Fan Fiction

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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Fri 27 Jul 2018 23:19

Anna - :shock: cosa!?
Oscar - E alla fine si scoprì che quella Christine era la nonna della Christine dell'Off-topic, rivale di Loty!

Loty - perché no! Quindi Christine (nonna) e Christine (nipote) sono state entrambe possibili amori di Serghy?!

Lascia perdere le date, nulla ha coerenza con te :lol:

Mi sembra un motivo più che valido! :asd:
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Loty Borodine
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Thu 6 Sep 2018 01:49

CAP.18



Era passata poco più di mezz’ora quando le lacrime ormai erano finite; Lotjuska si limitava a fissare il vuoto senza lasciar trasparire alcun sentimento, seduta in quello stesso angolo dove si era rannicchiata. Continuando a ripensare a tutti quei momenti passati insieme a Serguei, si ripeteva ossessivamente di dimenticarli il prima possibile. Stava già pensando di andarsene da quel posto, quello stesso giorno, solo non sapeva quando sarebbero passati altri treni. Non le importava dove l’avrebbe portata il prossimo viaggio, l’importante era trovarsi il più lontano possibile da Serguei.
Ma com’era possibile cancellare tutti i ricordi?

Un’ombra si fermò di fronte a lei. Non riuscì a riconoscerla, così alzò lo sguardo. La vista era ancora annebbiata dalle lacrime, ma riuscì a notare l’imponente figura di Cantin in piedi davanti a lei, il quale non appena vide in che condizione erano i suoi occhi, rossi e lucidi, si abbassò gentilmente alla sua altezza.
“Lotjuska, ma cos’è successo?”
“Cantin, perché è ancora qui? Credevo che fosse partito, a cercare la Walker”
“con questo tempo non c’è nessun mezzo in partenza. Dovrò aspettare che almeno il vento si calmi. E lei perché è qui a piangere? Dov’è Serguei?”
“non mi parli di quel traditore!” Lotjuska si asciugò frettolosamente le lacrime che avevano ripreso a scendere “l’ho trovato nella stanza di Helena Romanski”
“Serguei, con la signora Romanski? … mi scusi se glielo dico, ma la cosa mi sembra a dir poco assurda”
“lei non conosce la passione esagerata che Serguei ha per lei”
“Helena detesta Serguei, e lui ha davvero occhi soltanto per lei, Lotjuska, come potrebbe tradirla? Con una persona con cui sa che non ha alcuna speranza!”
“a quanto pare è riuscito ad ingannare tutti, con quel suo amore fasullo”
“sono certo che si tratti di un malinteso … le va di venire da me? Le offro qualcosa, così si calma un po’. Con una mente più tranquilla e lucida le sembrerà tutto più comprensibile”

In genere Lotjuska non avrebbe mai accettato inviti simili, soprattutto non fidandosi ancora del tutto di Cantin, ma la sera precedente le aveva dato un’impressione tutto sommato piacevole, e in quel momento era l’unica persona amichevole che aveva cercato di confortarla. Lo seguì nella sua stanza.

Di fronte ad una tazza di tè caldo era tutto più semplice, anche se il pensiero di Serguei insieme ad Helena era ancora molto doloroso.
“Lotjuska, forse dovrebbe parlare un po’. Cercare di distrarsi”
“parlare di che?”
“non saprei … beh … mi parli di Komkolzgrad, di come l’ha trovata quando è arrivata”
Lotjuska sorrise amaramente “è per questo che mi ha portata qui. Per trovare qualche altro indizio per trovare la sua fuggitiva”
Cantin sollevò le spalle e la guardò con schiettezza.
“non voglio mentirle, sto facendo il mio lavoro. Ma questo non significa che non possa averne anche lei un vantaggio. Mi dica quello che sa. Per un po’ lei non penserà a ciò che è appena successo e mi sarà di aiuto per le mie indagini. In tutto questo tempo Serguei le avrà parlato di Komkolzgrad, di Kate, di Hans …”
“io … non so se …”
“perché non si fida di me?”
Lotjuska tacque, non sapeva perché ancora non riusciva a fidarsi completamente di lui. Ma in quel momento, sapeva che Cantin aveva ragione, aveva soltanto bisogno di parlare di qualcosa. Quindi si arrese.
“d’accordo. Le dirò tutto quello che so”


Nadja continuava a chiamare il marito, sperando ogni volta che fosse quella buona che rispondesse.
“niente da fare. È ancora irraggiungibile. Ma che fine avrà fatto?”
Nel frattempo Fred era già pronto a partire, non molto volentieri ma costretto dalla sua preoccupazione per Lotjuska. Tuttavia non aveva idea di che cosa avrebbe potuto fare una volta trovato Mauro. Che gli avrebbe detto? Di lasciar perdere? Non gli avrebbe mai dato retta, era della sua unica figlia che si stava parlando. E come dargli torto? Voleva solo il meglio per lei.
“e perché non ci mandiamo Ed a cercare Mauro? Gli sta più simpatico di me, è più probabile che lo ascolti” propose a Vlad, che stava caricando una tanica d’acqua nel bagagliaio.
“in questo periodo Ed non risponde al telefono nemmeno se dai fuoco a tutto il pianeta, Fred. Ha gli esami all’università, è troppo impegnato”

Finalmente Mauro rispose al cellulare e Nadja fece una salto di gioia nel sentire la sua voce.
“Mauro, amore! Sono ore che tento di chiamarti! Ero preoccupata, non avevo più tue notizie”
“Loty è andata a perdersi in mezzo alla Russia, mi sta facendo impazzire con dei giri inimmaginabili” Mauro scosse desolato la testa osservando il paesaggio fuori dal finestrino diventare sempre più spoglio ed innevato. Si domandava perché la sua Loty avesse frequentato così tanto la Russia e così poco la Francia, da dove veniva lui.
“caro, mi dispiace. Ora dove sei?”
“su un treno diretto ad Aralbad … spero di arrivare prima che lei e quel vecchiaccio se ne vadano di nuovo. Ora devo riattaccare, iniziano le gallerie e non c’è più segnale. Ti amo”

Nadja raggiunse di corsa Fred, che era sceso dall’auto per andare in cucina.
“Aralbad!” esclamò, con così tanto entusiasmo che fece trasalire Fred, che a momenti per lo spavento si soffocava con il biscotto che aveva in bocca.
“e che cos’è?!”
“è dove sta andando Mauro!”
“ne ho sentito parlare” commentò Vlad, e in pochi secondi lo trovò sull’atlante.
“ecco qui!”
Fred si sentì svenire all’idea di dover fare un viaggio così lungo.
“fallo per Lotjuska” lo implorò Nadja.


“e questo è tutto” concluse Lotjuska, dopo aver raccontato a Cantin tutto quello che Serguei le aveva detto riguardo a Kate Walker e Hans Voralberg. Non era tanto, ma Cantin sembrava soddisfatto.
“non mi dice dove si trova ora Kate, ma è già qualcosa. Almeno so qualcosa di più sulla persona che sto cercando, o di quello che questo viaggio la sta facendo diventare”
“spero di esserle stata d’aiuto” Lotjuska teneva gli occhi bassi e pensierosi; un senso di vuoto le toglieva qualunque stimolo.
“è ancora convinta che Serguei l’abbia tradita? Uno così innamorato di lei può essere in grado di tradire?”
Lotjuska ripensò ai momenti con Serguei, quelli che stava tentando di dimenticare ma che erano troppo vividi per passare di mente. E anche troppo belli per lasciarli svanire del tutto. Ricordò tutte le volte che si erano baciati scacciando via tutte le loro preoccupazioni, tutte le volte che si perdeva tra le sue braccia lasciandosi coccolare da delle mani che volevano soltanto lei, e tutte quelle volte che si convinceva che lui era tutto ciò di cui aveva realmente bisogno. Come avrebbe fatto a tornare alla sua vita ora che Serguei aveva preso parte a tutti i suoi aspetti?
“… non so più nemmeno quello che ho visto veramente. Forse è soltanto una paranoia”
“forse ha solo paura di perderlo, per questo vede tutto come una minaccia”
“eh … probabilmente ha ragione … amo Serguei, lo amo da impazzire … è per questo che mi fa così male”
“perché non prova a parlargli?”
“perché non so come reagirei. Temo di rivedere quel momento … lui e Helena. Non so se riuscirò a sopportarlo”
Cantin rinunciò “la scelta sta a lei. Ma da come la vedo io, Serguei ha in mente soltanto lei. Non butterei via una cosa così preziosa come il suo amore”
“ci penserò”

Si strinsero la mano e Lotjuska uscì dalla camera; scrutò ogni angolo del corridoio, sperando di non incontrare nessuno. Si avvicinò silenziosamente alla porta della loro stanza cercando di sentire se c’era qualcuno dentro; in fondo sperava di trovarvi Serguei, magari che l’aspettava. Non si sentiva pronta a parlargli, ma sapeva che se voleva risolvere la questione doveva affrontare subito quella discussione. La camera sembrava completamente deserta. Chissà dov’era andato Serguei. “Se lo trovo di nuovo con quella, giuro che non mi vedrà mai più” pensò mentre scendeva le scale per andare al bar. Strada facendo incontrò Felix.
“signor Smetana, mi scusi. Per caso ha visto Serguei?”
“era al bar fino ad un quarto d’ora fa. Poi ha salito le scale, probabilmente è in camera”

Lotjuska pensò che Serguei fosse tornato in camera e si fosse addormentato, quindi andò comunque al bar per bersi qualcosa prima di tornare a cercarlo. Una volta lì, però, incontrò con sua grande irritazione, la causa della sua disperazione. Helena stava al bancone insieme al suo automa James e non appena vide Lotjuska arrivare le fece cenno di raggiungerla.

“non lo prenda sul personale, signora Romanski, ma lei è l’ultima persona con cui voglio parlare” mormorò mentre si sedeva accanto a lei, guardandola il meno possibile.
“non appena ti ha vista, Serguei si è completamente dimenticato di me e ti è corso dietro”
“lo so, c’ero anch’io”
“eppure non ti rendi conto di quanto tiene a te. Serguei era venuto da me, nel tentativo di farmi sentire in colpa della fine disastrosa della sua fabbrica. Dubito che la sua visita sottintendesse dell’altro. E per quel che mi riguarda, Serguei è soltanto un pallone gonfiato che pretendeva che io potessi provare per lui la stessa stima che lui provava per me” poi il suo sguardo, chi fin’ora si era soffermato soltanto sul bancone, sui bicchieri e sulle bottiglie, si posò su Lotjuska “si è trovato una bella giovane … andrete incontro a molte critiche”
“non ha più importanza, ormai” Lotjuska alzò le spalle, rassegnata.
“ma lui ti ama veramente. Il suo sguardo mentre si rendeva conto del male che ti aveva fatto era mille volte più afflitto di quando mi ha raccontato di quello che io avevo fatto a lui, quando l’ho lasciato mentre la fabbrica gli crollava addosso”
“come fa a saperlo, se indossa sempre la maschera?” le domandò con scetticismo.
“ci sono molti modi di capire lo sguardo di una persona; Serguei non è molto più giovane di me, e anche lui è in quell’età in cui lo sguardo è soltanto uno dei tanti tasselli che compongono i suoi sentimenti: la sua voce rotta, la sua postura incerta, le sue mani che tremavano … quando parlava con me non lasciava trapelare nulla, ma quando sei arrivata tu, ti assicuro che tutto stava di nuovo crollando su di lui”
“forse non sono la persona adatta per lui. Serguei ha bisogno di qualcuno che sappia come ci si prende cura di uno della sua età”
“lascialo in una casa di riposo allora!” Helena iniziò a spazientirsi della testardaggine di Lotjuska “credi che se trovasse una donna della sua età, lei sarebbe in grado di occuparsi di lui? Abbiamo tutti le stesse necessità, non possiamo pretendere di trovare un compagno che ci faccia da badante”
“crede che Serguei mi ami perché mi considera una badante?!”
“certo che no! È proprio quello che sto cercando di farti capire! Ti ama senza pretendere nulla da te, se non vedere ricambiati i suoi sentimenti”
“quindi … tra lei e Serguei …”
“non c’è assolutamente nulla, come te lo posso far capire? E poi dubito che lui mi abbia mai amato come donna … voleva soltanto un uccellino da tenere in gabbia che canti a suo comando. Per questo trovo strano che tu riesca ad amarlo. È una persona così egoista”
“era solo, da troppo tempo. Come si fa a non diventare egoisti quando si è completamente soli?”
“forse hai ragione. Non credo che lui possa cambiare, ma se ci riesci … beh … chi l’ha detto che i miracoli non accadano?”

Di fronte all’incapacità di ribattere, Lotjuska si fermò a riflettere; forse Helena aveva ragione, Serguei non aveva intenzione di tradirla. Eppure il ricordo di lui nella sua stanza era così doloroso che non faceva altro che confonderle ancora di più le idee.
“non è che sta cercando di farci riappacificare perché vuole liberarsi di Serguei?”
“mentirei se ti dicessi di no. Quell’uomo è la più grande seccatura che mi sia mai capitata nella vita; ma non è questo il principale motivo. Voi due vi amate, e non posso restare indifferente nel vedervi soffrire per quest’incomprensione. Soprattutto te, Lotjuska … sei così giovane, e trovo assurdo che tu possa trovare qualcosa di interessante in lui; ma è palese che tieni a Serguei più di qualunque altra cosa. Non vale la pena di buttare via quello che siete per colpa di una sua debolezza”
“… o forse per colpa della mia gelosia” continuò Lotjuska “non ho ancora deciso, ma potrei convincermi a parlargli, a dargli una possibilità”
“no, Lotjuska. Non devi dargli un’altra possibilità. Così terresti il conto di tutti i suoi errori, e questo non è amore. Se lo perdoni, dimentica tutto e andate avanti insieme, senza contare i vostri sbagli”
Lotjuska non rispose; sapeva che Helena aveva ragione, ma si domandava se fosse stata in grado di perdonare Serguei, ora e tutte le volte future in cui lui cederà ancora. E poi si chiese se anche Serguei sarebbe riuscito a perdonare i suoi sbagli. Non poteva pretendere di essere migliore di lui.
“Lotjuska?”
La voce di Helena la fece tornare nella realtà.
“si?”
“il tempo non ha pietà di nessuno. Arriverà un momento in cui Serguei non sarà più in grado di vederti come una volta, nemmeno di sentirti … e sarà in quel momento che avrà più cose da dirti, che avrà più bisogno di vederti e sentirti vicina. E lui questo lo sa. Quindi se tornerai da lui, ricordati che ha già iniziato a considerarti come tutto quello che gli rimarrà. Con questo non voglio dire che devi riappacificarti con lui perché provi pena … soltanto, lui non può più permettersi di avere ambizioni, dei sogni per il futuro o dei progetti a termine troppo lungo. Ha solo te, e sei tutto per lui”
Aveva già pensato a tutto questo molto tempo prima, e più volte si era chiesta se fosse stata in grado di restargli vicino quando, sperava il più tardi possibile, gli sarebbe rimasto veramente poco da vivere e lei si sarebbe ritrovata a dover accettare di andare avanti da sola.
“grazie per la chiacchierata, Helena. Anche se forse mi ha dato un po’ troppo su cui pensare”

Serguei aveva atteso il ritorno della sua Lotjuska per dei minuti interminabili, domandandosi se sarebbe mai tornata in camera. Si ripeteva che sarebbe dovuta per forza passare di lì, perché anche se non avesse voluto più avere a che fare con lui, sarebbe dovuta venire a prendere le sue cose; ma forse non ci teneva così tanto, e ciò significava che poteva anche già essersene andata via, con l’ultimo treno che aveva sentito partire una decina di minuti fa. Nelle ultime ore si era rimproverato fino alla disperazione per essere entrato nella stanza di Helena, considerandolo il più grande errore della sua vita. E si rendeva conto di averne fatti tanti. Ma quello … quello era fra tutti l’errore che rischiava di segnare la fine del periodo che riteneva il più bello, l’ultima occasione che aveva. Perché si era lasciato convincere da quella voce? Perché era riuscita ad attirarlo più della consapevolezza che era meglio andare da Lotjuska? Lei era davvero di così poco conto per lui, che poteva ignorarla in quella maniera e finire nella stanza di un’altra? Solo adesso si rendeva conto di quanto assurda era stata la sua decisione, ma perché doveva capirlo soltanto dopo aver causato quel disastro?
Si sentiva il cuore in pezzi e a rendere il tutto ancora peggiore era sapere che il dolore più grande in quel momento probabilmente era Lotjuska a provarlo.

Sentì in lontananza salire le scale e la voce di Lotjuska che salutava velocemente qualcuno che aveva incontrato nel corridoio. Eccola, stava arrivando! Serguei non sapeva come comportarsi: farsi trovare in lacrime seduto a bordo del letto in preda alla disperazione, tentando di fare appello alla sua compassione, o chiudersi in bagno e cercare di recuperare un aspetto a malapena decente, aspettando qualche minuto prima di uscire e tentare di parlarle? I passi si avvicinavano e Serguei si alzò in fretta dal letto e corse in bagno; aprì il rubinetto mentre Lotjuska entrava, in modo da farle capire che c’era.

Lei tirò un sospiro di sollievo nel saperlo in camera; non lo vedeva da parecchio e anche se affranta si preoccupava comunque per lui. E poi quello era l’unico momento giusto per parlare. Poi forse sarebbe stato troppo tardi, la voglia di riparare le cose le sarebbe passata e avrebbe ceduto il posto alla rassegnazione. Si appoggiò al muro e aspettò che uscisse.

“Lotjuska …” mormorò Serguei, incapace di dire altro.
“Serguei, non ero nemmeno sicura di trovarti qui” rispose lei, ancora con la freddezza di una persona tradita.
“mi cercavi?”
“non sapevo dov’eri, qualche domanda me la sono fatta”
“eri preoccupata?” Serguei era speranzoso; se si preoccupava ancora per lui, allora non era finita.
“più o meno”
Serguei tornò a sedersi sul letto, agitato come mai gli era accaduto; ma non disse nulla, voleva che fosse lei a partire. Dal canto suo, Lotjuska cercava di trovare le parole giuste per iniziare un discorso. Dopo quella chiacchierata con Helena, vederselo di fronte le dava un vago sentore di benessere, come se volesse davvero credere che non fosse successo nulla. Le sarebbe piaciuto pensare che tutto quello che aveva visto non fosse stato altro che uno scherzo della sua mente, e in parte se ne stava già convincendo. Perché sapeva che Helena aveva ragione; era evidente persino in quel momento di silenzio opprimente che Serguei era pazzo di lei e che la sua ossessione per Helena riguardava solamente il suo canto … perché Lotjuska non era in grado di comprenderlo?

“ti trovi bene in questa stanza?” esordì lei. Fu la domanda più stupida che le venne in mente, ma era anche l’unico modo per iniziare a parlare, altrimenti sarebbe rimasta lì in silenzio a pensare ad una frase ad effetto che non sarebbe mai arrivata. E in tal caso sarebbe stato come se non fosse nemmeno entrata in quella camera.
“è comoda … forse un po’ dispersiva per i miei gusti” in realtà la camera non era affatto dispersiva per una mente oggettiva, era il suo sentirsi improvvisamente solo ed insicuro che la rendeva così fredda ai suoi occhi.
“già; non ci si fa caso quando si ha altro a cui pensare”
“ti riferisci ai noi due che si amano, o ai noi due che non riescono nemmeno a parlarsi?”
Lotjuska accennò un sorriso.
“stavo pensando a prima … e comunque neanche allora ci riuscivamo a parlare”
“no, perché non ne avevamo bisogno. Ma adesso …”
La voce rotta di Serguei fece crollare tutta la resistenza di Lotjuska.
“lo ammetto” lo interruppe bruscamente “ho esagerato io. Ti ho visto con Helena, ma mi sono immaginata tutto il resto. Non so perché anche rendendomene conto non riesca ad andare oltre”
Raggiunse Serguei ma non gli si sedette vicino; si sdraiò appoggiandosi allo schienale, mantenendo le distanze.
“ho anch’io le mie colpe, Loty” proseguì Serguei, tremando per la paura di parlare e rovinare tutto “non dovevo entrare in quella stanza, non dovevo parlare con Helena. Ma ho ceduto”
Si voltò a guardarla e quasi la supplicò in ginocchio “perdonami Loty. Non posso tornare indietro e cancellare quello che ho fatto, ma voglio andare avanti accanto a te. So di aver sbagliato, e potrei capire se non mi vorrai più … ma restare senza di te mi ucciderà”

Lotjuska gli carezzò il dorso della mano, lo percepiva angosciato e debole. E quella non poteva essere finzione.
“vieni qui”
Leggermente sollevato, Serguei le si avvicino, appoggiò timidamente la testa sulla sua spalla e le baciò il collo. Non si permise nient’altro, non sapeva ancora fino a che punto fosse stato perdonato.
“qualunque cosa tu decida di fare, io ti amerò per sempre” poi lei si accoccolò stretto e rimase in silenzio in attesa del suo verdetto. Non aveva mai temuto così tanto di ricevere un no come risposta. Intanto Lotjuska gli carezzava delicatamente i capelli ripensando in continuazione alle parole di Helena, a quanto Serguei aveva bisogno di qualcuno al suo fianco, a cosa avrebbe fatto lei se non fosse riuscita ad andare oltre quello screzio. I suoi capelli erano morbidi, ricchi di sfumature che andavano dal grigio scuro all’argento, un po’ più lunghetti rispetto alla prima volta che si erano incontrati. Serguei non aveva nulla che lo poteva rendere attraente agli occhi di una ragazza giovane come lei, eppure per l’ennesima volta Lotjuska era preda di un qualcosa in lui che lo rendeva irresistibile. Forse era proprio quell’essere completamente fuori dal comune, una differenza che lo rendeva inevitabilmente soltanto suo, oppure era il luccichio ancora pieno di vitalità che spiccava da dietro le sue lenti scure, o magari era la sua pazzia mista a fragilità a dargli quell’amabilità che Lotjuska non poteva ignorare. E in quel preciso momento, così stretto a lei e con le mani tremanti, non vi era che la sua fragilità, la sua voglia di tornare a vivere anche se ad un passo dalla morte che veniva minata dalla sua distanza. Continuò ad accarezzargli i capelli ancora un po’, ascoltando soltanto il suo respiro che si univa al rumore della pioggia e dal vento; come avrebbe fatto a sopportarne la mancanza?

“ne dovrò passare parecchie con te, vero?”
Serguei alzò lo sguardo e cercò di capire cosa ci fosse dietro quella domanda; voleva dire che aveva il coraggio per restare con lui, o che per lei non valeva la pena e lo stava lasciando per sempre?
“io … farò del mio meglio, per renderti felice … non importa quante ne dovremo passare … lo sai questo, vero?” Serguei stava per crollare, non sopportava più quel dubbio.
Doveva sapere adesso cosa ne sarebbe stato di loro.
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Thu 6 Sep 2018 17:27

Daaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!
Eh... letto tutto :mrgreen: nulla da dire.
Aspetto il prossimo!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Fri 23 Nov 2018 02:19

CAP.19
questo capitolo è il regalo di bentornato per Oscar ... quando tornerà ...



Neuchâtel, 03 Giugno 2012

Lotjuska si era allontanata dal ristorante sperando che nessuno notasse la sua assenza; non doveva essere un problema, in quegli anni l’unica volta che i suoi compagni l’avevano vista era durante le lezioni, per il resto non avevano mai avuto nessun contatto con lei. Soltanto alla sua coinquilina, una studentessa che frequentava la sua stessa classe, le era stato concesso di conoscerla un po’ meglio. E quella sera, l’aveva vista uscire e non poté fare a meno di seguirla.
“mi hai fatto fare un bel giro per seguirti. Non ce la fai proprio a restare con gli altri?” commentò mentre le si sedeva accanto, sulla panchina di fronte al lago.
“mi stavo solo facendo un giro … e poi anche un lago piatto ed immobile è più interessante della nostra classe”
“forse, se gli avessi dato una possibilità, e avessi provato a conoscerli meglio ...... ”
“Marina, io non sono come te, che faccio amicizia con tutti. Avevo altro da fare”
“tipo?”
“quando mia nonna ha deciso di mettersi insieme al padre del mio ragazzo le cose sono un po’ cambiate. Non lo so perché, ma io e Ed non riuscivamo più a vederci allo stesso modo; forse non eravamo fatti per stare insieme, altrimenti questo non ci avrebbe fermato. E poi dovevo preparare la tesi, non sapevi che quest’anno abbiamo gli esami?”
“non avrai passato tutti i cinque anni a preparare la tesi, vero?”
“a prepararla, stracciarla e rifarla mille volte”
“e probabilmente la prima volta andava già benissimo”
“certo … ma non era coerente con il mio progetto. Come faccio a portare agli esami un automa che fa una cosa e una tesi che parla di tutt’altro”
Marina scosse la testa ridendo.
“ancora con quell’automa? Perché non fai qualche oggettino più semplice, giusto per far capire ai professori che hai imparato quello che dovevi imparare?”
“non volevo cavarmela con un oggettino semplice. Volevo lasciare tutti senza parole e Zhivoi era perfetto”
“… Zhivoi?”
“l’avevo chiamato così. Perché? Non davate mai i nomi a quei piccoli robot che facevate in officina”
“no. Li costruivamo e poi li distruggevamo”
“comunque, vi ho dovuto rinunciare. All’inizio funzionava, poi ha dato di matto e non si è più riattivato”
“peccato”
Lotjuska si limitò ad alzare le spalle, rassegnata.
“ecco perché te ne stai tutto il tempo all’officina: non hai più il pezzo forte della tua tesi e devi trovare una soluzione”
“più o meno”
Per un po’ ci fu silenzio, rimasero entrambe a fissare il lago, nero e inanimato, in perfetta sintonia con l’uniforme ambiente circostante abitato soltanto da degli alberi piantati in maniera così ordinata da risultare deprimente. Oltre al rumore del vento c’erano soltanto i motori di alcune macchine distanti che andavano e venivano, del tutto irrilevanti in quel momento, ma Lotjuska sapeva che la sera seguente anche lei avrebbe intrapreso la loro stessa strada per tornare in Germania. L’idea di tornare là le piaceva ma allo stesso tempo la angosciava; non sarebbe rimasta a lungo ad Amburgo.

“cosa farai dopo gli esami?”
“i miei parlavano di trasferirsi qui”
“davvero?” Marina all’inizio sembrò contrariata, ma poi si mise nei panni dell’amica, che non aveva scelta “beh, qui è un bel posto …”
“vero. Ma mio padre ha anche proposto di andare in Italia e abitare vicino ai suoi zii. Non so niente dell’Italia, ci sono stata per troppo poco tempo, e ho visto soltanto l’isolato dove abitano i miei prozii. E sono quasi certa che alla fine la scelta sarà questa”
“è così terribile?”
“dovrò iniziare tutto dall’inizio, di nuovo”


Komkolzgrad, 1 Luglio 1969

Era il 1 Luglio più piovoso di sempre e gli ultimi preparativi stavano procedendo troppo lentamente per i gusti di Serguei, il quale si innervosiva ogni volta che le lancette dell’orologio facevano passare un’altra ora. Il giorno seguente sarebbe arrivata la cantante Helena Romanski e non c’era ancora nulla di pronto per il suo concerto; Serguei non era nemmeno d’accordo con quell’interruzione dei lavori per starsene lì fermi ad ascoltare una cantante. Per quanto brava potesse essere, quello era pur sempre un giorno di lavoro che andava perso e che si doveva recuperare lavorando il doppio.

“direttore, non viene a mangiare?” domandò un minatore bussando alla porta del suo ufficio.
“che ore sono?” domandò distrattamente.
“le sette, fra poco ceniamo”
Ultimamente Serguei si era dimenticato spesso di mangiare, la tensione non gli faceva sentire la fame e faceva preoccupare i lavoratori che lo circondavano. Loro non riuscivano a capire perché fosse così nervoso, se fosse colpa loro, che non lavoravano come voleva, oppure se l’importante responsabilità di essere il direttore lo stesse schiacciando.
In compenso non mancava mai alle serate in compagnia di tutti i minatori, solo che passava tutto il tempo in disparte chiacchierando con pochi e bevendo senza sosta; il vuoto che le sue infinite ore di lavoro e i pasti saltati gli lasciavano veniva riempito dalla Vodka, e fino a qualche tempo prima anche dall’amicizia con Boris. Un’amicizia che si stava incrinando sempre di più a causa dell’astio che c’era tra Serguei e Hans, quello arrivato per ultimo ma che si era attirato le simpatie di tutti fuorché del direttore che lo vedeva sempre come un rivale che riusciva in tutto decisamente meglio di lui.
“tovarish Borodine?” il minatore lo chiamò di nuovo.
“… arrivo. Altri cinque minuti e ho finito”

Raggiunta quella grande stanza usata come mensa, Serguei si sentì di colpo sopraffatto da un’ondata chiassosa di vocii e rumori. Tutta quella gente, sebbene conosciuta, lo faceva sentire confuso e smarrito, come se non fosse più in grado di tenere la situazione sotto controllo. Non credeva che diventare direttore avesse portato a questo, ma non si lasciò sconfiggere; rintracciò il minatore che lo aveva chiamato e si sedette accanto a lui con il piatto vuoto.
“direttore, non mangia?”
“non ho fame”
Il minatore gli prese il piatto e si alzò.
“allora vado io a prenderti qualcosa. Se il nostro direttore muore di fame noi non abbiamo più lavoro!”
Tornò con il piatto colmo di piroshki preparati da una famiglia che abitava a pochi passi dalla fabbrica e una ciotola di borsh fumante. Di fronte ai quei profumi invitanti persino una mente sovraffollata di preoccupazioni come quella di Serguei si lasciava catturare da un improvviso appetito.

“a che punto siamo con il palco? Non ho ancora avuto modo di vederlo”
“non male. Mancano ancora dei piccoli aggiustamenti, che faremo domani insieme a Hans”
“Hans? Perché lui?”
“ha progettato lui buona parte del palco, non lo sapevi?”
Serguei sollevò gli occhi al cielo, trattenendo l’esasperazione nascosta sotto la sua maschera “ne avevo sentito parlare, ma ero troppo impegnato nel mettere in sicurezza gli ingressi alla miniera e le statue dei binari per venire a verificare di persona”
“le statue sono a posto, le ha già controllate Hans!” esclamò il minatore, con tutta l’ingenuità di qualcuno che non ha alcuna idea dell’astio che c’era tra lui e il suo “rivale”.
Serguei non rispose più nulla, incerto di sapersi controllare ora che ogni merito veniva attribuito ad Hans, e si mise a mangiare velocemente e carico di nervosismo.

Quella notte la passò a controllare e ricontrollare ogni cosa, all’insaputa dei minatori, e soprattutto ad esaminare i vari lavori di Hans. In cuor suo sperava di trovarvi un difetto, qualcosa che potesse screditarlo almeno un poco, quel che bastava perché i minatori non lo vedessero più su quel piedistallo, con quella sua nomina di Genio della Meccanica. Ma niente. Era tutto schifosamente perfetto, intoccabile.

___________________________________________________

“io … farò del mio meglio, per renderti felice … non importa quante ne dovremo passare … lo sai questo, vero?” Serguei stava per crollare, non sopportava più quel dubbio. Doveva sapere adesso cosa ne sarebbe stato di loro.

“lo so” rispose Lotjuska, ancora troppo freddamente per tranquillizzarlo. Nella sua voce sommessa si poteva percepire un vuoto che non era ancora stato del tutto colmato, un perdono che tardava ad arrivare e una tristezza che non era ancora completamente convinta di andarsene.
“Lotjuska …?”
Sopraffatto dall’ansia Serguei chiuse gli occhi in attesa di un verdetto che non era più sicuro di voler conoscere; per quanto si sforzasse, per quanto potesse giurarle amore eterno, forse non era abbastanza per cancellare quello che lei aveva visto, o che credeva di aver visto.
Quando ormai aveva smesso di sperarci, sentì inaspettatamente una mano carezzargli il viso e l’altro braccio stringerlo più forte vicino alla sua amata; poi un silenzioso bacio gli riscaldò il sangue che fin’ora era rimasto raggelato dall’angoscia.
Era un bacio semplice, senza nessuna passione sfrenata o colpi di scena. Un unico tranquillo gesto in cui racchiuse la sua scelta; quella di restare con lui.
“quindi..”
“non dire niente” dopo un altro bacio fu Lotjuska a parlare, sebbene in quel momento trovasse irrilevante qualunque cosa avesse da dire “sei troppo importante per lasciarti per qualcosa di cui non sono nemmeno sicura. E preferisco credere di essermi sbagliata del tutto piuttosto che vivere con un dubbio che non ci terrà mai vicini quanto vorremmo. So che non sarà semplice, ma perderti non è tra le scelte che voglio avere”
Serguei obbedì, non osando più dire nulla; era fin troppo incredibile che ora si stesse davvero trovando stretto tra le sue braccia, sfiorato dolcemente dalle sue labbra che tanto temeva di aver perduto. Si sentì all’improvviso leggero, come se un peso enorme sopra di lui fosse appena stato tolto, lasciando il posto ad un’irrefrenabile senso di beatitudine. Si abbandonò a quella sensazione, promettendo a se stesso che non avrebbe mai più fatto nulla per rischiare di perderla nuovamente, e continuò a ripeterselo finchè il ricordo di un dovere che aveva rimandato troppo a lungo lo fece alzare.

“Loty, ho una cosa per te. C’è l’ho da prima ancora che lasciassimo Komkolzgrad, ma non ho mai avuto occasione di dartela, e in quei pochi momenti di tranquillità me ne sono completamente dimenticato … ero troppo preso da te”
Sfilò dalla tasca interna della giacca un ciondolo a forma di cuore, composto da un filo di ferro lisciato a dovere per non graffiare e una piccola pietra rossa al centro.
“Serguei … è meraviglioso … ma da dove viene? Dove l’hai trovato?” pensò che l’avesse preso dalla casa dove avevano alloggiato, ma non ricordava di aver mai visto nulla di simile mentre erano là.
“l’ho fatto io. Mi sono trovato in tasca questi ingranaggi arrugginiti, probabilmente avanzati da qualche mio vecchio lavoro a Komkolzgrad e ne ho ricavato questo. La pietra in realtà non ha gran valore, è soltanto uno zircone colorato. All’inizio degli anni novanta me ne ero procurati un po’ per ricreare alcuni dei gioielli di Helena Romanski da tenere nel suo museo …” mise il ciondolo al collo di Lotjuska, poi restò per alcuni secondi ad ammirarlo commosso “sta molto meglio a te che ad un manichino che avrebbe dovuto rappresentare invano Helena”
Lotjuska non si prese neanche il tempo di guardarsi allo specchio con il suo nuovo gioiello, si rituffò immediatamente tra le braccia del suo amato, sempre più convinta a lasciarsi alle spalle quello che aveva visto nella camera di Helena. Come poteva temere di essere stata tradita quando le faceva un regalo simile, fatto con tanto amore?

Solo l’improvvisa suoneria del telefono di Lotjuska li separò da quella stretta.
“pronto? Mama, sei tu? Non riesco a sentirti, aspetta che esco”
Serguei si lasciò cadere sul letto mentre guardava la sua amata Lotjuska uscire nervosamente dalla stanza nella speranza di trovare più campo fuori dall’albergo. Era così sollevato da come erano andate a finire le cose che non riusciva ad immaginare nulla che potesse rovinare quel momento. La madre di Lotjuska probabilmente l’aveva chiamata per avere sue notizie e sapere come stava, niente di cui preoccuparsi … presto lei sarebbe tornata e avrebbero ripreso da dove si erano fermati.
Si affacciò alla finestra e la vide parlare al telefono, sembrava tranquilla finchè non riattaccò e si affrettò a tornare dentro.
Forse fuori era freddo, oppure aveva fretta di tornare in camera, o forse sua madre le aveva detto qualcosa di allarmante, come per esempio …
“mio padre sta venendo qui!” esclamò Lotjuska irrompendo nella stanza, prima ancora che Serguei potesse allontanarsi dalla finestra.
“come ha fatto a trovarci?” chiese, incapace di crederci.
“non lo so, ero sicura che con quello sbaglio alla stazione sarebbe stato impossibile trovarci”
“adesso che facciamo?”
“dobbiamo partire, alla svelta. Vado a chiedere a Felix quando passa di qua il prossimo treno, o qualsiasi altro mezzo per lasciare Aralbad. Tu prendi quel poco che ci siamo portati dietro” gli diede un bacio veloce e corse giù. Aveva già dimenticato il motivo per cui prima non ne voleva più sapere di lui, ora pensava soltanto ad andarsene; non intendeva scappare da suo padre, ma temeva che questa volta non sarebbe stato troppo clemente con Serguei. Avrebbe preferito incontrarlo senza di lui.

Scese le scale, si diresse a grandi passi verso l’ingresso e all’improvviso, tanto che per poco non perse l’equilibrio, si sentì il braccio tirare violentemente da una parte.
“cosa … papà?”
Suo padre stava passando proprio di lì, diretto verso le scale quando se la vide passare davanti ed istintivamente l’afferrò.
“Loty! Cosa ti passa per la testa?” esclamò senza mollare la presa “ti rendi conto di tutta la strada che mi hai fatto fare per arrivare fin qui?”
“ma … ma perché sei venuto?”
“per riportarti a casa e farti dimenticare una buona volta quest’idea folle! Sei andata alla casa di risposo per portarti via quel vecchio, ma sei impazzita?”
“papà, Serguei sarebbe morto se fosse rimasto lì”
“la vita di quell’uomo non è una tua responsabilità”
“lo è! L’ho salvato io!”
Per qualche istante Mauro si sentì combattuto; tra se e se malediva quel giorno in cui Lotjuska salvò Serguei, ma d’altra parte non era giusto preferire la sua morte. Semplicemente avrebbe preferito che Lotjuska l’avesse salvato e poi fosse tornata sui suoi passi, lasciando Serguei alle cure di qualcuno competente e dimenticandolo del tutto.

“bene, l’hai salvato. Ma ora basta, lascialo andare per la sua strada e tu torna a casa”
“la sua strada è diventata anche la mia. È la nostra strada”
“non posso permetterti di buttare via la tua vita andando dietro ad un vecchio”
“e se quel vecchio mi stesse rendendo più felice di chiunque altro?”
“si? E come? Cosa fa di tanto speciale?”
lui è speciale. Lo è per me”
Mauro scosse la testa. Non sapeva più che argomenti sfruttare per ragionare con lei.
“non c’è modo di farti capire?”
“non c’è nulla da capire”

Ad interrompere quella discussione senza meta fu Felix.
“buongiorno, posso fare qualcosa per lei, signore?”
“no, grazie. Sono soltanto venuto a prendere mia figlia”
“ah. E Serguei?” domandò Felix, senza nemmeno immaginare come stessero le cose.
“Serguei verrà via con me, per forza” disse Lotjuska, sostenendo lo sguardo del padre con occhi altrettanto irremovibili “altrimenti non me ne andrò di qui”.
Mauro intuì che Lotjuska non aveva alcuna intenzione di cedere e sospirando rivolse uno sguardo rassegnato verso Felix.
“qui c’è un bar o un posto dove bere qualcosa?”
“si, da quella parte”
“Loty, tu va a prendere le tue cose … poi riparleremo di cosa farne di Serguei”

Lotjuska si diresse verso la camera faticando persino a tenersi in equilibrio sulle proprie gambe per la preoccupazione. Come avrebbe fatto ora a non perdere un’altra volta il suo Serguei? Sarebbe stato impossibile convincere suo padre a ripartire con lui a bordo dello stresso treno, e altrettanto improbabile eludere quell’imminente partenza che l’avrebbe separata da lui, questa volta forse definitivamente. Entrò nella loro stanza con le mani tremanti, riformulando mille modi diversi per spiegare a Serguei come si era capovolta la loro situazione e in ogni caso non era capace di arrivare fino in fondo alle sue frasi senza sentirsi impazzire.

“Serguei, ti devo parlare”
Ma Serguei non era nella camera.
“Serguei? Sei in bagno?”
Nessuna risposta.
Lotjuska uscì dalla stanza, convinta che Serguei fossa già uscito e probabilmente ora si trovava vicino ai binari in attesa di lei. In effetti non era rimasto nulla di loro nella camera, nemmeno la sua borsa, quindi doveva essere andato a parcheggiarla da qualche parte, pronta per essere caricata. Non che fosse particolarmente pesante, ma era comunque una borsa piuttosto ingombrante da portarsi sempre dietro.

All’uscita non vide Serguei, ma notò due treni fermi proprio lì di fronte a lei. Uno era quello su cui era giunto Mauro che stava per ripartire verso quello che si trovava più a est di Aralbad, mentre l’altro andava dalla parte opposta, tornando verso l’Europa occidentale. Le balenò in testa la folle idea di saltare sul primo treno insieme a Serguei e avventurarsi in qualsiasi cosa ci fosse stata dopo Aralbad, una fuga improvvisa verso l’ignoto alla quale ormai si era abituata. In quei mesi aveva buttato all’aria la sua mania di pianificare tutto e si era lasciata guidare dall’istinto e questa volta non faceva eccezione: dovevano salire subito su quel treno. Ma dov’era finito Serguei? Lo cercò nei dintorni, convinta che dovesse essere lì fuori, da qualche parte intorno all’albergo.

Nel frattempo Mauro aveva raggiunto il bar e aveva fatto un incontro piuttosto particolare, sgradito ma giusto in tempo.
“Serguei. Ancora tu …” gli disse cogliendolo alle spalle. Serguei si voltò di soprassalto e trovandosi Mauro di fronte non poté far altro che stringere a se la borsa di Lotjuska, tutto quello che al momento gli poteva dare un piccolo sostegno emotivo.
“buongiorno, signore …” disse con una voce quasi strozzata dalla tensione. Si aspettava di tutto da lui, il padre della giovane ragazza di cui si era innamorato e che a causa sua aveva lasciato la sua casa ed era finita in quel posto. Non si stupiva nel credere che in quel momento lo stesse odiando a morte.
“possiamo parlare?” gli propose Mauro con tranquillità.
“si … certo”

Una mezz’ora dopo, anche di più, quando ormai Lotjuska era esasperata dall’assenza di Serguei e dalla presenza di Mauro e ingenuamente non aveva preso in considerazione la pericolosa eventualità che si potessero trovare insieme, si era seduta su una panchina di fronte ai binari e permetteva ai soavi fiocchi di neve che cadevano di tranquillizzarla almeno superficialmente. Ogni tanto si voltava a guardare l’entrata dell’albergo nella speranza di vedere Serguei comparire, dopodiché tornava a guardare i due treni sempre più prossimi alla partenza. Quell’attesa e quell’assenza erano angoscianti, cominciò a temere che gli fosse successo qualcosa mentre lei era via, ma non riusciva a spiegarsi cosa … spero almeno che non sia andato di nuovo da Helena, pensò, cercando di impedire che la gelosia ritornasse a insinuarle dubbi nella testa.

Finalmente lo vide uscire dalla porta, e nulla la trattenne dal corrergli incontro.
“Serguei! Mi hai fatto preoccupare, dov’eri finito?” gli disse esultante baciandolo più volte.
“ero dentro” rispose lui, freddamente.
“amore, mi è venuta un’idea. Saliamo su quel treno, e vediamo dove ci porta. Certo, papà ci seguirà, ma dovrà aspettare un altro treno e nel frattempo noi avremo guadagnato un po’ di vantaggio”
Serguei porse a Lotjuska la sua borsa tenendo gli occhi bassi.
“io non vengo”
“… come non vieni?” lei rimase a fissarlo incredula, cercando di capire se stesse scherzando o fosse serio.
“non vengo. Punto”
“perché??”
“… io … non posso venire. Resto qui”
Pochi secondi dopo Lotjuska vide uscire dall’albergo Helena sulla sedia a rotelle spinta dal suo automa.
“è per Helena, vero?”
Serguei non disse nulla. In realtà non si aspettava che Lotjuska gli facesse quella domanda.
“proprio non riesci ad andare avanti? A non pensare più a lei?”
Ancora silenzio. Non sapeva come rispondere, se darle ragione o provare a spiegarle qualcosa che nemmeno lui sapeva comprendere.
“non posso crederci …” l’incredulità cedette il posto alla rabbia e Lotjuska tornò a provare per Serguei la stessa repulsione che aveva provato prima, quando lo vide nella stanza di Helena.
“Lotjuska, ti prego, sali sul treno con tuo padre e torna a casa. È meglio così”

Con uno sguardo pieno di rancore Lotjuska si staccò con violenza il ciondolo dal collo e lo gettò a terra ai piedi di Serguei e gli strappò la borsa dalle mani. In quel momento avrebbe voluto gridargli contro tutto il male che le stava facendo, e forse prenderlo anche a schiaffi e pugni, ma non voleva più perdere tempo con lui. Gli voltò le spalle senza dire più nulla e salì sul treno, dove poté finalmente disperarsi senza nessuno che potesse vederla, compatirla o rimproverarla.

Poco dopo anche Mauro s’incamminò verso il treno, ma si fermò a pochi passi da Serguei.
“hai fatto la cosa giusta a lasciarla libera”
“l’ho lasciata libera perché la amo” poi si tolse la maschera e gli lanciò un’occhiata sconfitta “nessuno la amerà mai quanto la amo io”
Mauro non aggiunse nulla e raggiunse il treno, che partì qualche minuto dopo; Serguei continuò a guardarlo portarsi via la sua Lotjuska finchè non diventò un puntino indistinguibile all’orizzonte. Si rimise la maschera, la sua unica amica rimasta e si inginocchiò a recuperare ciò che rimaneva del ciondolo. Lotjuska l’aveva gettato a terra con così tanta rabbia e forza che si era ridotto ad un mucchietto di ingranaggi senza forma ne scopo. Si ostinò a ricostruire il cuore ma non trovava più la pietra rossa, e senza di quella quel ciondolo per lui non valeva più nulla. Quella pietra finita chissà dove tra la neve era come la sua Lotjuska. Persa. Per sempre.

Lo raggiunse Helena, la cui gracilità non le impedì di dare un rabbioso spintone a Serguei, facendolo finire a terra, sopra il gelido manto di neve.
“ma che … Helena!? Cosa le prende?”
“signor Borodine, lei oltre che maniaco è pure un’idiota! Il più grande idiota che abbia mai messo piede su questa Terra!” gli disse con indignazione “aveva accanto a se una ragazza giovane e dall’animo tanto meraviglioso che era stata capace di amare persino lei, le aveva addirittura perdonato tutto. E l’ha mandata via. Per cosa? Per ritentare la sorte con una persona che mai e poi mai la vorrà? La sa una cosa? Lotjuska ha fatto bene ad ascoltarla e ad andarsene il più lontano possibile: le avrebbe fatto soltanto del male, e lei sarebbe stata troppo buona a perdonarla sempre. Ma se crede che ora che se ne è andata avrà campo libero con me si sbaglia di grosso, Borodine. Ora mi disgusta ancora di più di quando mi ha imprigionata nella sua fabbrica infernale e di quando si è introdotto nella mia stanza”
Serguei perse il contro e si rialzò di scatto, furioso.
“crede davvero che l’abbia lasciata per lei? Per ritentare la sorte, come ha detto, con una persona che non mi vorrà mai? L’ho capito fin troppo bene che per lei io sono soltanto un essere spregevole senza una sola qualità degna di essere apprezzata, e consapevole di questo mi rifiuto persino di pensarci a ritentare con lei! A Komkolzgrad credevo che saremmo stati bene insieme, ma ho capito che per quanto io l’avessi trattata magnificamente, come una regina, lei non mi avrebbe mai dato un briciolo di amore. E l’amore era l’unica cosa di cui avevo bisogno perché riaffiorasse in me quel poco di bene che mi era rimasto”
“ma allora, se io non sono più nulla ed è così innamorato di Lotjuska, perché l’ha lasciata andare via? In quel modo orribile, tra l’altro!”
“perché, appunto, l’amavo. L’amavo con un amore che a volte costringe a lasciarla andare quando la propria presenza la mette in pericolo”
Poi tornò in fretta dentro l’albergo, rendendosi conto che la maschera non bastava più per nascondergli le lacrime.

Helena restò lì, senza parole, a riflettere su tutto quello che era successo. Possibile che non avesse capito subito come erano andate le cose? Eppure i fatti erano successi tutti sotto i suoi occhi.
“James, riportami dentro. Qui comincia a fare troppo freddo”
“certo madame” rispose l’automa James in maniera meccanica.
“hai visto anche tu quello che è successo poco fa, vero?”
“l’ho visto”
“credi anche tu che Serguei l’abbia mandata via perché l’amava?”
“non sono stato progettato per riconoscere dei sentimenti tanto complessi. Il mio scopo è di esserle di aiuto, madame”
“capisco, James. Eppure ho sempre più la convinzione che ci sia sfuggito qualcosa”
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 4 Dec 2018 18:05

Letto tutto, molto bene. Il prossimo! :mrgreen:
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