e poi basta?!

Ah, per fortuna! La mia paura era che tu volessi restare nel mistero :lol:
Tagliare? Come in Tomb Raider Angel Of Darkness? ... ma io non ho un anno finanziario da rispettare!

Ne sei proprio sicura? :evil: :lol:

Detto ciò, aspetto i nuovi capitoli!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Tue 21 Nov 2017 01:04

Ah, per fortuna! La mia paura era che tu volessi restare nel mistero :lol:

Non mi permetterei mai!

Ne sei proprio sicura? :evil: :lol:

Credo che con "anno finanziario" s'intenda qualcosa che abbia a che fare con i soldi ... ma nessuno mi paga per scrivere, quindi non ho un anno finanziario
Serguei - però le serve un anno luce per completare qualcosa ...
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Sat 25 Nov 2017 01:04

CAP.4

Passò un’altra settimana, nella quale Serguei parve riprendersi più velocemente; sembrava che la vicinanza di Lotjuska lo rinvigorisse; o meglio, la sua presenza gli costringeva a recuperare di nuovo le forze. Voleva starle vicino, magari con la scusa di aver bisogno del suo sostegno, ma per farlo doveva sforzarsi di alzarsi da solo e scendere le scale per raggiungerla.

A volte la trovava in cucina, intenta a preparargli qualcosa da mangiare, altre volte era nel soggiorno, seduta su quel divano sgualcito, mentre abbozzava dei disegni su un quaderno (diceva che era quello il suo lavoro, disegnare gioielli); spesso la vedeva pulire e riordinare, e si domandava perché lo facesse. Era impensabile che qualcuno sarebbe venuto a far loro visita e che senso aveva sistemare un posto dal quale se ne sarebbero andati?

Ciononostante, tutto ciò che faceva sembrava non pesarle minimamente, e ogni volta che finiva qualcosa, fosse un piatto di minestra o un altro angolo della casa riordinato, era ansiosa di mostrarglielo, come se l’avesse fatto per lui. Serguei adorava quel suo modo di prendersi cura di lui, così premuroso e tenero, e non riusciva a spiegarsi come mai, ogni volta che guardava Lotjuska, la trovava sempre più bella, sempre più dolce. Sempre più indispensabile.

Quel tardo pomeriggio era più freddo del solito. Serguei stava per alzarsi dal letto quando Lotjuska entrò nella camera.
“oggi c’è qualcosa di speciale!” esclamò entusiasta, aiutandolo ad alzarsi “però prima mi devi fare un’enorme favore”
“cosa?”
“devi assolutamente farti un bagno”
“tu dici?”
“quand’è stata l’ultima volta che ti sei lavato?”
“eh … più o meno … nel 19…”
“ok, ok, preferisco non saperlo”

Fino ad allora avevano sempre usato l’acqua nelle taniche che Lotjuska teneva in macchina, e lei non si aspettava di ruotare la manopola del rubinetto e vedere l’acqua uscire. Era convinta che dopo tutto quel tempo l’acqua fosse diventata introvabile.
“Komkolzgrad era provvista di un’immensa riserva d’acqua! E con il suo abbandono, buona parte è andata risparmiata.
“ugh … non so se sia ancora utilizzabile”
“perché tante storie? L’acqua di Komkolzgrad è pulitissima”
Prese un bicchiere e bevve un grosso sorso d’acqua, che sputò prontamente non appena ne percepì il sapore disgustoso.
“eh … forse è meglio continuare a bere con l’acqua che hai in macchina … e questa la uso solo per lavarmi”

Lo lasciò da solo nel bagno e mentre si faceva la doccia Lotjuska era salita in camera per rifargli il letto, ma venne interrotta dopo pochi minuti da un allarmante grido proveniente dal bagno. Senza pensarci due volte lasciò tutto e scese le scale. Entrò di corsa e vi trovò Serguei bagnato fradicio che tentava nervosamente di avvolgersi un asciugamano addosso.

“no Loty, non entrare ora!” cercò disperatamente di farla uscire dal bagno, ma ormai lei era già dentro ed aveva chiuso la porta per evitare di raffreddare la stanza.
“non … ehm … … … per favore, girati. Non voglio che tu mi veda in questo stato”
“tranquillo, non è un problema. Ho fatto ancora assistenza negli ospedali, non mi scandalizzo”
“ma noi non … cioè … io non sono esattamente come un paziente qualunque”
“ah no?”
Serguei diventò rosso paonazzo “voglio dire … ci conosciamo da un po’ e …”
Lotjuska gli si avvicinò “lascia fare a me, se non ti copri in fretta ti ammalerai” con calma ed abilità gli bloccò l’asciugamano con una vecchia spilletta e gli riportò i suoi vecchi abiti. Serguei si era già tranquillizzato, anche se l’imbarazzo tardava a dileguarsi dal suo volto.

“allora, mi dici cosa avevi da gridare?”
“stavo uscendo dalla doccia e sono scivolato. Stavo per cadere ma sono riuscito ad aggrapparmi al lavandino … ho gridato perché … non so … istinto, forse”
“stai bene?”
“si, si”
Lotjuska guardò la sporca ed estremamente usata giacca rossa di Serguei.
“avrei preferito trovarti dei vestiti diversi. Questi sono così sporchi, ho provato a pulirti la giacca con una spazzola che c’era di sopra, ma non ho fatto molto … ma quelli che ho trovato nell’armadio in camera erano troppo piccoli, non credo che ti vadano bene …”
“questi vanno benissimo!” Serguei afferrò la sua giacca, tenendola stretta tra le mani come se fosse un cimelio prezioso “questi non sono abiti qualunque. Rappresentavano il mio ruolo nella fabbrica! Non potrei mai separarmene”

Qualche minuto dopo Serguei si presentò in cucina, asciutto e vestito, indossando con orgoglio la sua giacca rossa.
“hai ragione, ti stanno bene” commentò Lotjuska, guardandolo dalla testa ai piedi “quindi hai sempre indossato quegli abiti?” chiese, tradendo un certo scetticismo nella sua voce.
“certo! Da decenni questi sono i miei vestiti, i miei soli ed unici vestiti! Col tempo si sono un po’ usurati e sono diventati un pochino più stretti, ma non li ho mai sostituiti. L’unico cambio che avevo era un pigiama per dormire, ma quello non è durato molto. Dopo una ventina d’anni era diventato inutilizzabile”

Lotjuska lo invitò a sedersi a tavola.
“avevi detto che c’era una sorpresa …”
“eccola!” gli mise davanti un bicchierino con del liquido trasparente, che all’apparenza sembrava acqua, ma doveva essere di sicuro qualcos’altro.
“è quello che penso?”
“penso proprio di si. Ora che stai meglio dobbiamo festeggiare”
“festeggiare cosa?”
“il fatto che tu sia vivo, che hai ripreso a camminare, che le fiamme dell’esplosione si sono spente prima di arrivare fin qui … ce ne sono parecchie di cose da festeggiare”
“io festeggerei quel momento in cui tu hai trovato la deviazione per strada; se non ci fosse stata non saresti mai arrivata fin qui”
“o forse quel momento in cui tu hai trovato le forze per farti trovare da me”

Serguei ne bevve un sorso; di solito un bicchierino così piccolo lo beveva volentieri tutto d’un fiato, ma questa volta voleva gustarselo lentamente, non soltanto come se quello fosse solo il primo dopo tanto tempo, ma anche l’ultimo bevuto in una circostanza per lui così piacevole e tranquilla.

“e da così tanto tempo che non sento il sapore della Vodka! … l’ultima volta dev’essere stato nel ’70, con Boris”
“Boris?”
“lavoravamo assieme, lui al cosmodromo e io in miniera. Ci siamo conosciuti qui. Diventammo grandi amici, e fu così per alcuni anni; ogni momento libero che avevamo lo passavamo assieme, con una bottiglia di vodka e qualche lettera dai familiari. Era dura essere così lontano dai miei genitori, ma almeno avevo un po’ di compagnia. Poi le cose iniziarono a cambiare. Il precedente direttore ebbe un incidente e fu costretto a lasciare il Complesso. Io presi il suo posto, e da allora non ebbi più molto tempo per stare con gli altri; problemi da risolvere, questioni burocratiche da gestire, e ti ho detto solo un paio di cose … una responsabilità del genere su una persona sola a volte è … difficile da sostenere. Ero ancora giovane, forse troppo per assumermi tutto questo peso sulle mie sole spalle. Fu inevitabile cambiare. Gli altri minatori dicevano che stavo diventando intrattabile e sempre più nervoso, e la mia amicizia con Boris cominciò ad incrinarsi. Quando Helena venne a cantare qui, quasi non ci parlavamo nemmeno … e poi aveva quel suo nuovo amico tuttofare, un certo Hans Voralberg … - ecco un altro nome che difficilmente mi passerà di mente -; ma nonostante questo, lo consideravo ancora un amico, per quanto lontani fossimo diventati. Poi il cosmodromo e l’intero complesso vennero chiusi e restammo soltanto noi, a guardia di questo vecchio posto abbandonato. Quando cominciai a dedicarmi sempre di più ad Helena e alla costruzione dell’organo, Boris disse che stavo diventando pazzo e dopo una discussione a dir poco furiosa lui non volle più avere niente a che fare con me. Da allora non lo vidi più”

Abbassò lo sguardo, avvilito.
“per sopprimere la sua mancanza, l’ho sempre disprezzato”
“non dev’essere stato facile … vivere tutto quel tempo da solo, sapendo che poco distante da te c’era …”
“il mio migliore amico che non mi rivolgeva più la parola? Già …”
Dopodiché ci fu il silenzio; Lotjuska non sapeva cosa rispondere dato che non riusciva nemmeno ad immaginare come potesse essere stata la sua vita. Non le era mai successo che un migliore amico non le avesse più rivolto la parola, per il semplice motivo che non aveva mai avuto un migliore amico con cui litigare. Serguei sperava di cambiare discorso; quella di Boris era un’altra storia che gli ricordava la fabbrica e il suo epilogo. Tutto ancora troppo recente per poter soffermarvisi a lungo.

“… ho telefonato a mio zio Fred, prima”
“telefonato? Credevo che il tuo telefono fosse scarico”
era scarico. Mentre dormivi ho fatto un giro per la città e in un vecchio capanno ho trovato un generatore. Non è proprio nelle migliori condizioni, ma funziona ancora; solo che per farlo partire ho dovuto collegarlo alle molle della mia auto”
“hai smontato la tua auto?!” Serguei la guardò sorpreso.
“perché ti stupisce tanto? Tu hai mutilato un automa e io non posso smontare la mia auto?!”
“no, beh … solo che quella mi sembra un auto di valore”
“in realtà non l’ho proprio smontata. Ho solo spostato qualche pezzo. Al momento di ripartire basterà rimettere tutto a posto” poi guardò pensierosa la credenza, in particolare le ultime due bottiglie di acqua che restavano.
“penso che presto dovremmo andarcene, se rimaniamo senz’acqua non potremo andare avanti a lungo. E poi tu ormai stai abbastanza bene”

Serguei deglutì a fatica l’ultimo sorso di Vodka, che stranamente era diventata più amara del normale.
“questo significa che non ci rivedremo più?”
“beh …” Lotjuska distolse lo sguardo. Non poteva mentirgli, dandogli false speranze “lavoro molto lontano … temo che sarà difficile rimanere in contatto”
“…” Serguei restò in silenzio, fissando il suo bicchiere vuoto. Sapeva che quel momento sarebbe arrivato, prima o poi, ma dava per scontato che sarebbe passato più tempo, e che magari lei in qualche modo sarebbe riuscita ad evitare di separarsi definitivamente. Lotjuska posò la mano sopra la sua “però ti ricorderò sempre. È stato bello conoscerti”
“Loty, io dovrei dirti una cos……”
Serguei venne interrotto dal forte suono di un velivolo che passava da quelle parti.

“cos’è?” domandò Lotjuska.
“è l’aereo che porta le provviste ad Aralbad. Di solito si fermava anche qui, ma adesso che il pilota vedrà tutto raso al suolo non penso che…” venne interrotto di nuovo, questa volta da Lotjuska.
“Aralbad? Lì magari troveremo qualcuno che ci possa aiutare a trovarti una sistemazione!”
Si alzò di scatto e corse fuori dalla casa, urlando e sbracciandosi per farsi notare dal pilota.

“no…” Serguei era rimasto dentro, ancora seduto al tavolo. Per un attimo si sentì smarrito; Lotjuska era corsa via come un razzo, abbandonandolo in un istante. Nel giro di pochi secondi la stanza si era riempita di un surreale senso di vuoto. Era solo. Di nuovo.

“No!” si alzò e la raggiunse. Con tutte le sue poche forze si tenne in piedi e nonostante la gamba fosse ancora dolorante afferrò Lotjuska da dietro, sollevandola. L’estrema determinazione gli permise di reggersi in piedi e di resistere ai suoi tentativi di divincolarsi. La riportò dentro, lasciandola cadere a terra e chiuse a chiave la porta, bloccandola nel soggiorno. Da lì non vi erano vie d’uscita, nemmeno una finestra; la porta della cucina era già chiusa, forse Serguei l’aveva bloccata prima di uscire a riprenderla e scappare al piano superiore prendendo le scale non avrebbe risolto la sua situazione.

“ma sei impazzito?” gridò Lotjuska, mentre il rumore del velivolo si allontanava velocemente “avrebbe potuto aiutarci!”
“certo! Aiutarci a dividerci! Ci avrebbe portato ad Aralbad, e da lì tu te ne saresti tornata alla tua vita abbandonandomi in un ospedale chissà dove!”
“che stai dicendo? Sai che non ti avrei mai abbandonato in quel modo! Sarei rimasta con te tutto il tempo necessario”
“e poi te ne saresti andata. No! Tu rimarrai qui! Con me!”
Lotjuska si alzò in piedi e lo fissò furiosa.

“tu … tu non sei affatto cambiato. Sei lo stesso maniaco che ha ingabbiato Helena, lo stesso folle che ha causato tutto questo! È colpa tua se la tua fabbrica è crollata! Soltanto tua!”
“si, l’avrò anche distrutta io. Ma quella ormai è acqua passata; chi se ne importa di quella fabbrica e di quella cantante” l’afferrò per un braccio prima che potesse allontanarsi “ora ci sei tu qui. E tu mi appartieni. Non perderò anche te. A costo di tenerti chiusa qui per sempre!”


Note dell'autrice:
mettici tu i COFF COFF di Serguei mentre leggi
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Sun 26 Nov 2017 09:03

Fantastico! Svolta (giustamente) inaspettata! Non vedo l'ora di leggere il seguito!
Una scrììì domanda: hai detto che Serguei ha bevuto una Vodka l'ultima volta nel '70, con Boris. E i due non si parlavano quasi più quando Helena venne a cantare, cioè nel '69.
Quindi, l'ultima Vodka è stata bevuta in una circostanza non proprio amichevole oppure hai fatto confusione con le date? Scusa la pignoleria!
E scrììì osservazione: Serguei ha fatto il bagno con la maschera? :lol:

Nota del lettore:
nell'ultima parte con Serguei che ti blocca è impossibile mettere i COFF COFF (è apparso il cursore a Y con la X sopra :lol:)
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Tue 28 Nov 2017 01:12

Scrììììììì risposta: in effetti non ho badato molto alle date ... però se si volesse dare una spiegazione potrebbe essere, come hai detto tu, che la circostanza non fosse proprio amichevole, oppure che ci fosse stato un riavvicinamento di Serguei e Boris (magari dopo un anno avranno anche ricominciato a parlarsi). Oppure Serguei si ricorda male e non era nel '70 ma nel '60

Scrììììììì risposta osservazione: forse sì :lol: ... oppure se l'è tolta dentro la doccia per lavarla, poi prima di uscire se l'è rimessa (mi occuperò del rapporto Serguei-maschera più avanti, così almeno spiego perché anche adesso che non serve più non se la vuole togliere)

Nota della lettrice della nota del lettore: :lol: :lol:
Nel gioco, dopo che ha ingabbiato Helena, i COF COFF sono spariti (o quasi del tutto) ...

E...
Spoiler:

Nel prossimo capitolo un'altra svolta (anche se questa volta è un po' meno inaspettata) e fra qualche capitolo si cambia luogo :asd:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 28 Nov 2017 17:09

Scrììì commento:
NON VEDO L'ORA DI LEGGERE IL SEGUITO!!! COFF COFF!!! QUESTO RACCONTO MI APPASSIONA, LO CAPISCI??? COFF!!! NON PUOI LASCIARMI COSI' CON IL FIATO SOSPESO!! DEVO SAPERE....COFF! DEVO SAPERE COME CONTINUA!!! Sono disposto a darti le mie mani per velocizzare la scrittura del racconto!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 29 Nov 2017 00:36

Serguei - hai sentito, lyubimaya?? Oscar ci darà le sue mani! Di sua spontanea volontà!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Loty - va a prenderle, lyubimiy! Così finirò prima il prossimo capitolo!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Fri 1 Dec 2017 01:50

CAP.5



Lotjuska guardava distrattamente lo scuro livido sul polso destro, causato dal colpo preso quando Serguei l’aveva lasciata cadere a terra. Erano quasi due giorni che era chiusa dentro quella casa, e da almeno ventiquattro ore lei e Serguei non si rivolgevano la parola. Almeno era libera di muoversi per le stanze, ma le finestre erano state preventivamente sbarrate.

Le era ancora difficile considerare reale quello che era successo un istante dopo essere stata imprigionata lì; il modo in cui la situazione era velocemente degenerata era inverosimile. Eppure, ricordando come la fabbrica di Komkolzgrad era andata distrutta, non ne era poi così stupita.

- due giorni prima –
Lotjuska si alzò in piedi e lo fissò furiosa.
“tu … tu non sei affatto cambiato. Sei lo stesso maniaco che ha ingabbiato Helena, lo stesso folle che ha causato tutto questo! È colpa tua se la tua fabbrica è crollata! Soltanto tua!”
“si, l’avrò anche distrutta io. Ma quella ormai è acqua passata; chi se ne importa di quella fabbrica e di quella cantante” l’afferrò per un braccio prima che potesse allontanarsi “ora ci sei tu qui. E tu mi appartieni. Non perderò anche te. A costo di tenerti chiusa qui per sempre!”


“Serguei, mollami! Non hai il diritto di tenermi qui!”
“se io non ho diritto di tenerti con me, nemmeno tu hai il diritto di lasciarmi”
“onestamente, soffrivo quanto te all’idea di dividerci … fino ad ora”
Irritato dalla risposta, Serguei la spinse contro il muro ed approfittò della sua perdita d’equilibrio per bloccarla a terra.
“se ti fa tanto soffrire lasciarmi, allora perché farlo?”
“tu sei pazzo”
“si”

Le si avventò contro, ma lei riuscì a spostarsi in tempo per vederlo sbattere violentemente contro il muro. Si guardò nervosamente intorno mentre i secondi passavano velocemente e in fretta raccolse un pezzo di legno. Non appena Serguei ritentò di attaccarla lei lo colpì con forza sulla testa; stramazzò al suolo privo di sensi. Lotjuska non sapeva per quanto tempo sarebbe rimasto inoffensivo, e doveva agire subito. Prese il cellulare ed inviò un messaggio a suo padre con il punto dove si trovava il quel momento, facilmente ricavato dall’applicazione della localizzazione geografica installata nel telefono – era la prima volta che la utilizzava, e mai si sarebbe aspettata che sarebbe arrivato il momento in cui questa si sarebbe rivelata utile - .

Tornò a guardare Serguei, disteso a terra e immobile. Solo il respiro appena percettibile ad indicare che era ancora vivo. In realtà non poteva negare che le dispiaceva vederlo così; quando l’aveva conosciuto sembrava così indifeso e docile, traumatizzato al solo ricordo delle sue disavventure … e ora commetteva lo stesso errore? Possibile che non avesse imparato nulla?
“speriamo che sia solo un effetto della vodka” disse tra se e se, mentre si avvicinava per controllare di non averlo colpito troppo forte “non sopporterei l’idea di vederlo buttare via così la sua seconda possibilità”

Nonostante tutto si lasciò impietosire dal suo temporaneo ed apparente aspetto innocuo, e con cautela lo raccolse e lo portò in camera, dove le sarebbe stato più semplice assisterlo.
“guai a lui se mi gioca un altro scherzo del genere …” si ripromise, prendendosela con la sua incapacità di ignorare Serguei. Non le era mai successa una cosa del genere; di solito sapeva dire di no e rifiutarsi di fare qualcosa che non poteva o non voleva fare. Ma con Serguei la sua libertà di scelta si annullava, e non riusciva a spiegarselo.

Quando Serguei riprese i sensi, Lotjuska era impegnata a tamponargli la fronte con un panno bagnato; forse vedere che anche dopo quello che le aveva fatto lei si prendeva ancora cura di lui, gli avrebbe fatto venire qualche ripensamento sulla sua “prigionia”.
“come stai, Serguei?”
“… bene … più o meno” rispose con un filo di voce.
“non vorrei doverlo rifare”
“credo di averne passate abbastanza”
“quindi niente più porte chiuse a chiave?”
“no … Loty, non puoi chiedermi questo … non voglio che tu te ne vada”
“ma non me ne andrò”
“dopo quello che è appena successo, non ne sono così sicuro”

Lotjuska era delusa dal tentativo fallito di essere di nuovo libera, ma Serguei non sembrava più pericoloso e folle come prima … forse era veramente stato l’effetto della Vodka ad alterarlo in quel modo.
Decise di assecondarlo, ma a sue regole.
“va bene. Resterò chiusa qui come vuoi tu … ma non ti rivolgerò più la parola, e dormirò per conto mio, sul divano”
“ma …” Serguei si mise a sedere e tentò di discuterne, ma senza successo.
“e d’ora in poi ti arrangerai tu in tutto quello che vorrai fare. Se vuoi salire o scendere le scale lo dovrai fare con le tue sole gambe, e scordati che ti prepari ancora da mangiare”
“ma perché …?”
“non mi faccio chiudere a chiave in una casa per poi farmi trattare come una schiava”
Serguei non sopportò di aver sentito una cosa del genere.
“quindi fin’ora tutto quello che hai fatto per me lo consideravi servirmi, come una schiava?”
“certo che no, lo facevo volentieri perché non ero stata bloccata qui da te! Rimanevo qui di mia volontà”
“io … io l’ho fatto perché … perché ti volevo bene”
“anch’io ti volevo bene, ma hai rovinato tutto”

Lotjuska uscì dalla camera sbattendo la porta; Serguei rimase solo, affranto, con gli occhi gonfi di lacrime e con mille tormentanti pensieri.
“ho rovinato tutto … anche questa volta …”

Per due giorni tenne fede alla sua parola. Lotjuska non gli parlò mai e quasi nemmeno gli rivolse lo sguardo; ma con discrezione lo osservava. Anche se gli aveva detto che si sarebbe dovuto arrangiare in tutto, in caso di emergenza sarebbe comunque intervenuta. E poi era curiosa di vedere come si sarebbe comportato ora che lei era come se non ci fosse.

Ma per Serguei lei c’era eccome, e il suo silenzio era peggio di tutti i suoi anni di solitudine. Aveva tentato di parlarle, ma lei fingeva di non sentire; la chiamava dalla stanza accanto, per vedere se almeno fosse venuta a vedere di che cosa avesse bisogno, ma niente. L’unica reazione era quella di spostarsi se lui cercava di sedersi vicino a lei. Vivevano come abitassero in due case completamente diverse e distanti. Quando lui si preparava qualcosa da mangiare lei si guardava bene dal mettere piede in cucina, e quando se ne andava allora vi si chiudeva dentro e senza fare rumore cenava velocemente per poi tornarsene ai suoi disegni.

Più volte Serguei le si era avvicinato, iniziando le sue brevi frasi con un “scusa” avvilito e speranzoso. Ma secondo lei non aveva ancora imparato la lezione; non poteva dargliela vinta subito, non gli sarebbe servito a nulla.



Solo che ora, a distanza di quei due opprimenti giorni, Lotjuska iniziava a pensare che fosse arrivato il momento di restaurare i normali rapporti civili con Serguei. Non era certa che fosse bastato per servirgli da lezione, ma questa volta era lei che detestava quel silenzio. Vedeva nella rassegnazione di Serguei una sofferenza infinita e non sopportava l’idea che questa agonia dovesse continuare ancora.

Salì le scale che la condussero fino alla camera da letto dove ora lui si trovava, chiuso lì da parecchie ore. Aprì lentamente la porta ed entrò quasi in punta di piedi; era consapevole che lui si era accorto di lei, ma fare rumore era come imporre la sua presenza con la forza, e dopo tutto quel silenzio non era il caso di irrompere nella sua stanza con tanta arroganza.

Era seduto a bordo del letto, intento a fissare qualcosa che teneva in mano, una cosa che Lotjuska non riuscì a vedere bene. Notò che le sue mani tremavano leggermente, come se qualcosa lo agitasse ma non lo volesse far vedere palesemente.
“Serguei?”
Lui non rispose, così lei si avvicinò al letto, fino a trovarsi di fianco. Si sedette, con un nodo alla gola che pareva strozzarla nel momento in cui vide Serguei spostarsi più lontano, fino arrivare all’altro lato del letto. Si stava comportando esattamente come aveva fatto lei.
“… mi chiedevo se avessi bisogno di qualcosa”
Serguei le porse quella piccola cosa che teneva in mano, una chiave ruvida ed arrugginita.
“cos’è?”
“la chiave della porta” disse lui laconicamente “ora puoi andartene”

Sorpresa, Lotjuska guardò prima la chiave e poi Serguei. La lasciava andare via così? Senza dire nient’altro e fissando un punto vuoto di fronte a se?

“ehm … ok … ma pensavo che, magari, noi potrem…” Serguei rivolse lo sguardo verso di lei. Sebbene fossero coperti dalla maschera, Lotjuska percepì che i suoi occhi si erano fatti gelidi ed insensibili.
“noi? Non c’è mai stato nessun noi. Tu hai fatto il tuo dovere, mi hai curato e adesso sto bene. Adesso sei pregata di andartene”
“Serguei, davvero non pensavo che il mio silenzio ti avrebbe fatto così male …”
“Loty, per favore … non farmi soffrire più di così”
Lotjuska lasciò il suo posto e si abbassò in ginocchio di fronte a Serguei; per quanto a lei non servisse a nulla perché non poteva vederlo negli occhi, almeno costringeva lui a guardare i suoi.

“ma io non posso lasciarti sapendoti in questo stato. Dimmi, è colpa mia, vero?”
“non … non lo so … è colpa tua, è mia … è nostra … si, ho sbagliato tutto, un’altra volta!”
“Serguei, tu non sei veramente così” Lotjuska gli carezzò il viso, sperando di calmarlo “tu sei migliore di questo”
“lo pensi davvero?”
“a te più di chiunque altro avrei dato il mio affetto”
Serguei prese tra le sue mani entrambi i polsi di Loty per tenerla lì dov’era ancora alcuni istanti e con la voce strozzata dal pianto posò la fronte contro la sua “tu non sei mai stata mia … non lo sarai mai”
“non me ne andrò ora. Resteremo qui ancora un po’ se è questo che vuoi”
“prima … prima che arrivasse quell’affare … stavo per dirti una cosa”
“dimmela ora”
Lui scosse la testa.
“ora non sono più in grado di sopportare la tua risposta”
“per favore, dimmelo” lo intimò “qualunque cosa sia, se è così importante, devi dirmela”

Serguei la guardò per dei lunghi secondi, nei quali raccolse tutto il suo coraggio.
“io ti amo, Loty”
“cosa?” Loty si alzò in piedi di scatto “se questo è uno scherz…”
Serguei non le permise di finire la frase, perché si alzò un istante dopo di lei e la baciò all’improvviso; con entrambe le braccia la stringeva forte per impedirle di allontanarsi.

Subito tutto il corpo di Lotjuska si irrigidì, eccetto il braccio sinistro che si apprestava a colpirlo; ma dopo i primi istanti di sconcerto i muscoli si rilassarono, quello che doveva essere un pugno si trasformò in una carezza dietro il collo e in pochi secondi anche Lotjuska lo stava abbracciando. Alla fine staccare le labbra dalle sue fu quasi doloroso.
“ … ti amo anch’io”

Serguei distolse lo sguardo, dicendo a se stesso che non doveva illudersi delle sue parole.
“ora sei tu che sembri scherzare”
Delicatamente Lotjuska gli spinse il viso con le dita, obbligandolo a tornare a guardarla.
“no, Serguei. Ti amo davvero”
“anche se sono pazzo?”
“sei meravigliosamente pazzo”

Le mani di Lotjuska lentamente si avvicinarono alla maschera, la sollevarono di pochi millimetri e poi si fermarono, chiedendogli silenziosamente il permesso di levarla; Serguei fece un profondo respiro e con le sue guidò le mani di lei, togliendo insieme quella maschera che da anni era posata sul suo viso.

I suoi occhi erano verdi, tendenti al grigio, profondi e malinconici, avevano un aspetto stanco ma dentro di loro si poteva percepire ancora un vivace frammento di energia che si nascondeva dietro il suo sguardo intimorito. La pelle bianca aveva subito il passare del tempo, il quale aveva tracciato delle sottili rughe tutto sommato non così marcate come lei si sarebbe aspettata. Chissà che non fosse stata proprio quella maschera a proteggerlo dall’inesorabile scorrere del tempo. Il naso, abbastanza sottile, era segnato da una vecchia cicatrice che arrivava fino allo zigomo sinistro; doveva essere ciò che rimaneva di un incidente che probabilmente aveva avuto quando ancora era un minatore.
Le sopracciglia folte erano ancora abbassate in un’espressione ansiosa; era pronto a vedere palesarsi sul giovane viso di Lotjuska espressioni di delusione, pietà, magari anche ribrezzo … del resto aveva appena baciato un uomo che aveva all’incirca il triplo dei suoi anni.

Invece lei, con un sorriso che avrebbe sciolto anche il cuore più duro, gli carezzò il volto, giocherellò maliziosamente con i suoi capelli grigi, dove ancora erano un po’ più scuri, e lo baciò di nuovo.
“lo dicevo io che eri bellissimo”


Nota dell'autrice (che dopo questo capitolo ha tolto tutti i dubbi sulla sua presunta follia):
altro colpo di scena, che questa volta è piaciuto a me :lol: ... e comunque non sarà di sicuro l'ultimo. Diciamo che in questo capitolo volevo soffermarmi un po' sulla volubilità di Serguei (probabilmente dovuta soprattutto agli ultimi avvenimenti a Komkolzgrad). Cioè: prima la imprigiona, poi si "pente" ma la tiene chiusa comunque, poi la vuole mandare via e alla fine si dichiara (un po' in stile "o la va o la spacca" ). Per quanto riguarda Loty ... tenta di punire Serguei ignorandolo ma alla fine ci rimette lei e poi da prova di essere veramente una pazza accettando e ricambiando molto volentieri la dichiarazione di Serguei; ma come si dice: l'amore non ha età :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Fri 1 Dec 2017 16:55

In questo momento ci vorrebbe....
EDWARD KLEPPER!!! (Cleppah)!
*clap clap clap* :lol: :lol: :asd:

Scherzi a parte, meraviglioso, complimenti. Sei riuscita a emozionare perfino noi due! :lol:
A questo punto, mi serve immediatamente il seguito!
Abbiamo un messaggio inviato a Mauro, potrebbe entrare in scena?
Fra quanto lasceranno quel posto?
Chissà, magari faranno un viaggetto ad Aralbad? :lol:
Riavranno notizie di Kate Walker? O magari incontreranno Cantin :lol: ? O perché no, Boris!

Dovresti mettere nella lista dei disegni una di queste scene. O tutte :lol: .
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Tue 5 Dec 2017 01:40

Scherzi a parte, meraviglioso, complimenti. Sei riuscita a emozionare perfino noi due! :lol:

Spasiiiba!!!
..."noi due" chi? Tu e Ed?!

A questo punto, mi serve immediatamente il seguito!

Vedo se riesco ad averlo pronto per mercoledì ... non pensavo che avesse tanto successo :grat:

Abbiamo un messaggio inviato a Mauro, potrebbe entrare in scena?
Fra quanto lasceranno quel posto?
Chissà, magari faranno un viaggetto ad Aralbad? :lol:
Riavranno notizie di Kate Walker? O magari incontreranno Cantin :lol: ? O perché no, Boris!

Spoiler:

Mauro entrerà in scena

Spoiler:

lasceranno quel posto prima di quanto pensi, ma probabilmente non nel mondo che pensi :smart:

Spoiler:

ho previsto un viaggetto ad Aralbad (molto interessante :asd: )

Spoiler:

Kate Walker: magari si potrebbe citare in quel viaggetto ad Aralbad
Cantin: potrebbero incontrarlo ad Aralbad (se arrivassero mentre lui sta indagando lì)
Boris: se la storia andasse parecchio avanti, perché no?


Dovresti mettere nella lista dei disegni una di queste scene. O tutte :lol: .

Un fumetto anche di questa storia :lol:
Serguei - a me interesserebbe il prossimo episodio tutto illustrato
Loty - si ... soprattutto la fine :lol:
Serguei - :bah:
Loty - ma questa volta niente spoiler! :P
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