Fan Fiction

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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 22 May 2018 16:06

Beh, per la prima domanda è semplice rispondere: per me i capitoli sono troppo brevi :lol: . Per le altre ti chiedo di darmi un po' di tempo, vorrei rileggermi con calma gli altri capitoli per dare un giudizio complessivo.
Per quanto riguarda le cose che dovrebbero accadere: visto che siete arrivati ad Aralbad, avresti in programma la morte di Helena e magari l'arrivo di Cantin?
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 23 May 2018 01:01

Ricevuto! Sto già lavorando per allungare i prossimi capitoli :asd:
Aspetto il verdetto finale per le altre domande (quando vuoi)

Breve anticipazione (cercando di tenere al minimo gli spoiler): nei prossimi capitoli Helena avrà un ruolo piuttosto importante, ma non morirà mentre noi siamo lì (non sono sicura che questo coincida con la notizia al giornale ... qui sono già passati alcuni mesi da quando Kate ha fatto saltare Komkolzgrad, quindi potrebbe essere che nel gioco a questo punto Helena sia già morta ... a dire il vero non lo so. Però per la trama che avevo in mente avevo bisogno di lei, quindi diciamo che è ancora viva). Anche Cantin avrà un ruolo nei prossimi capitoli, forse un po' meno rilevante rispetto ad Helena, ma penso che se riesco ad inserirlo bene nella trama potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante.
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Wed 23 May 2018 16:37

Beh, rileggendo i primi capitoli, al momento in cui Serguei ti ha imprigionata, erano passate tre settimane dall'esplosione (fine Aprile).
In ogni caso credo che non vada molto in contrasto con il gioco (magari siete nel periodo estivo... se diamo per buona che Syberia 2 è ambientato in Settembre, quindi Helena è morta in quel mese lì...), unica eccezione forse Cantin.
Ma lasciamo perdere queste pignolerie, ora è tutto perfetto!!! COFF!!!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 23 May 2018 23:57

Periodo estivo?! :shock: ma alla casa di riposo ho fatto nevicare ... e volevo far nevicare anche ad Aralbad ... beh, facciamo finta che il riscaldamento globale stia facendo nevicare in Russia ... :looksi:
E per quanto riguarda Cantin ... paradosso. Ne abbiamo fatti tanti di paradossi, uno in più non farà male!

Ma lasciamo perdere queste pignolerie, ora è tutto perfetto!!! COFF!!!

Appunto! Non parliamone più, è tutto perfetto! :mrgreen:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 29 May 2018 16:32

Considerando che siete in piena Siberia non penso che essere in estate possa dare dei problemi... o sbaglio?

Per quanto riguarda le domande che mi avevi fatto, sono quasi a fine lettura. A breve risponderò.
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Tue 29 May 2018 23:29

Considerando che siete in piena Siberia non penso che essere in estate possa dare dei problemi... o sbaglio?

Vero ... solo che parlare di neve in estate avrebbe potuto far fare un po' di confusione, ma se non da problemi allora continuo a far nevicare! :mrgreen:

Per quanto riguarda le domande che mi avevi fatto, sono quasi a fine lettura. A breve risponderò.

D'accordo, a più tardi
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Wed 30 May 2018 15:56

Giudice - Siamo giunti a un verdetto!
Loty - :stress:

Dunque, leggendo ho notato il tuo soffermarti molto sulle descrizioni, ma non è affatto un male, anzi, aiuta molto ad immedesimarsi nella storia, capire i pensieri dei personaggi, le loro emozioni; erano i dialoghi che forse all'inizio mancavano, ma ora vedo che stanno un po' aumentando. Insomma, è funzionale alla storia: più descrizioni all'inizio, con la fabbrica crollata, Serguei da salvare, tutta una serie di emozioni e riflessioni, quindi il parlato qui serviva a poco... e ora che si va avanti (incontro con nuovi personaggi, viaggio, e altre situazioni) serve di più. Continua ad alternare dialoghi e descrizioni e riflessioni, per non rischiare di essere pesante, cerca di restare equilibrata.
La lunghezza dei capitoli ti ho già detto che per me è breve, quindi :asd: . Per le richieste, esclusa la morte di uno dei protagonisti ( :bah: , anche se mi hai promesso la versione "Ed"), mi aspettavo l'incontro con Helena, Cantin (che dovrebbero quindi arrivare nel prossimo?) e magari fare altri riferimenti a Kate (incontrarla adesso mi sembra un po' dura :mrgreen: ).
Ah, dimenticavo. Mi piacerebbe se tu riuscissi a far rientrare in scena Ethan o magari Ivan, visto che era un giramondo!
Spero ti sia stato d'aiuto!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 30 May 2018 22:16

Dunque, leggendo ho notato il tuo soffermarti molto sulle descrizioni, ma non è affatto un male, anzi, aiuta molto ad immedesimarsi nella storia, capire i pensieri dei personaggi, le loro emozioni; erano i dialoghi che forse all'inizio mancavano, ma ora vedo che stanno un po' aumentando. Insomma, è funzionale alla storia: più descrizioni all'inizio, con la fabbrica crollata, Serguei da salvare, tutta una serie di emozioni e riflessioni, quindi il parlato qui serviva a poco... e ora che si va avanti (incontro con nuovi personaggi, viaggio, e altre situazioni) serve di più. Continua ad alternare dialoghi e descrizioni e riflessioni, per non rischiare di essere pesante, cerca di restare equilibrata.

Spasiba per il verdetto!
Farò il possibile per tenere tutto in equilibrio :asd:
Adesso che siamo nella seconda parte ci saranno alcune "aggiunte" narrative; non anticipo nulla ma alcuni capitoli avranno un impostazione più complessa. Non renderà difficile la lettura perché manterrà la stessa stesura e la stessa continuità, solo che volevo rendere il racconto più completo e dare un punto di vista più profondo all'intera storia. Comunque te ne accorgerai subito di queste novità; spero di riuscire ad inserirle bene, di mantenere la coerenza e che piacciano. Andando avanti mi farai sapere.

La lunghezza dei capitoli ti ho già detto che per me è breve, quindi :asd: . Per le richieste, esclusa la morte di uno dei protagonisti ( :bah: , anche se mi hai promesso la versione "Ed"), mi aspettavo l'incontro con Helena, Cantin (che dovrebbero quindi arrivare nel prossimo?) e magari fare altri riferimenti a Kate (incontrarla adesso mi sembra un po' dura :mrgreen: ).

I prossimi capitoli saranno più lunghi, promesso (sono una donna di parola :mrgreen: ); le questioni vita/morte dei personaggi le avrei già inquadrate nella trama, se le andassi a modificare dovrei ritoccare anche parecchi altri capitoli già abbozzati (tecnicamente avrei già scritto il finale e pronte le bozze per un seguito).
Cantin ed Helena saranno qui a momenti (nei prossimi due capitoli li incontreremo) e riguardo a Kate ... niente spoiler :prr:

Ah, dimenticavo. Mi piacerebbe se tu riuscissi a far rientrare in scena Ethan o magari Ivan, visto che era un giramondo!
Spero ti sia stato d'aiuto!

Ethan è quasi sicuro che ricomparirà. Ivan ... chissà, potremmo incontrarlo per strada.
Grazie mille per l'aiuto. Prossimo capitolo in arrivo!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 6 Jun 2018 23:46

CAP.16



Komkolzgrad, 14 Settembre 1959

Il treno aveva appena raggiunto la sua destinazione, non si era ancora fermato che Serguei aprì il finestrino per respirare l’aria della sua nuova casa. Non fu la migliore delle idee, perché i suoi polmoni vennero immediatamente invasi da un intenso fumo e Serguei dovette continuare a tossire per oltre un minuto prima di riprendersi. Tuttavia era così emozionato da non darci troppo peso; si sarebbe presto abituato a quell’aria, a quei rumori ripetitivi, a tutte quelle novità che gli si stavano presentando davanti. Scese insieme al resto dei giovani minatori che erano appena arrivati al Complesso di Komkolzgrad per lavorarci giorno e notte; erano tutti emozionati, alcuni un po’ intimoriti, altri pieni di curiosità. Serguei voleva perlustrare ogni angolo della fabbrica e della miniera, ed allo stesso tempo le gambe gli tremavano per l’ansia; sarebbe dovuto restare lì a lungo, probabilmente per parecchi anni. Ma sapeva che lavorare lì come minatore gli avrebbe garantito una bella pensione e una vita tranquilla. Nella sua mente era già tutto pronto: avrebbe lavorato lì per un po’, dopodiché si sarebbe trovato una casa, magari a Mosca, si sarebbe fatto una famiglia e avrebbe fatto una piacevole vita, senza colpi di scena. Forse avrebbe ripreso a suonare il pianoforte; se fosse diventato bravo avrebbe potuto suonare da qualche parte, oppure far parte di un complesso musicale. Da bambino aveva buone possibilità di diventare un pianista di successo, ma suo padre Borislav preferì che terminasse gli studi per poi andare a lavorare in fabbrica. Era per il suo bene, voleva garantirgli un futuro.

E così eccolo arrivato a Komkolzgrad. Gli sembrava il posto più bello del mondo, anche se era esattamente come qualunque altra fabbrica; ma quella era la sua, quella in cui avrebbe lavorato, vissuto, dove si sarebbe fatto degli amici e chissà quante persone avrebbe visto passare di lì. Persino le rotaie sembravano desiderose di accogliere nuovi treni.

All’epoca Serguei era un diciassettenne energico e pieno di forze. Snello, capelli scuri e occhi verdi, già ai tempi della scuola aveva destato l’attenzione di alcune ragazze; ma suo padre era stato chiaro: nessuna distrazione. Al momento Serguei non si preoccupava di trovarsi qualcuna con cui avere una relazione, era troppo preso dalla sua nuova avventura, ma sognava che una volta fuori di lì si sarebbe trovato una donna con cui passare il resto della sua vita.

Il gruppo di nuovi minatori venne subito accolto dal direttore della fabbrica, un certo Dimitri Arefyev. Aveva circa quarant’anni, alto, massiccio e muscoloso; più che un direttore aveva l’aria di essere un minatore, il più esperto di tutti. Molto probabilmente lo era stato.
“buonasera compagni. Spero abbiate fatto buon viaggio”
Alcuni annuirono, altri restarono immobili ad ascoltare.
“iniziamo subito con una visita alla fabbrica e alla miniera, da domani sarete minatori ed è meglio che sappiate fin da subito come muovervi. Lascio che sia il compagno Ivan Tolendov a spiegarvi tutto” poi Dimitri fece il suo primo vero sorriso “benvenuti al Complesso Industriale di Komkolgrad” disse prima di allontanarsi e lasciare ad Ivan la guida del gruppo.


Magnitogorsk, 6 Ottobre 2000

Nadja aveva appena finito di preparare la valigia grande e la stava appoggiando di fronte alla porta d’entrata; era così di fretta che non si accorse che suo fratello Vladimir invece di prenderla l’aveva scavalcata e l’aveva raggiunta in camera sua.
“sei sicura di quello che stai facendo?” gli chiese, perplesso “voglio dire … scappare via come dei ladri. Dev’esserci un altro modo”
“no, non c’è” rispose lei seccamente prendendo una borsa più piccola ed infilandoci dentro il portafoglio e i documenti.
“perché non chiami tuo marito e gli dici di venire qui? Lui saprà come risolvere la questione”
“e come? Non è nemmeno cittadino russo, cosa vuoi che conti la sua opinione qui?”
“lascia perdere la cittadinanza! È il padre di Lotjuska!”
“io sono sua madre e non gliene è importato nulla a nessuno! Ora Mauro ci sta aspettando in Germania. Andiamo da lui il prima possibile”
“io … non lo so se è una buona idea … non potrai nasconderla per sempre”
“per sempre no. Ma di sicuro non me la porteranno via oggi”

Nadja andò in cucina dove aveva lasciato sua figlia, Lotjuska, la prese in braccio e senza dire nulla la caricò in macchina, salì sul sedile anteriore del passeggero e fece cenno a Vladimir di partire.
La vecchia automobile partì lentamente, poi si immise nel modesto traffico notturno ed andò verso la stazione, evitando di proposito tutte quelle strade in cui temevano ci fossero dei posti di blocco. Nulla doveva fermarli quella notte. Nei sedili posteriori Lotjuska guardava fuori dai finestrini, fingendo che quella non fosse una fuga ma una gita; era ancora giovane ed ingenua, ma era già capace di rendersi conto che c’era qualcosa che non andava. Tutta quella fretta nel partire, la voce rotta di sua madre mentre diceva alla nonna che se ne dovevano andare per un po’ di tempo – quando sapevano tutti che probabilmente non avrebbe più fatto ritorno in Russia – e tutti quei discorsi che ultimamente le faceva, di avere fede. Le diceva in continuazione di avere fede.

La valigia di Lotjuska, una piccola borsa marrone, era lì sotto i suoi piedi ed era riempita soltanto con vestiti, alcuni giocattoli e dei libri per bambini. Ancora non capiva perché quelli li aveva potuti portare via mentre il suo preferito doveva restare a casa della nonna.
Teneva sotto braccio il peluche di un tigrotto, quello con cui dormiva sempre e intanto guardava il paesaggio cambiare man mano che si avvicinavano alla stazione. Una volta arrivati presero le valige e corsero verso il loro treno sperando di non avere imprevisti; il loro tragitto venne interrotto da due poliziotti che li fermarono per controllare i documenti.
“cosa avete nelle valige?” domandarono, rivolgendo loro pochi sguardi.
“vestiti, alcuni libri di romanzi, mia figlia ha dei libri prescolastici, e dei giocattoli”
I poliziotti esaminarono velocemente le valigie e poi li lasciarono andare, salutandoli con tono inaspettatamente gentile.

Nadja, Vladimir e Lotjuska salirono sul treno e una volta partiti finalmente si sentirono al sicuro.
“Nadja … forse quelle minacce erano solo esagerazioni dette da un tizio fuori di se”
“forse, o forse no. Stavano diventando troppo frequenti e cominciavo a temere che volesse davvero portarmi via Loty. Non sai quanto mi costa lasciare la Russia. Amavo la città in cui vivevamo, davvero. Ma per il momento è più sicuro se ne stiamo lontani”

____________________________________________________________________________________________________


“Aralbad?” incredulo Serguei si alzò di scatto, raggiungendo Lotjuska ancora ferma di fronte al finestrino. Quel nome suonava come un’utopia nella sua mente, non si aspettava di trovarsi dalla parte opposta della loro meta, ma d’altro canto era anche emozionato all’idea di trovarsi ad Aralbad. Aveva sentito tanto parlarne e sapendo che il suo mito, Helena Romanski, si trovava lì era ancora più curioso di scendere dal treno e guardarsi intorno. Ma non subito. Al suo fianco c’era Lotjuska che non aveva idea di come muoversi e non si sarebbe mai sognato di lasciarla lì da sola. Era sorprendente quando lei fosse riuscita a cambiare le sue priorità; un tempo sarebbe già sceso dal treno senza guardare in faccia nessuno, adesso non riusciva a fare un passo senza averla accanto.
“beh, ora mio padre non ci troverà di sicuro. Abbiamo completamente sbagliato treno” Lotjuska tornò in se dopo lo sconcerto iniziale, prese la borsa, tornò da Serguei e tenendolo sotto braccio gli fece un cenno per chiedergli se anche lui fosse d’accordo sul scendere e guardarsi intorno. Lei non sembrava del tutto convinta.
“Loty, è così grave? Abbiamo solo sbagliato treno”
“no, in realtà non è così tragico come mi è sembrato subito. Questo ‘imprevisto’ farà perdere tutte le nostre tracce e … beh … anche se non ho idea di che cosa potremmo fare qui … forse è la volta buona che fermiamo a riprendere fiato. A questo punto non c’è fretta di ripartire”
Serguei le baciò la fronte “speravo che lo dicessi. Ho proprio bisogno di recuperare un po’ di energie”

Scesero dal treno e respirarono finalmente un po’ d’aria fresca; Lotjuska rabbrividì quando una folata di vendo gelido la travolse e i primi fiocchi di neve cominciavano a cadere sopra le loro teste.
“sbaglio o è un po’ freschetto qui?” disse minimizzando.
“non sono sicuro di dove si trovi Krasnojevo, ma credo che qui siamo un bel po’ più a nord-est” Serguei si tolse la giacca e la mise sulle spalle di Lotjuska.
“Serghy, così ti congelerai!” stava già per togliersi la giacca per restituirgliela, ma Serguei la fermò.
“penso di essere abbastanza in carne da poter resistere un po’ di tempo al freddo, ma tu sei tutta ossi, ti prenderai un malanno se non ti copri abbastanza”
Lotjuska sospirò e cedette. In fondo, non aveva tutti i torti; lei era una di quei Lauda che di costituzione si ritrovavano con un corpicino esile che, per quanto potesse essere aggraziato e piacevole, era inevitabilmente più gracile e indifeso di fronte a virus e malattie. Era una cosa che interessava la maggior parte della famiglia: sua madre Nadja, lo zio Vladimir e la zia Anjuska. Solo Fridrih, l’unico che aveva caratteristiche e lineamenti più simili al padre, era quello un po’ più tarchiato e robusto.

Serguei e Lotjuska restarono fuori per alcuni minuti per sgranchirsi le gambe, ammirare il paesaggio – un po’ spoglio, ma molto affascinante e tranquillo – e vedere il treno ripartire verso est; si erano domandati cosa potesse esserci oltre Aralbad, ma nessuno dei due ne aveva idea. Decisero poi di andare verso quell’edificio, quell’hotel che un tempo era sicuramente stato molto in voga … ora un altro dei pezzi di storia che stava finendo nel dimenticatoio.
“ho sentito così tanto parlare di Aralbad” commentò Serguei scrutando il molo che si trovava oltre l’albergo “qualche volta ho persino fantasticato sulla possibilità di venire a stare qui un po’ di tempo”
“sembra un bel posto. Sono curiosa di vedere com’è dentro”

Mentre camminavano videro uscire dall’albergo un uomo, alto ed immenso, che veniva loro incontro. Non pensarono subito che stesse davvero andando verso di loro, ma poi rallentò man mano che si avvicinava e di lì a poco si fermò di fronte a loro e si presentò.
“salve, mi chiamo Nick Cantin” strinse la mano ad entrambi.
“Serguei Borodine”
“Lotjuska Lauda”
Seguì un breve silenzio. Serguei e Lotjuska si stavano chiedendo cosa volesse da loro, e Cantin in quel momento non si aspettava di stringere la mano a qualcuno che aveva appena conosciuto di nome; rimase per un attimo senza parole, fissando quella persona che all’improvviso dava una forma a quel nome che aveva in testa.

“mio … eh … mi scusi, può ripetermi come si chiama?” domandò Cantin, iniziando ad impallidire.
“… Serguei Borodine”
“sono di fronte ad un fantasma … ?!”
“prego?”
“ho sentito parlare di lei proprio oggi, ma mi hanno detto che era morto!”
Serguei resto a fissare Cantin, ora era lui ad essere rimasto senza parole. Si, per una attimo aveva pensato di essere morto, quando la fabbrica gli era crollata addosso e Lotjuska non era ancora arrivata a tirarlo fuori; ma chi altri poteva dire che era morto? Kate Walker? Helena Romanski? Senza dubbio una di loro.
“l’hanno informato male!” rispose, irritato “come vede io sono qui, vivo e tutto intero!”
“certamente. Lo vedo … mi scusi, non la volevo offendere. Solo non mi aspettavo di incontrarla”

Chiarita la questione, fu Lotjuska a prendere la parola.
“se non sono indiscreta, lei cosa c’entra con Serguei?”
“oh assolutamente niente! Sto cercando una persona e nell’indagare ho dovuto sapere tutto quello che è successo negli ultimi mesi, e una signora anziana mi ha parlato di lei, dicendomi che era morto” abbassò lo sguardo, non del tutto a suo agio nel riferirgli le seguenti parole “ad essere sincero, quella donna non era per niente contenta di doverla ricordare”
“Helena?”
“proprio lei”
Serguei fece un profondo respiro, offeso nell’essere un ricordo così sgradevole per Helena, il suo più grande mito.

“visto che è qui, avrei bisogno di farle alcune domande, signor Borodine”
Serguei alzò le spalle, restando indifferente alla richiesta di Cantin; avrebbe risposto a tutto quello che gli avrebbe domandato, ma non riusciva a capire come sarebbe potuto essergli di aiuto.
“vi devo lasciare da soli?” Lotjuska si stava già allontanando di qualche passo quando Cantin la fermò con una mano sul braccio e riportandola dov’era un attimo prima. Nonostante fosse un gesto del tutto innocuo, Serguei trovò irritante che qualcuno che non fosse lui l’avesse toccata.
“Lauda, resti pure, ho bisogno di più punti di vista possibili e lei potrebbe essermi di aiuto” tirò fuori un blocco note un po’ sgualcito e scribacchiato in maniera illeggibile, poi tornò a guardare i suoi due interlocutori.
“che mi sapete dire di una certa Kate Walker?”

A quel nome il rancore di Serguei si riaccese come una fiammata.
“Kate Walker?! Quella vandala!! Mi ha distrutto la fabbrica! Lei! È stata lei che a momenti mi uccideva! Quella donna dev’essere rinchiusa da qualche parte e bisogna gettare la chiave!”
“Serghy, calmati!” Lotjuska lo prese sottobraccio e lo strinse a se, sperando di tranquillizzarlo.
“so dell’incidente, di recente sono passato per Komkolzgrad e ho visto com’era ridotta. Sono davvero dispiaciuto per la sua fabbrica, signor Borodine, ma mi fa piacere vedere che ne sia uscito vivo. Per caso sapete dirmi dov’era diretta? Ha per caso detto dove sarebbe andata dopo essere stata a Komkolzgrad?”
Serguei rimase in silenzio, fissando un punto indefinito per terra, cercando di ricordare se gli avesse detto qualcosa.
“non ha detto nulla, ma è passata di sicuro per Aralbad. Poco prima che mi distruggesse la fabbrica era lì con Helena, e l’avrà riportata qui. Dopodiché … non so”
“le ha mai parlato di un certo Hans Voralberg? O della fabbrica di giocattoli Voralberg?”
Serguei incrociò le braccia ed accennò un sorriso sarcastico.
“Hans Voralberg? Fabbrica? Si, ha accennato a lui. Mi faccia indovinare: un’altra fabbrica da distruggere e un altro pover’uomo da far fuori?!”
Lotjuska gli diede una leggera gomitata sul fianco.
“Serghy” gli disse con tono di voce un po’ più basso e intimo “non andare troppo sul personale”
Serguei, nascosto dalla maschera, alzò gli occhi al cielo, innervosito dall’argomento.
“beh, non so altro”

Cantin scrisse un paio di cose sul suo blocchetto di note, poi osservò Lotjuska.
“lei? Ha qualcos’altro da dire?”
“sono arrivata dopo che la fabbrica è crollata. Ho tirato Serguei fuori dalle macerie e abbiamo lasciato quel posto” distolse lo sguardo e si morse il labbro con indecisione “… nient’altro”
“hmm” Cantin non era del tutto convinto che Lotjuska avesse veramente detto tutto, ma non la forzò.
“immagino che sarete stanchi”
“più che altro vorremmo andare all’albergo, prenotare una stanza, se disponibile, mangiare qualcosa e poi rilassarci un po’”
“allora non vi trattengo oltre. Forse ci rivedremo domani, prima che io prosegua le ricerche”
Serguei e Lotjuska avevano già iniziato ad andare verso l’albergo quando Cantin li chiamò.
“solo una cosa. Lauda, potrò parlarle ancora, prima che io parta?”
“beh … penso di si”

Ripresero a camminare.
“speriamo di no” disse Serguei.
“cosa?”
“non mi va che quello ti parli ancora”
“nemmeno io sono sicura di volergli parlare. Si, mi è sembrato gentile, ma non so se posso fidarmi. Non mi va di parlare di cose in cui nemmeno sono coinvolta con qualcuno che non conosco”
“non è solo per quello … Loty … io … mi sono appena accorto di essere … ehm … di essere geloso” disse, pieno di imbarazzo, ma deciso ad essere sincero con lei.
“geloso di quello? Ma dai!”
“di quello, e penso di chiunque altro. Sono troppo innamorato di te, non riesco più a sopportare che qualcun altro che non sia io ti guardi o ti tocchi”
“Serghy, è normale. Solo, sta attendo a non essere troppo geloso. Faresti del male ad entrambi”
“lo so, lo so … forse sto solo esagerando”
Lotjuska si strinse più stretta a lui. Aveva voluto fare la parte della ragionevole, ma in realtà era felice di sapere che Serguei era geloso. Non era mai stata così importante per nessun altro, e ora che aveva trovato qualcuno che amava davvero le faceva piacere sapere che anche lui la voleva tutta per se e soltanto per se.

Entrarono nell’albergo e videro il direttore completamente assorto nell’assistere ad una partita di calcio, trasmessa da un piccolo televisore malandato.
“e-ehm” Lotjuska tentò discretamente di attirare la sua attenzione, ma non servì a nulla. Allora Serguei si mise di fronte a lui.
“mi scusi?”
“ … ah, buonasera! Sono Felix Smetana, il direttore dell’albergo” Felix tentò di mostrarsi gentile, ma la presentazione risultò essere abbastanza fredda.
“ci sono camere libere?”
“tutte quelle che volete … questo albergo non è più molto frequentato”
“ok … ehm … una stanza, per favore”
“letto singolo o matrimoniale?”
Serguei e Lotjuska si scambiarono uno sguardo perplesso.
“beh, siamo in due … “
Felix si sentì leggermente in imbarazzo. Aveva fatto quella domanda perché non si aspettava che loro due avessero intenzione di dormire nello stesso letto. Chi si sarebbe mai aspettato che quel vecchio eccentrico e quella giovane ragazza in nero dormissero insieme?

“eh, giusto. Allora, letto matrimoniale” registrò i loro nomi e poi consegnò la chiave.
“buona permanenza!”

Saliti al piano dove si trovava la loro camera, nel corridoio incontrarono di nuovo Cantin.
“che coincidenza, avete la camera qui?” notò la porta dove stavano inserendo la chiave “siete proprio di fronte a me!”
“fantastico…” pensò Serguei “persino vicini di stanza. Ora approfitterà di ogni occasione per interrogarci”.
“ora che fate?” chiese Cantin.
“dato l’orario pensavamo di scendere a cenare”
“ottimo, anch’io. Vi dispiace se mi unisco a voi?”
“eh … insomma …” Serguei e Lotjuska continuavano a scambiarsi sguardi incerti.
“sto facendo un lungo viaggio tutto da solo. Mi farebbe piacere avere un po’ di compagnia”
“ … ok … ehm … ci vediamo giù, allora”

Serguei entrò nella camera e prima che Lotjuska potesse parlare lui era già in preda all’esasperazione.
“sta a vedere che questo ora non ci molla più?!”
“amore, da quel che ho capito, a breve partirà. Cerca di sopportarlo”
“sopportarlo? Sai cosa prevedo? Che passerà tutta la serata a chiederci di Kate Walker, di Hans e di tutte quelle cose di cui non ho alcuna intenzione di parlare. E poi, dato che siamo vicini di stanza, e che nel frattempo saremo diventati grandi amici, approfitterà della vicinanza per incontrarci ancora e di cosa parleremo? Ancora di Kate. E perché no? Magari ci invita nella sua stanza e finisce che passiamo tutta la notte la, a parlare di una cosa soltanto!”
“calmati. Sono sicura che non andrà così. Sarà pure il suo lavoro, ma non penso che voglia passare la serata e la notte a lavorare! Magari vuole davvero solo un po’ di compagnia” gli rimise la giacca sulle spalle, grata che gliel’avesse prestata. Tuttavia era ancora convinta che stesse meglio a lui.
Serguei fece un paio di respiri, poi si tranquillizzò.
“d’accordo. Ma stanotte ci chiudiamo in questa stanza e non permettiamo che niente e nessuno ci interrompa. Ho cose molto importanti di cui occupami …” la guardò e sorrise maliziosamente accarezzandole i capelli “con te”.

Al contrario di ogni previsione, la cena fu piacevole, e per il resto della serata non si parlò mai di Kate o di dove potesse essere. Serguei si scoprì stranamente a suo agio nel parlare con Cantin, anche se Lotjuska non aveva detto granché. Ancora non si fidava, ma dovete ammettere che per quel poco che sapeva, sembrava essere un tipo a posto. Ma quando l’orologio segnò la mezzanotte Serguei non ne volle più sapere di chiacchiere e di scacchi, e con una certa fretta sollecitò Lotjuska a seguirlo.

Una volta in camera Serguei chiuse a chiave la porta ed iniziò ad allentarsi la cravatta e sbottonarsi la camicia.
“forse dovrei perdere qualche chilo. Fra un po’ non mi si chiude più la camicia …”
Lotjuska lo abbracciò da dietro e gliela tolse.
“potresti anche farne a meno” tenendolo stretto a se indietreggiò fino a raggiungere il letto; attese qualche secondo, il tempo che Serguei impiegò per togliersi la maschera e lasciarla cadere sul tappeto, dopodiché si lasciarono scivolare sopra le lenzuola di seta e rimasero per un attimo ad osservarsi, persi nei loro sguardi, senza alcuna voglia di chiudere gli occhi.

“possibile che ogni volta che ti stringo è come se fosse la prima?” Lotjuska lo abbracciò e lo baciò ripetutamente su tutto il viso, ignorando i tentativi di Serguei di liberarsi per un istante per parlarle.
“Loty … Loty …” la chiamava in continuazione, cercando di riprendere fiato tra un bacio e l’altro.
“che c’è?”
“…” Serguei ci pensò, ma non ricordava più nulla “… lascia stare” e si rituffò tra le sue braccia.


NOTE:
ho allungato un po' il capitolo!!! Lo so, ad allungare il capitolo sono stati i due flashback, ma anche quando/se non ci saranno pensavo di tenere più o meno questa lunghezza. Adesso è abbastanza lungo?!

Flashback: era questa l'aggiunta a cui avevo accennato; per il momento sono una prova: volevo occuparmi un po' del passato di entrambi e gradualmente proseguire le loro storie "divise" fino al momento dell'incontro. Di per se non aggiungono nulla di nuovo alla trama, ma rende più completi i personaggi (non ho intenzione di raccontare la loro biografia nei minimi dettagli, giusto quel che serve per delineare la loro vita prima di incontrarsi).
Come dicevo, intanto è una prova, mi dirai tu se i flashback ci stanno bene oppure se "stonano". Se non funzionano, questa sarà la prima e ultima volta che li inserirò, se invece gli dai il via libera vedrò come gestirli (se metterli ad ogni capitolo oppure alternare, se farli più lunghi ...). Quindi adesso dipende da te :D
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Thu 7 Jun 2018 14:38

Evviva!
Sì, è abbastanza lungo, ma me lo sono già letto tutto :cry: ... mi serve il nuovo capitolo!
Molto interessante l'aggiunta dei flashback (sono curioso riguardo alla tua storia :mrgreen: ), non vedo l'ora di saperne di più!
E carini i riferimenti all'Off-Topic (da Borislav all'"essere tutto ossi" :lol: , oltre alla gelosia di Serguei per via di Cantin).
DOV'E' IL CAPITOLO 17!?
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Mon 11 Jun 2018 22:44

La mia storia sarà una sorta di autobiografia ...
Serguei - dobbiamo proprio rendere così tragica la nostra storia inserendo la tua autobiografia?!

Visto che nell'Off Topic ci sono così tanti spunti, perché non usarli?! Sarebbe bello implementare la storia di Serguei citando i suoi parenti. La questione "gelosia" era già prevista, poi il mio sogno l'ha concretizzata (che l'abbia sognato proprio perché stavo pensando a come far ingelosire Serguei!? :grat: )

Capitolo 17 in arrivo ... a più tardi!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 25 Jul 2018 00:55

CAP.17
(questo è il regalo di bentornato per Oscar :mrgreen: )



Quella notte la stanza d’albergo sembrò cambiare forma in continuazione; era abbastanza spaziosa, con un letto matrimoniale, un armadio, un tavolino con due sedie e un’ampia finestra che dava sul molo. Ma per alcune ore ogni cosa si svolse sopra un letto, piacevolmente limitato, che aveva ridimensionato completamente la camera, facendola diventare piccola ed intima. Gli unici rumori che si potevano sentire erano le lenzuola che si muovevano e i profondi respiri dei due amanti completamente persi tra le loro braccia.

In lontananza si sentì una campanella richiamare l’attenzione dei clienti dell’albergo, cosa che attirò lo sguardo di Serguei verso l’orologio appeso alla parete della loro camera; segnava le otto in punto, era l’ora in cui veniva servita la colazione. Ma Serguei e Lotjuska avevano ben altro da fare in quel momento; si rannicchiarono ancora di più sotto le coperte e continuarono ad abbracciarsi e baciarsi come avevano fatto per tutta la notte. Sembrava passato così tanto tempo da quando si erano potuti sdraiare l’uno accanto all’altra senza alcuna fretta e ignorando completamente cosa fosse l’ansia. Per quanto continuassero a coccolarsi, non ne avevano mai abbastanza.

Serguei sentiva così tanto il bisogno di recuperare decenni di mancato affetto e l’amore che Lotjuska gli dava, senza secondi fini ne riserve, sembrava ancora inverosimile per lui; non poteva fermarsi proprio ora. Una notte non bastava per averla, voleva posticipare l’alba all’infinito perché niente e nessuno potesse interromperli.
Dal canto suo, Lotjuska non era ancora abbastanza stanca e non permetteva a Serguei di allontanarsi da lei nemmeno per un istante; non si concedeva nemmeno il tempo per respirare e non conosceva pause in quegli interminabili momenti di passione. Senza il timore che qualcuno potesse di nuovo separarli, viveva ogni istante dimenticando tutto ciò che avevano dovuto passare per arrivare fin lì. La fabbrica crollata, la lontananza, la casa di riposo … erano tutti ricordi che sbiadivano ogni volta che le loro mani si sfioravano prima di stringersi in un abbraccio.

Verso l’ora di pranzo una forte pioggia incominciò a battere sul tetto, provocando un rumore impossibile da ignorare; normalmente la pioggia aveva effetti rilassanti su Serguei e Lotjuska, e in tutta onestà, entrambi ammettevano che era più bello concedersi a delle intimità tra loro quando pioveva. Era una colonna sonora che rendeva tutto più intenso. Ma quella pioggia, insieme al forte vento, era veramente caotica.

Serguei si sollevò a sedere, con la schiena appoggiata alla testata in legno del letto, e si stiracchiò tutti i muscoli; alla sua età passare tutta la notte e tutta la mattina immerso in un appassionante scambio di abbracci, uno più forte ed impetuoso dell’altro, metteva a dura prova il suo corpo, indebolito dal passare del tempo e fuori allentamento. Non credeva che amare potesse risultare addirittura più faticoso del lavoro in miniera; gli sembrava di aver lavorato per ore, invece ripensandoci, tutto quello che aveva fatto era stato stringere a se il corpicino esile e leggero della sua amata. Eppure era una fatica che lo rendeva felice.

“questa finirà nella lista delle mie nottate preferite” sospirò Serguei, lasciandosi incantare dal modo innocente in cui Lotjuska si era soffermata a guardarlo. Incredibile come il suo aspetto era capace di cambiare in così poco tempo; un attimo prima era un’ondata inarrestabile di passione, poi diventava dolce e placida. Serguei non sapeva decidere quale preferisse tra le due, e si domandava quali altre sfumature avrebbe scoperto se le fosse rimasto sempre accanto.
“quali sono state le altre?” domandò Lotjuska prendendo il suo specchietto tascabile dal cassetto accanto al letto ed iniziando a mettersi l’eyeliner.
“… la prima volta che abbiamo dormito assieme”
“ma quella volta eravamo ancora degli estranei, quasi”
“eri già l’amore della mia vita” Serguei l’abbracciò, con la massima cautela per non muoverla mentre si truccava.
“in effetti anche tu all’epoca cominciavi a piacermi, ma sai, non è così semplice affezionarsi. Con te valeva la pena di provare … ehi, che dici, uso il Tramp?” cambiò improvvisamente discorso, prendendo in mano il rossetto e mostrandolo a Serguei.
“qual è? Quello che piace a me?”
“l’ultima volta che l’ho messo hai detto che ti piaceva”
“quale hai messo l’ultima volta?”
“l’ultima volta ho messo il nero, ma io intendevo la volta prima”
“ehm …”
Dopo un attimo di silenzio, entrambi si resero conto della direzione ridicola che stava prendendo la discussione e Lotjuska ridendo si lasciò cadere su Serguei, il quale approfittò per stringerla forte al petto. Quando rideva era impossibile non guardarla; se rideva di lui, per assurdo, diventava ancora più bella.

“mettiti quello che vuoi, stai bene comunque”
Lotjuska si rialzò e tornò a guardarsi nello specchietto.
“altre notti? … qualcosa che non c’entri con noi, magari. Ci sono stati altri momenti degni di essere ricordati?”
"hmm, ce n'è una che mi piace ricordare:

___________________________________________________


Komkolzgrad, 17 Febbraio 1968

Dal treno fermatosi quella tarda sera era scesa una persona che Serguei ormai credeva di non rivedere più, anche se sapeva che prima o poi sarebbe tornato.
Boris fece il suo ingresso a Komkolzgrad con lo stesso effetto che scatenò quel giorno in cui partì. Tutti andarono ad accoglierlo e salutarlo, e solo dopo che se ne erano tutti tornati per i fatti loro Serguei riuscì ad avere l’occasione di riabbracciarlo.
Era così felice di rivederlo, ma quasi non lo riconosceva più. Il periodo che aveva passato come pilota nell’esercito lo aveva cambiato, non sapeva dire se in meglio o in peggio, ma almeno l’apparenza era quella di un uomo felice di essere tornato al punto di partenza, dove la sua storia ebbe inizio.

Boris era stato assegnato al cosmodromo, quindi Serguei non avrebbe avuto molte occasioni di vederlo, ma era determinato a creare delle situazioni ideali per passare del tempo assieme. In fondo non erano sempre al lavoro, nel tempo libero sarebbe stato semplice invitarsi a vicenda per bere una Vodka; lo fanno i minatori tra di loro, che problema c’era ad invitare quelli del cosmodromo? Eppure, sapere che non avrebbero più lavorato insieme lo faceva sentire così lontano. Ma intanto quella sera avrebbero festeggiato il suo ritorno stappando una bottiglia di Vodka ucraina … non era esattamente come la Vodka russa, ma non era niente male. Boris raccontò delle sue avventure nell’ovest della Russia, in Polonia e infine in Ucraina. Aveva viaggiato molto e Serguei un po’ lo invidiava; aveva visto così tante cose. Così inesperto da considerare Komkolzgrad come il mondo intero, per un attimo si sentì un novellino rispetto a lui. Ma poi Boris gli diede una pacca sulla spalla e gli disse:
“vedo che sei diventato un esperto qui! Dimitri mi ha parlato bene di te”
“beh, si fa quel che si può” rispose Serguei timidamente. Ce la stava mettendo tutta in miniera, ma non voleva sbilanciarsi troppo presto.
“punti a diventare direttore! È qualcosa in più del semplice ‘si fa quel che si può’”

Dopo altri due bicchierini lui riprese a parlare.
“allora, quand’è che ti sistemi?” gli domandò dandogli un’altra pacca sulla spalla, ancora più forte della prima.
“sistemarmi? Non ci ho ancora pensato. Prima dovrei vedere come si evolve la situazione qui”
Boris scosse la testa, guardandolo con finta esasperazione; Serguei ancora non riusciva a capire se fosse serio oppure se lo stesse prendendo in giro.
“se aspetti a vedere come vanno le cose qui andrà a finire che diventerai vecchio senza mai avere avuto una donna al tuo fianco” bevve un altro bicchiere e poi si mise a ridere “e poi cosa c’è da vedere? Il 1968 è praticamente appena iniziato e la miniera sta andando alla grande. Mi è capitato di visitarne altre durante i miei voli più vicino al confine e molte di esse non funzionavano bene come questa. Qui non manca nulla”
Serguei lo guardò perplesso; le fabbriche non dovrebbero essere tutte uguali?
“cos’abbiamo che gli altri non hanno?”
“roba da scavare? Qualche miniera si sta già esaurendo. Voi minatori scavate troppo velocemente … e poi da adesso ci sarò io con voi!”
Serguei scoppiò a ridere “e tu sei quel qualcosa di indispensabile che a tutte le altre miniere manca?!”
“beh, farò in modo di rimediare qualche bottiglia in più!”
“la Vodka non basta mai, soprattutto quando i minatori la sera vogliono distrarsi dopo tutto quel lavoro la sotto”
“Serguei, già vedo come andrà a finire: tu diventerai direttore, ti sposerai e ti farai una bella vita qui, nella zona residenziale. Gli alloggi non sono niente male … intendo quelli veri, non quelle stanze che danno temporaneamente ai minatori”
Serguei gli diede una spinta.
“ora sei davvero ubriaco. Le donne che passano di qui sono pochissime!”
“eh, lo so che nella vecchia Stalingrad ne passano molte di più, ma ce ne sarà stata qualcuna che si è fermata qui”
Dopo averci pensato per un istante, Serguei alzò le spalle con incertezza.
“ero troppo impegnato a scavare per guardarmi intorno”
“eppure Christine mi sembra una bella ragazza”
“chi?”
“Christine! La bionda! È persino venuta a salutarmi un attimo prima che tu mi raggiungessi. Impossibile che tu non l’abbia notata”
Serguei scosse la testa sillabando un NIET categorico e Boris ricominciò a ridere.
“ah Borodine, morirai solo …”

Quelle parole per un attimo contrastarono gli effetti della Vodka su Serguei; sentì un vuoto immenso dentro di se. Non voleva morire solo.
Poi la Vodka prese il sopravvento e si unì a Boris, chiacchierando fino a notte fonda.
Fuori nevicava ed era buio. Era una di quelle notti in cui si vuole ridere con qualcuno, non pensare a morire soli. Quando nevica non bisogna pensare di essere soli.

___________________________________________________


“e invece? Quante volte ha nevicato e tu eri da solo?”
Serguei abbassò lo sguardo, limitandosi ad accarezzare la spalla di Lotjuska con due dita leggere, quasi incerte.
“troppe … ma almeno adesso, posso godermi la neve e qualsiasi altra cosa insieme a te”
Lotjuska fu felice che Serguei le avesse raccontato quel frammento così importante per lui, ma non se l’aspettava; in realtà, credeva che le avrebbe parlato di altro.
“e … come te la ricordi, Helena Romanski?”
Serguei sorrise e chiuse gli occhi posando la testa sulla spalla di lei.
“la mia passione per lei ha occupato un periodo di tempo immenso della mia vita. Inutile dire che porterò sempre un bel ricordo con me”
“capisco” la voce di Lotjuska tradiva una lieve delusione; nulla di eccessivo, ma a Serguei non sfuggì.
“ma in poco tempo tu hai saputo farmi sentire come lei non ha mai fatto in tutti questi anni. Mi hai fatto provare cose che non avevo mai provato veramente per lei, ne per nessun’altra. Quindi, Helena è stata una musa per me, mi ha ispirato per decenni … ma tu mi hai fatto conoscere cosa significa sentirsi veramente vivi, in ogni senso”
Le baciò i capelli, rassicurandola; sapeva che Helena la ingelosiva, era inevitabile conoscendo tutto quello che lui in passato aveva fatto per lei, e trovarsi nello stesso albergo dove alloggia lei la metteva a disagio. Lotjuska cacciò via tutte le sue perplessità e si lasciò scivolare sui cuscini tutti accatastati disordinatamente e si accoccolò vicino a Serguei.

Restarono un po’ in silenzio, con gli occhi chiusi, ascoltando la violenta pioggia battere sul tetto, il vento e i tuoni in lontananza, poi a quei rumori si unì anche lo stomaco di Serguei che reclamava qualcosa da mangiare.
“si, si … ho capito” risposa Lotjuska dando due colpetti sulla pancia di Serguei “ora andiamo di sotto a pranzare”.


Mauro aveva raggiunto l’autonoleggio al quale si era rivolta Lotjuska, ma non gli seppero dire molto di dove erano andati dopo aver restituito la macchina; in fondo, cosa poteva importare loro? Mauro avrebbe dovuto arrangiarsi con il suo istinto. Entrò in un’edicola – la stessa in cui andò Lotjuska – e domandò se c’erano alberghi nella zona, o altri posti dove fermarsi. L’unico posto dove era possibili dormire era un vecchio albergo, ma al momento era chiuso per manutenzione; difficilmente Lotjuska si sarebbe adattata a dormire su una panchina, detestava stare all’aperto troppo a lungo, e non avrebbe nemmeno permesso che Serguei dormisse fuori, al freddo. Quindi dovevano per forza aver lasciato quel posto, molto probabilmente prendendo il treno, dirigendosi verso una destinazione in cui Lotjuska sarebbe stata in grado di orientarsi. Prese un taxi e raggiunse la stazione, ma una volta arrivato si sentì perso: c’erano decine di treni con altrettante destinazioni diverse. Mauro pensò che Lotjuska avrebbe scelto luoghi che lei conosceva, come l’Italia o la Germania. Prese in considerazione anche la Romania, dato che negli ultimi anni ci era andata parecchie volte con lo zio Fred e più di una volta vi si era fermata piuttosto a lungo. Non aveva mai capito cosa ci trovasse di tanto speciale in quel posto, anche se non aveva mai visto la casa di Fred, non si aspettava che fosse particolarmente bella.
Purtroppo almeno otto treni raggiungevano città di quelle nazioni e difficilmente sarebbe riuscito a prendere il treno giusto semplicemente scegliendo a caso.

Andò alla biglietteria.
“buongiorno, posso chiederle un’informazione?” si approcciò gentilmente, sperando che la sua domanda non venisse considerata troppo riservata.
“dica pure”
“vorrei sapere se di recente sono passate di cui due persone; una ragazza sui vent’anni con i capelli neri, non molto alta e quasi sicuramente vestita di nero, e un signore anziano, un po’ grassoccio, probabilmente con una giacca rosso scuro e, forse, con indosso una di quelle maschere che si davano un tempo nelle fabbriche”
La donna dall’altro lato del bancone ci pensò un po’.
“hmm, si, mi sembra di ricordarli. Sono venuti due sere fa e hanno preso due biglietti per Innsbruck”
“Innsbruck? Davvero?” Mauro non si aspettava quella città. Perché Lotjuska sarebbe dovuta andare in Austria? La conosceva così bene?!
“ora controllo” digitò frettolosamente dei dati al computer, convita di trovare la conferma di ciò che aveva detto, ma poco dopo si dovette ricredere.
“aspetti … no … ho venduto loro due biglietti per Innsbruck, ma sono stati timbrati dal controllore del treno diretto per Aralbad”
“è possibile che ci sia un errore?”
“hanno senz’altro sbagliato treno, e il controllore si è limitato a timbrare senza guardare il biglietto che avevano. Forse è stata colpa della fretta o della confusione … non era mai successo. Ma adesso con tutta probabilità sono finiti ad Aralbad … dalla parte opposta rispetto a dove dovevano andare” la donna era rimasta sconcertata da quella scoperta e si sentiva un po’ in pena per i due viaggiatori che, scendendo dal treno, si erano ritrovati da tutt’altra parte.
“la ringrazio” Mauro tirò fuori il portafoglio “potrei avere un biglietto per Aralbad?”

___________________________________________________

Amburgo, 12 Settembre 2006

Lotjuska era appena entrata nella nuova scuola e già si sentiva persa. Non ricordava molto del tedesco che aveva imparato da piccola, la prima volta che era stata in Germania. Ma non voleva continuare le scuole superiori in quel paesetto italiano dimenticato da tutti dove i suoi si erano trasferiti. Sembrava essere stato un colpo di testa di suo zio Fridrih, che all’improvviso propose di andare in Italia, quando lei aveva appena otto anni, forse nemmeno compiuti, e i suoi genitori lo seguirono senza fare storie. In realtà sapeva ben poco di cosa aveva portato a quell’improvviso trasferimento, era ancora troppo piccola perché lo potesse comprendere. Ma si era sempre chiesta perché fossero andati a comprarsi una casa in un posto sconosciuto ed antiquato quando c’erano città come Milano, Torino o Venezia dove potersi trasferire e stare meglio. Che fine avevano fatto i loro sogni per la loro unica figlia? Non erano loro che volevano che frequentasse una scuola d’arte per affinare la sua passione per il disegno? Perché allora mollare tutto e piazzarla in una scuola professionale per poi finire a lavorare dietro ad un bancone di un negozietto schiacciato da aziende mille volte più grandi di lei? Pazienza per i colpi di testa di Fridrih, perché tanto lui aveva già una casa in Romania, e lei l’aveva vista … era molto più bella dell’appartamentino che aveva affittato; ma proprio non capiva i suoi. E non capiva nemmeno perché dovesse esibire una carta d’identità diversa dalla sua, quella russa. Che problemi c’erano? Perché averne due, una delle quali considerava totalmente fasulla? Non c’era nemmeno il suo nome sopra quella carta. Solo molto più tardi Lotjuska scoprì che sua madre aveva avuto una lite furiosa con un giudice, quando ancora era in Russia, e a quanto pare le cause della lite erano talmente gravi che il giudice la minacciò di toglierle la figlia. Così sua madre fu costretta a scappare in Germania … poi per qualche motivo arrivarono in Italia e Lotjuska non fu più Lotjuska, ma una presunta ragazza italiana che si spacciava per tale.

Non sopportando più di fingere, decise di proseguire gli studi in Germania, a costo di esporsi con il suo vero nome.

Si stava guardando intorno, sperando che un professore la notasse e la aiutasse a trovare la sua classe. Per lei era tutto talmente nuovo che a momenti non riusciva nemmeno a distinguere gli studenti dagli insegnati, tanto era agitata.
“ti sei persa?” sentì una voce dietro di se. Lotjuska si girò di scatto e si trovò di fronte ad un ragazzo, forse uno studente. Non molto alto, grassoccio, con i capelli rasati a zero, gli occhi chiari e un pesante raccoglitore ad anelli sottobraccio.
“sto cercando il punto di ritrovo per le seconde”
“dovrebbe essere nella palestra”
“grazie … di che classe sei?”
“non studio qui. Sto solo aiutando mio padre con i registri. È il vicepreside”
“capisco. Mi chiamo Lotjuska” aveva dimenticato quanto fosse bello potersi presentare con il proprio nome.
“Edvard, piacere”

Si lasciarono con un saluto veloce, al suono della campanella, e Lotjuska corse verso la palestra arrivando giusto in tempo, prima che il preside iniziasse il suo discorso di benvenuto.
Per lei fu un bel salto passare da una scuola professionale dove le insegnavano a vendere cose ad un istituto tecnico. Ancora non sapeva cosa se ne sarebbe fatta di una maturità conseguita lì; sognava di fare l’artista, ma la realtà di quel paesetto dove era cresciuta negli ultimi anni l’aveva un po’ scossa. Decise che era meglio prima imparare a fare qualcosa che le avrebbe garantito più facilmente un lavoro, anche se nel frattempo si era già iscritta ad un corso serale di disegno CAD. Chissà se sarebbe riuscita a sopravvivere a tutti quegli studi, più il lavoretto al ristorante nelle sere dei finesettimana.

___________________________________________________

Quel piovoso pomeriggio ad Aralbad trascorreva lento e placido; dopo mangiato Serguei volle tornare in camera per schiacciare un pisolino e Lotjuska andò in perlustrazione dell’albergo. Quelle terme sembravano davvero invitanti, peccato che non aveva con se il costume. La temperatura in quella grande stanza piena di piscine era gradevole, sebbene piuttosto umida; si sarebbe rilassata volentieri con un bel bagno caldo, e le sarebbe piaciuto ancora di più se ci fosse stato Serguei in sua compagnia. Anzi, probabilmente gli avrebbe fatto bene, dopo tutti i traumi che aveva subito, un lungo bagno caldo e salutare. Magari il vapore avrebbe dato un po’ di sollievo ai suoi polmoni pieni dei fumi della fabbrica. Chissà, magari una volta sistemate tutte quelle questioni ancora in sospeso – suo padre, il suo lavoro, la sua casa, e come inserire Serguei in tutto questo senza stressarlo ulteriormente -, sarebbero potuti tornare, questa volta per poter trascorrere una vera vacanza.
Già si pregustava la sua prossima vacanza; prendere il treno, il più lento che c’era, e godersi ogni istante del viaggio con Serguei accanto. Arrivare ad Aralbad, scaricare quei pochi bagagli che si sarebbero portati e salire in camera, sistemare le loro cose senza fretta, e poi scendere alle terme per starci per ore, in qualunque momento della notte e del giorno. E sperava che per quell’occasione suo padre e Serguei fossero finalmente riusciti ad andare d’accordo … o almeno sopportarsi pacificamente.

Serguei stava per scendere e raggiungere Lotjuska quando una voce familiare attirò la sua attenzione. Proveniva dalla camera che aveva appena superato, stranamente lasciata un po’ aperta. Sembrava un canticchiare distratto, ma la voce era indubbiamente la sua, quella di sempre. Quella di Helena Romanski! Serguei si sentì combattuto; perché si trovava fermo di fronte alla porta della sua camera? Ormai non le interessava più, l’unica stanza in cui voleva trovarsi era la sua, quella che condivideva con la sua amata Lotjuska. Ma quella voce era un richiamo irresistibile e non riusciva a decidersi. Una voce dentro di lui continuava a ripetergli di non pensarci nemmeno ad entrare, di scendere, andare da Lotjuska e passare la serata con lei, pensando solo alla sua Loty; ma la voce proveniente dalla stanza di Helena era molto più forte e convincente.

Fece un profondo respiro. “Voglio solo parlarle. Dirle quanto è stato doloroso vederla abbandonarmi in quel modo”.

Entrò.

La camera era spaziosa, elegante ed ordinata. Non sembrava particolarmente vissuta; anche se Helena viveva lì ormai da tempo, era evidente che quella stanza non era mai diventata la sua. Non l’aveva mai sfruttata appieno. Quei pregiati mobili in legno, uno sotto la finestra e uno accanto all’armadio, non erano mai stati usati e forse nemmeno guardati. Un vestito adagiato sullo schienale della sedia, una vecchia fotografia e un libro sul mobile accanto al letto erano gli unici indizi che lì c’era qualcuno. Ora che si trovava dentro sentiva la sua voce più forte, proveniva dal bagno.
Serguei si avvicinò alla porta e attese che fosse lei ad uscire.
Passarono all’incirca una ventina di secondi, poi la porta del bagno si aprì ed uscì Helena, vestita solo da un accappatoio bianco. Serguei non badò all’abbigliamento e le balzò davanti bloccandole la strada.

“oh mio … Cosa ci fa lei qui??” esclamò Helena, inorridita e a momenti vittima di un infarto.
“pazzesco, vero? Sarei dovuto essere morto un bel po’ di tempo fa!”
“come … come …?” Helena non riusciva a trovare le parole; rivedere Serguei fu come rivivere l’incubo che le aveva fatto passare in quei momenti a Komkolzgrad.
“avanti, lo ammetta. Sperava che io fossi morto schiacciato dalla macerie. È vero? È stato bello pensarlo?”
“signor Borodine, non mi faccia dire queste cose!”
“perché? Perché mi ha lasciato così?”
A quella sciocca domanda Helena si infuriò.
“ha il coraggio di chiedermelo? Mi ha ingabbiata! Come un uccellino! Le sembrano questi i modi di trattare una signora? Signor Borodine, non ho mai sperato che lei morisse sotto una fabbrica in fiamme, ma era ciò che meritava!” si ricompose “… e ora che le ho risposto la prego di andarsene e di non farsi mai più rivedere!” gli diede uno spintone cercando di allontanarlo, ma Serguei la afferrò per un braccio.
“lei avrebbe amato quel posto! E avrebbe amato me”
“è pazzo! Amare quel posto? Amare lei? Non ha la minima idea di quello che sta dicendo”
“da quella prima volta in cui ha cantato a Komkolzgrad ho capito che il suo destino sarebbe stato quello di tornarci, e di restare lì con me! L’avrei trattata come un regina, non le sarebbe mai mancato nulla! Saremmo rimasti insieme per tutta la vita, lei e il suo più devoto ammiratore. Per sempre!”

In quell’istante il cigolio della porta attirò l’attenzione di entrambi. Serguei si sentì mancare la terra sotto ai piedi nel vedere che Lotjuska si trovava di fronte a loro, mentre lui teneva stretta Helena – da ricordare che indossava solo un accappatoio – ed aveva sentito tutto. O almeno, le sue ultime parole le aveva senz’altro sentite.
“… Loty?!”
“io … ehm … io … stavo andando in camera … a prendere il … il telefono .. e ..” poi scappò via in lacrime.
“oh no, Lotjuska! Loty, aspetta!”
Serguei lasciò lì Helena, dimenticandola del tutto e corse dietro a Lotjuska.

“Loty! Non è come pensi! Stavo solo …”
“lasciami stare!” urlò Lotjuska fissandolo con rabbia “avevi detto che era soltanto un ricordo!”
è soltanto un ricordo!”
“non mi sembrava”
“Loty, amore …”
“non chiamarmi amore, poco ci mancava che chiamassi così pure Helena!”
“ti giuro che non l’avrei mai fatto!!”
“… adesso voglio stare sola”
“ma …”
“vattene!”
Sconfitto e rassegnato, Serguei si allontanò e scese al piano terra, dove si sedette al bancone del bar ad osservare la pioggia fuori dalla finestra, alla disperata ricerca di una soluzione.

Lotjuska non aveva trovato nemmeno il coraggio di tornare nella sua camera, dove solo alcune ore prima stava passando i più bei momenti della sua vita insieme a Serguei. Si sedette in un angolo del corridoio, ripetendosi quanto era stata stupida a fidarsi, a mollare tutto per una persona simile, che prima diceva di amarla e poi non appena gli si presentava l’occasione la metteva da parte per tornare da quella Helena. Avrebbe dovuto saperlo, ma il suo amore per lui era davvero sincero e non era stata capace di vedere come stavano veramente le cose.

Voleva solo tornare a casa. E dimenticarlo. Dimenticarlo completamente.


NOTE: riguardo alla data del flashback su di me ............. non so che data mettere!! Ho messo il 2006 ma non ha senso perché tecnicamente siamo nel 2002 ... ma sto facendo una confusione tremenda :desperate:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Wed 25 Jul 2018 07:43

Evviva! Aspettavo questo capitolo da tanto! ... Ora però serve il prossimo.
C'è Christine :lol:
Anna - Borissss! Cosa c'è stato fra te e quella bionda!?
:mrgreen: la parte finale
Loty - :evil: :evil: :evil:
Per le date... eh, pazienza.
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Thu 26 Jul 2018 00:08

Con i capitoli più lunghi ci metto più tempo! E se scrivo in fretta scrivo male!
Serguei - allora scrivi in fretta e bene
Loty - proverò

Ma aspettavi questo capitolo nel senso che aspettavi il capitolo 17 o aspettavi il capitolo in cui Serguei avrebbe incontrato Helena?

Christine non la potevo escludere, se ho accennato a Borislav e ad altri elementi dell'Off-Topic dovevo parlare anche di lei. Quindi perché non farle fare il ruolo di un possibile amore nel passato di Serguei?
Loty - Boris e Christine? :grat: interessante ...

:mrgreen: la parte finale
Loty - :evil: :evil: :evil:

Loty - EHI!!!!! Non mi dirai che ti è piaciuta quella parte?!
Oscar - :asd:
Loty - beh, modestamente, ammetto di averla scritta molto bene :mrgreen:

Magari per le date potrei anticiparle un po' per renderle più coerenti (considerando che dovrei avere sui 20-22 anni nel 2002 ... ma nella realtà nel 2006 avevo 12 anni ... nella storia ne ho 15 ... :grat: ... ehm, te l'ho mai detto che sono stata rimandata in matematica :asd: ?!
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Thu 26 Jul 2018 16:27

Loty Borodine wrote:Ma aspettavi questo capitolo nel senso che aspettavi il capitolo 17 o aspettavi il capitolo in cui Serguei avrebbe incontrato Helena?

Entrambi!
Christine non la potevo escludere, se ho accennato a Borislav e ad altri elementi dell'Off-Topic dovevo parlare anche di lei. Quindi perché non farle fare il ruolo di un possibile amore nel passato di Serguei?
Loty - Boris e Christine? :grat: interessante ...

Anna - :shock: cosa!?
Oscar - E alla fine si scoprì che quella Christine era la nonna della Christine dell'Off-topic, rivale di Loty!
Magari per le date potrei anticiparle un po' per renderle più coerenti (considerando che dovrei avere sui 20-22 anni nel 2002 ... ma nella realtà nel 2006 avevo 12 anni ... nella storia ne ho 15 ... :grat: ... ehm, te l'ho mai detto che sono stata rimandata in matematica :asd: ?!

Lascia perdere le date, nulla ha coerenza con te :lol:
Oscar_ModelloXZ2000
Rector
 
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