Fan Fiction

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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Sat 24 Mar 2018 19:07

:mrgreen: :mrgreen: che bel capitolo.
Buona scelta per la "colonna sonora", l'ho ascoltata un po' e secondo me sta molto bene nel punto in cui.... beh..... diciamo comincia la passione.
Aspetto i prossimi!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Mon 26 Mar 2018 23:10

Spasiba! I prossimi capitoli sono in arrivo e tra poco ...
Spoiler:

si lascia la casa di riposo e ... si finirà da qualche parte :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 27 Mar 2018 15:41

Da qualche parte? Si fa interessante...
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Sun 22 Apr 2018 13:15

CAP.12



Ad interrompere il sonno idilliaco di Lotjuska fu il rumore di un motore che si fermava di fronte alla casa di riposo; socchiuse gli occhi e tentò di ricordare dove si trovava. Il caldo corpo di Serguei era abbracciato a lei, ancora addormentato e tranquillo. Avrebbe di gran lunga preferito accoccolarsi più stretta a lui e addormentarsi di nuovo, lasciandosi cullare dal suo lento e profondo respiro, ma quel rumore attirava troppo la sua attenzione.
“Serghy?” lo scosse leggermente per svegliarlo, cosa che avrebbe preferito non fare perché quando dormiva era così bello che sarebbe rimasta lì a guardarlo per tutto il tempo.
Serguei si svegliò con un mezzo lamento incomprensibile ed ignorando il rumore esterno riprese a fare quello che poche ore prima aveva interrotto per la stanchezza.
“aspetta” Lotjuska lo allontanò leggermente “cos’è questo rumore?” Serguei scostò le coperte e si poggiò su un gomito restando in silenzio ed ascoltando.
“è finita la pacchia, sono tornati. Fra poco ci sarà la casa piena di infermieri nervosi e vecchi che si lagnano in continuazione”
“erano via?”
“ma non ti sei accorta che ieri non c’era nessuno?”
“beh, si. Ma credevo che fossero tutti a letto; e poi …” gli carezzò il viso “non ho avuto tempo per accertarmene. Avevo troppo da fare con te”

Dopo aver ricambiato la carezza con un sorriso ed un bacio, Serguei si alzò e si rivestì in fretta.
“ora ne sentirò di tutti i colori”
“perché?”
“non sarei dovuto restare qui. Solo che non volevo andare all’ospedale con loro, così sono rientrato di nascosto” spiegò mentre si abbottonava la camicia “qui non devo essere simpatico a nessuno. Trovano tutte le occasioni per sgridarmi, e questa non se la faranno scappare”
“potrei parlarci io” Lotjuska si alzò a sedere sul letto, lasciando cadere le coperte da un lato. Parlò ancora ma Serguei non sentì niente di quello che disse, era rimasto immobile a guardarla, libera dal pesante piumone che la copriva poteva vedere tutto quello che mentre si abbracciavano ad occhi chiusi poteva solo immaginare.
“mi hai sentito?” ripeté per la seconda volta.
“che?” Serguei rispose come se fosse appena caduto dalle nuvole, e in un certo senso poteva dire di aver appena trascorso qualche istante in paradiso.
“dicevo che se ci parlo io con gli infermieri, forse potrebbero chiudere un occhio sull’accaduto. Non sarà mica la prima volta che succede, no?”
“no, Loty, non voglio che tu venga coinvolta in queste stupidaggini” andò da lei e le diede un bacio sulla fronte, e tornò a guardarla. Le spalline della canotta nera le cadevano sulle braccia, e le spalle erano parzialmente coperte dai lunghi capelli neri.
“sei bellissima”
Lotjuska lo guardò senza rispondere; nessuno gliel’aveva ripetuto così tante volte quanto lui. Pallida com’era, e sempre vestita di nero, nessuno di quelli che conosceva l’aveva mai trovata particolarmente attraente.

“ma … che ore sono?”
Lo sguardo di entrambi si posò sull’orologio appeso alla parete.
“le sette e mezza?!” lesse incredula Lotjuska.
“già, sono dei pazzi a rientrare a quest’ora”
“la finestra … non avevo notato che i balconi erano stati chiusi. Era buio e credevo che fosse ancora notte”
“sono stato io. La luce ti da fastidio, quindi poco prima dell’alba mi sono alzato per chiuderli”
Lotjuska lo guardò, prima perplessa, poi grata. Lo fermò prima che potesse allontanarsi dal letto.
“nessuno l’avrebbe fatto. A nessuno è mai importato di che cosa mi piacesse o no …”
“a me importa, Loty. Non permetterei a nulla di farti del male”
“ma io non voglio che tu faccia dei compromessi per me”
“non è un compromesso. Komkolzgrad è stata l’oscurità per chiunque vi abbia messo piede. La luce non ha mai avuto nulla a che vedere con essa. E Komkolzgrad, in tutta la sua nerezza, è parte di me. Tu non hai portato nulla di diverso da ciò che già conoscevo e amavo; tutto quello che faccio per te lo faccio anche per me” le si avvicinò di più “anche se ormai a me non ci penso più”
“Serghy, io … cioè … non lo so … nessuno ha mai fatto nulla di simile … non me lo merito”
“è quello che mi auguro: che nessuno ti faccia mai quello che ti faccio io”
Lotjuska sorrise, lasciando che Serguei le sfiorasse le spalle, giocherellando con le sottili spalline della canottiera. Stava per fargliele ricadere entrambe di nuovo sulle braccia quando il rumore dei passi che salivano le scale gli fecero ritornare alla mente che fra breve avrebbe dovuto affrontare gli infermieri.
“Loty, tu aspetta qui. Cercherò di risolvere la cosa il prima possibile”
Indossò la maschera, fece un respiro profondo ed uscì dalla camera, lasciando Lotjuska da sola; lei non aveva dubbi che Serguei sapeva a che cosa andava incontro, ma non voleva che anche questa volta dovesse arrangiarsi da solo. Aveva fatto tutta quella strada per lui ed era fuori discussione che proprio adesso dovesse restare lì ad aspettare. Si alzò dal letto, si rivestì in fretta ed uscì. Non conosceva il posto ma riuscì ad orientarsi grazie alle voci che sentiva; l’unica cosa che ora doveva fare era riconoscere le voci degli infermieri che stavano parlando con Serguei. Si avvicinò alle scale ed ascoltò con attenzione.

“signor Borodine, lo trova divertente? Fingere di salire sull’autobus e poi uscire di nascosto? Ha saltato la visita medica ed è rimasto qui da solo tutto questo tempo, sarebbe potuto succedere di tutto!”
Lotjuska raggiunse la stanza da dove proveniva quella voce, una specie di ufficio, ma piuttosto spoglio. Si fermò fuori, all’uscio della porta per spiare di nascosto quello che stava succedendo. Un’infermiera, probabilmente la responsabile della casa di riposo, visibilmente arrabbiata era seduta ad una scrivania, mentre Serguei stava in piedi dall’altra parte. Non sembrava preoccupato.

“mi succedono più cose quando ci siete voi qui che quando sono da solo” ribatté Serguei.
“poteva cadere, oppure uscire dalla casa e perdersi”
“mi avete preso per un demente? La memoria non l’ho ancora persa e poi non vedo come avrei potuto cadere se me ne sono stato tutto il tempo spaparanzato sul divano del soggiorno”
“complimenti Borodine! Bell’esempio che da! Stare tutto il giorno sul divano a far nulla!”
“considerando che quando ci sono gli altri io non posso nemmeno avvicinarmi a quel divano, sì, sono proprio contento di non aver fatto nulla tutto il tempo!” rispose in tono di sfida.
“non c’era nemmeno la cuoca, si può sapere come se l’è sei cavata?”
“semplice. Sono entrato nella cucina e ho fatto piazza pulita di tutta la roba commestibile. Per la prima volta, da quando sono arrivato in questo posto, ho mangiato bene”
Innervosita, l’infermiera si alzò dalla scrivania e tirò un ceffone a Serguei, il quale barcollò all’indietro soffocando un gemito. Fece il possibile per non dare alla responsabile la soddisfazione di vederlo soffrire, ma fu in quel momento che Lotjuska, non potendo più sopportare quello che vedeva, entrò nell’ufficio.

“ma come si permette di trattarlo così?!” sbraitò spalancando la porta.
“chi è lei?” sbottò la responsabile, fissandola sorpresa.
“Loty, cosa ci fai qui?” pur essendo felice di vederla prendere le sue difese, Serguei non avrebbe mai voluto renderla partecipe di queste situazioni.
“non voglio lasciarti da solo, sono qui per un motivo, Serghy” gli accennò un sorriso, quel che bastava a rassicurarlo che da adesso in poi lei avrebbe fatto di tutto per proteggerlo.
“dunque lei è parente del signor Borodine?” l’infermiera la squadrò dalla testa ai piedi “non gli somiglia affatto”
“non sono una parente”
“e chi è? La sua vecchia badante?” domandò stizzita.
Lotjuska ci pensò un attimo.
“si … bado che Serguei stia bene” lanciò un’occhiata d’intesa a Serguei, il quale cercò di trattenersi dal ridere per non peggiorare la situazione.
“beh qualunque cosa sia, ora non ha più importanza. Serguei ora fa parte di questa casa di riposo e i suoi servizi non sono più necessari. Ora, se mi vuole seguire, la accompagno fuori”
“non si permetta di parlare in questo modo a Lotjuska!” intervenne Serguei. Non gli importava cosa avrebbe pensato quell’infermiera; non le avrebbe permesso di mandarla via “al contrario di quello che lei pensa, ho estremo bisogno di lei”
“ah si? E di cosa si tratta?”
Serguei e Lotjuska si guardarono, pronti a rivelarle tutto. Dopo averla raggiunta, Serguei la baciò intensamente di fronte alla responsabile allibita.

“voi … voi due … ?”
“esatto. Problemi?”
Lotjuska scoprì solo in quel momento quella natura coraggiosa e arrogante di Serguei, orgoglioso di mettere in mostra il suo amore per lei e di infischiarsene di qualunque giudizio.
“fuori da questa stanza! Pervertiti!” urlò l’infermiera.
I due uscirono di corsa e ridendo.
“Serghy, hai visto la sua faccia mentre ci cacciava?”
“non aveva prezzo”
“ti ha fatto male?”
“cosa?”
“lo schiaffo che ti ha dato quella”
“ah … l’ho già dimenticato … ma ora che mi ci fai pensare … beh … un po’ brucia ancora”
“da qualche parte tenete del ghiaccio?”
“non serve. Avrei solo bisogno di un po’ di coccole per dimenticarlo di nuovo”
“dovrei coccolarti per ogni cosa che ti è successa qui”
“allora ne avremo per parecchio”

“ora che hai in mente di fare?” domandò Serguei mentre accompagnava Lotjuska nel soggiorno stringendola per mano. Era felicissimo che ora lei fosse lì con lui, una cosa che ormai non sperava più, ma era ovvio che non potevano rimanere lì ancora per molto. Almeno, lui non ne aveva nessuna intenzione.
“ho noleggiato un’auto, quindi dovremo tornare indietro e restituirla, poi, da lì … non ci ho ancora pensato”.

Tra le varie opzioni, Lotjuska aveva anche pensato di tornare in Italia portando Serguei con se, ma suo padre l’avrebbe scoperto subito e sarebbe stato un guaio. Tornare a Komkolzgrad, in quella casa dov’erano stati era fuori discussione, non erano attrezzati per stare la.

“per il momento vediamo di arrivare fin là. Poi decideremo”
“non credevo che fosse così difficile … non appena la fabbrica è crollata, ogni secondo del mio futuro è diventato un’incognita”
“non che prima sapessi a che cosa stessi andando incontro”
“non avevo previsto che mi crollasse la fabbrica addosso, è vero. Ma adesso … non sono più nemmeno sicuro di dove mi troverò fra qualche ora”
“e di me sei sicuro?”

Serguei la fece accomodare sul divano, accanto a se e le accarezzò i capelli mentre le baciava la guancia.
“di te sono sicuro … sono sicuro che comunque vada ce la caveremo. Ora so che non mi lascerai”
Lotjuska si strinse a lui, sentendo il suo caldo abbraccio farsi più forte. Era stanca, aveva dormito per nemmeno due ore ed aveva una voglia indescrivibile di ritornare nella camera di Serguei a dormire accoccolata vicino a lui. Ma non ne aveva il tempo. Lei non poteva rimanere in una casa di riposo ma non se ne sarebbe andata da sola; quindi doveva occuparsi di parlare con chi di dovere per dimetterlo. Dopodiché avrebbe aiutato Serguei a prepararsi e poi sarebbero partiti per tornare indietro. Una volta riconsegnata l’auto avrebbero dovuto pensare a dove andare. Lei in Italia aveva una casa e un lavoro, ma Serguei non sarebbe stato il benvenuto. Altrove, avrebbe dovuto trovare il modo per continuare a lavorare tramite internet (sempre che non venisse licenziata per la sua fuga improvvisa).

“ora è meglio che vada a parlare con gli infermieri”
“Loty, non c’è fretta!
“lo so, ma…”
“sei troppo stanca. Torniamo in camera è dormiamo almeno per un pochino”
“ce la faccio, non preoccuparti”
“Loty …”
“… cinque minuti, qui sul divano. Ma poi mi alzo” si arrese, sistemandosi tra i cuscini. I cinque minuti si trasformarono facilmente in cinque ore e Lotjuska si risvegliò sotto delle calde coperte e il morbido abbraccio di Serguei.

“Serguei … quanto ho dormito?”
Serguei annusò l’aria, notando un familiare profumo – non certo dei migliori - provenire dalla cucina.
“mezzogiorno, circa. Fra poco ci chiamano per il pranzo”
“ho dormito così tanto?!”
“si. Ed eri bellissima. Non potevo lasciarti su quello scomodo divano, in un soggiorno rumoroso e caotico”
“ma dovevo parlare con gli infermieri per farti uscire” rispose lei, delusa.
“lo farai, non c’è nessuno che ci corre dietro, prendila con più calma”
“eh … non ne sarei tanto sicura. Mio padre si accorgerà che io non ci sono più, e non ci metterà molto a capire dove sono andata”


Nel frattempo Mauro era stato negli uffici dove lavorava Lotjuska e dando un’occhiata al suo computer trovò nella cronologia le sue ultime ricerche su internet.
“Bar Lestnitsa … Krasnojevo … ho sottovalutato quella peste”
Stava per mettersi in viaggio per ritornare a Krasnojevo, seccato dal dover ripartire di nuovo ed ancora più irritato all’idea che questa volta ci doveva andare per recuperare la figlia fuggitiva e dare una lezione definitiva a quel vecchio; era già pronto ad inserire la marcia e partire quando ricevette una telefonata da sua moglie.
“Nadja, ciao, tutto ok?”
“si, si. Tutto bene … ma sono venuti i miei fratelli a dirmi che stai cercando Loty”
“Fred non si fa mai gli affari suoi … quindi? Anche tu non sei d’accordo?”
“no. Sono anch’io preoccupata per lei. Solo, quando la trovi, non esagerare”
“so quello che devo fare”
E partì.

Nota:
... niente da dire. E' stato un capitolo piuttosto tranquillo (ogni tanto ci vuole un capitolo meno movimentato ... tra un avvenimento e l'altro)
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 24 Apr 2018 16:03

Evviva! Capitolo 12! Ottimo, come sempre....
Due commenti:
“ah si? E di cosa si tratta?” - Questa è di Kate Walker.
“fuori da questa stanza! Pervertiti!” urlò l’infermiera. ------ :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Thu 26 Apr 2018 00:43

Spasiba!
“ah si? E di cosa si tratta?” - Questa è di Kate Walker.

:lol: non ci ho neanche fatto caso! Ormai parlo come i personaggi di Syberia

“fuori da questa stanza! Pervertiti!” urlò l’infermiera. ------ :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:

Prima o poi qualcuno ce lo avrebbe detto :lol:

E siccome oggi mi sento tanto generosa, posto già un nuovo capitolo :D
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Thu 26 Apr 2018 00:48

CAP.13



Mentre Serguei si preparava per la partenza, Lotjuska era nell’ufficio della responsabile a cercare di ragionare con lei.
“come può pretendere di arrivare qui, senza preavviso e portar via un nostro paziente?” disse innervosita la direttrice.
“signora, Serguei non sarebbe nemmeno dovuto arrivare fin qui ed è ovvio che: lui non vuole restare qui, io non voglio che resti qui, e nemmeno lei mi sembra tanto entusiasta della sua permanenza. Lasciandolo partire renderebbe tutti felici, no?”
“d’accordo, quell’individuo non è tra i miei preferiti. Ma l’abbiamo registrato, quindi deve restare qui”
“mi faccia vedere i documenti della registrazione”
“e perché? Forse non mi crede?”
“no. Voglio solo vederli. Si può?”
Sbuffando dall’esasperazione, la responsabile uscì dall’ufficio per tornare poco dopo con un enorme registro in mano. Lo sbatté sul tavolo e lo aprì a metà pagina circa.
“ecco qui. È l’ultimo arrivato”
Lotjuska lo guardò per al massimo due secondi e poi il suo sguardo che a stento tratteneva il compiacimento si posò sulla direttrice.
“avete pure sbagliato a scrivere il suo nome. È Serguei, non Sergej. A questo punto, Serguei non è nemmeno registrato”
“e cosa vuoi fare? Far venire qui le autorità e asserire che la sua permanenza qui non è regolare? Non lo puoi provare. Serguei non ha alcun documento con se”
“ma lo può confermare”
“è solo un vecchio rimbambito, non gli daranno nemmeno retta”
“non si permetta di dargli del rimbambito! Serguei è perfettamente lucido!”
“è la tua parola contro la mia. A chi daranno retta? A me, che da decenni dirigo una casa di riposo, a una ragazzina appena arrivata qui, o ad un vecchio di cui non si sa nulla?”
Lotjuska si alzò, ormai consapevole di perdere solo tempo nel discutere con lei.
“Serguei verrà via con me. Con o senza il suo permesso”

Quando uscì intravide dalla porta del soggiorno Serguei seduto sul divano che parlava con qualcuno, che lei non riusciva a vedere. Lo raggiunse e non appena varcò la porta notò un’anziana signora dai capelli grigi raccolti in una elegante acconciatura; seduta sulla poltrona, aveva una postura aggraziata e signorile. Aveva l’aria d’essere una persona importante, o almeno di esserlo stato.
“lei dev’essere Lotjuska!” esordì lei prima ancora che Lotjuska potesse parlare.
“… si” rispose con incertezza.
“Serguei mi ha parlato molto di lei!” aggiunse. Il suo tono era così composto e raffinato che era impossibile capire quale fosse la sua opinione su di lei “deve essere davvero molto importante per lui. Ed è fortunata a conoscere un uomo così”
“così … ?”
“così a modo, riservato e sensibile!” rispose lei battendo giocosamente la mano sulla gamba di Serguei
“capisco. E lei chi è?”
“mi chiamo Natalja Kiryeyeva. Avrà sentito parlare di me”
“certo” rispose, non troppo entusiasta “una pianista di talento. Quando ero piccola i miei genitori mi portarono ad una sua esibizione. Mi piacque molto”
Natalja le sorrise e la ringraziò, poi Lotjuska si rivolse a Serguei.
“mi dispiace interrompere, ma avrei bisogno di parlarti, Serguei” disse, tradendo una certa freddezza.
“vengo subito, cara” Serguei si alzò, salutò Natalja e la seguì fino ad un altro piccolo soggiorno, in fondo al corridoio. In realtà quella era una stanzetta con tre divani e un tavolino, originariamente concepita per avere un posto privato dove poter parlare con più calma rispetto al soggiorno grande, ma causa inutilizzo restò perlopiù abbandonato.

“allora, come è andata con la responsabile?” domandò Serguei accarezzandole affettuosamente il braccio.
Lotjuska si ritrasse leggermente.
“prima mi parli di quella Natalja”
“come?”
“mi sembravate piuttosto in confidenza. Come ha detto lei, le hai parlato molto
“le ho parlato molto di te” precisò lui.
“si. E hai anche fatto colpo: sei così a modo, riservato e sensibile
“Loty …” Serguei tentò di nuovo di metterle una mano affettuosa sul braccio ma lei si allontanò.
“allora? C’è qualcosa che dovrei sapere?”
“assolutamente no! Io e lei? Scherzi? Io amo solo te, non potrei mai tradirti! E poi Natalja è qui, in questa casa di riposo insieme a suo marito”
“questo è irrilevante. Ho visto come ti guardava”
“e come mi guardava?”
“… come ti guardavo io quando cominciavo a provare qualcosa per te”
“sei gelosa?!”
“beh … un po’ si. Ti amo, e questa nostra storia è ancora così recente che magari non è ancora così salda; ho paura che arrivi qualcuno che possa essere più adatto di me, e perderti”
“e in che cosa lei sarebbe più adatta di te?”
“l’età? Avreste più cose in comune”
“si … le visite geriatriche, i pannoloni per l’incontinenza e l’osteoporosi”
Lotjuska rise; Serguei era riuscito benissimo ad alleggerire quella situazione così tesa.

Serguei le prese le mani, tenendole strette per impedirle di allontanarsi di nuovo.
“Loty, ascoltami. Io ti amo. Ti amo da impazzire. E non ci sarà mai donna al mondo che possa distogliere la mia attenzione da te” delicatamente la tirò verso di se “in questo periodo ho pensato sempre e solo a te, e tutti ti confermeranno che li ho sfiniti per quanto parlavo loro del nostro amore”
Convinta, Lotjuska si tranquillizzò e lo abbracciò.
“ti amo da impazzire anch’io” posò la testa sul petto e sentì il suo cuore battere velocemente, più di quanto si aspettasse “sei agitato? Hai il cuore che corre come un matto”
“al solo pensiero di perderti ancora me lo sento scoppiare”
“non mi perderai più, lyubimiy” lo strinse e lo baciò, lasciandosi coccolare dalle sue mani dietro le spalle.

“però non sono riuscita a convincere la responsabile a lasciarti andare via” riprese Lotjuska, delusa e amareggiata.
“nonostante non mi voglia qui?” era fin troppo evidente che la sua presenza lì non era gradita, quindi perché ostinarsi a non lasciarlo partire?
“probabilmente non vuole che sia io a dirle cosa fare”
Serguei sospirò, già pronto a rassegnarsi; era così emozionato all’idea di andar via da quel posto che non aveva nemmeno preso in considerazione l’eventualità che Lotjuska non riuscisse nel suo intento.
“ehi, non fare quella faccia” Lotjuska gli carezzò dolcemente il viso, sperando di vedervi tornare il sorriso “ha detto di no, ma non significa che sia tutto perduto. Non me ne andrò senza di te, lo prometto”

Dalla tasca dei pantaloni suonò il telefono e Lotjuska guardò lo schermo prima di rispondere.
“è Fred, ma che vorrà?”
Rispose.
“pronto?”
“Loty! Come stai? Va tutto bene? Dove sei?” la risposta non provenne solo da Fred, ma anche dall’altro zio, Vlad e da sua madre, che parlando in vivavoce sovrapposero le loro voci rendendole incomprensibili.
“uno alla volta! Non capisco niente!”

Parlò Nadja.
“Lotjuska, piccola, ma cosa ti è saltato in testa??” la sua voce era preoccupata, ma non dava l’impressione di essere arrabbiata.
“eh …” Lotjuska guardò Serguei, incerta sulla risposta da dare. Di solito si fidava di lei quando doveva confessarle qualche cosa di personale, ma questa volta la questione era davvero delicata “che dire … anche tu hai fatto molta strada per amore” rispose, riferendosi al lungo viaggio che fece lei per incontrare Mauro.
“per amore? Lotjuska, di che stai parlando??”
Era evidente che sapeva ben poco di tutta la faccenda.
“io … ho conosciuto una persona …”
“ …”
“mama?”
“e le vuoi bene, a questa persona?”
“certo”
“al punto di lasciare tutto quanto, come hai fatto?”

Lotjuska restò in silenzio per alcuni secondi. Guardò Serguei, a pochi passi da lei che aspettava in silenzio che la chiamata finisse; era convinta che la fase di incertezza che per un attimo l’aveva destabilizzata, durante il viaggio, fosse passata. Ma ora sua madre la stava mettendo di fronte alla realtà: per Serguei lei stava lasciando tutto quanto. Era davvero pronta?

“mama, è la persona giusta” rispose. Non era sicura che fosse la verità. Difficile dire se Serguei potesse essere la persona giusta per qualcuno, ne aveva combinate così tante che solo un folle avrebbe potuto pensare che lui potesse essere davvero la persona giusta. Ma ormai non si trattava più di essere giusti o no; essersi innamorata di lui significava anche assumersi la responsabilità di accompagnare e sostenere una persona che non aveva più niente se non un cuore invecchiato e ferito, bisognoso di qualcuno che se ne prendesse cura. Giusto o meno, lei aveva deciso di amarlo per quello che era, accettando tutto quello che lui le avrebbe potuto offrire, poco o tanto che fosse.

“allora, va bene” disse sua madre, con una voce insicura che non era in grado di nascondere un velo di felicità. Lei sapeva quanto Lotjuska era stata sola ed era contenta che finalmente avesse trovato qualcuno.
“non sei arrabbiata?”
“cosa? No! Ero preoccupata, sei sparita senza dire niente! Però devo dirtelo: tuo padre sta venendo a prenderti”
“come? Ma sa dove mi trovo?”
“questo non lo ha detto, ma mi ha dato l’impressione che sapesse dove andare”
“ah … ehm … io, devo andare … ciao mama, ciao Fred, ciao Vlad”
Salutò velocemente e terminò la chiamata.

“hai detto a tua madre che sei innamorata di me?!” Serguei era sorpreso, e anche soddisfatto.
“si, beh, per fortuna non mi ha chiesto quanti anni hai” accennò un sorriso, ma subito dopo tornò a concentrarsi sulla situazione “dobbiamo andarcene di qui il prima possibile, mio padre sta venendo qui”
“di nuovo?”
“e questa volta non ti tratterà tanto bene”
“immagino”
“andiamo in camera tua. Dobbiamo parlare …” abbassò la voce “senza che qualcuno ci senta”


Quella notte arrivò prima del solito, forse perché Lotjuska e Serguei avevano passato tutto il pomeriggio e la sera chiusi in camera a discutere su come lasciare la casa di riposo senza essere scoperti dagli infermieri e prima che arrivasse Mauro. Quando fece buio ad entrambi sembrava non essere ancora pronti a tentare la fuga, ma non potevano rimandare; quella notte era la loro unica possibilità.

Attesero che gli infermieri mettessero a letto gli altri per poi passare a controllare che Serguei si trovasse in camera. Fu proprio la responsabile della casa di riposo a venirli a trovare, era fin troppo evidente che non si fidava né di Serguei né della presenza indesiderata di Lotjuska in quel posto.
“non sono del tutto convinta che lasciarvi passare la notte insieme sia una buona idea” disse con le braccia conserte e lo sguardo altero.
“perché si preoccupa?” ribatté Lotjuska, già immaginando il tipo di risposta.
“non sarebbe la prima volta che Serguei ci sfugge e lei non sembra il tipo che si rifiuterebbe di aiutarlo .. e poi non siete di grande esempio per gli altri. Cosa penserebbero se lei, Serguei, passasse la notte insieme ad una ragazza con il terzo dei suoi anni, con la quale ha palesemente una relazione?”
“che sono molto fortunato” rispose spavaldamente lui, per niente intimorito dalla responsabile, la quale lo guardò storto, trattenendosi dal fare una scenata che contro quei due testardi non sarebbe servita a nulla.
“per Lotjuska questa sarà l’ultima notte qui, siccome domani la inviteremo ad andarsene, quindi potrete restare insieme. Ma vi tengo d’occhio. Combinate qualcosa e saranno guai seri per entrambi”
Se ne andò sbattendo la porta.

“sembrava più seria del solito” constatò Serguei, non abbastanza preoccupato per darvi peso.
“aspettiamo l’una e poi usciamo da qui. Se stiamo attenti si accorgeranno della nostra assenza soltanto domani mattina. Per il momento facciamo meno rumore possibile, così non verranno a controllarci”
Serguei sorrise e si sedette a bordo del letto accanto a lei, posando la mano sopra la sua.
“restare in silenzio a guardarti fino all’una? È troppo poco tempo”
“quando troveremo un posto sicuro dove stare, potremo restare in silenzio a guardarci per tutto il tempo che vorremo” Lotjuska gli carezzò il viso e lo baciò dolcemente; con Serguei anche il silenzio era capace di emozionare quanto le parole, e si stupiva di come era capace di trasmetterle così tanto anche solo attraverso lo scintillio lucido dei suoi occhi dietro le lenti della maschera. Non c’era bisogno di parlarsi. Solo di guardarsi.

Le ore trascorsero veloci, silenziose come loro due, e in un attimo l’orologio segnava l’una passata. Serguei aveva appoggiato la testa sulla spalla di Lotjuska e con gli occhi chiusi si lasciava coccolare dalle sue esili dita che gli solleticavano la nuca. Anche se stava aspettando con impazienza che arrivasse il momento giusto per andarsene, non voleva che quell’idillio finisse; prima di conoscere Lotjuska non sapeva nemmeno cosa volesse dire essere coccolati da una persona così speciale, e ora non se lo poteva nemmeno godere fino allo sfinimento come avrebbe tanto desiderato. Ma alzarsi dal bordo del letto segnava l’inizio di una nuova avventura.

“pronto per la grande fuga?” domandò lei mentre prendeva la borsa.
“prontissimo!”
Lotjuska gli diede un veloce bacio e andò verso la porta. Aspettò prima di aprire, con la mano ferma sulla fredda maniglia, cercando di percepire qualche suono allarmante.

“ … via libera”


Note:
quella specie di scenata di gelosia è stata un'aggiunta dell'ultimo minuto. Mi piaceva l'idea che Serguei incontrasse nella casa di riposo qualcuna che somigliasse un po' ad Helena, con cui si trovasse bene ... cosa che ovviamente a Loty non è piaciuta molto. Penso che, in base a come ho elaborato fin'ora le bozze, questo episodio ...
Spoiler:

serve per prepararvi a qualcosa di peggio
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Thu 26 Apr 2018 16:24

Ma.... ma non puoi farmi questo! Il fatto che tu abbia pubblicato un capitolo subito dopo l'altro è fantastico, ma non puoi lasciarmi con questo finale... (d'accordo, è "un via libera", ma...) HO BISOGNO DEL CAPITOLO 14!!!!
Qualche commento:
“avete pure sbagliato a scrivere il suo nome. È Serguei, non Sergej. A questo punto, Serguei non è nemmeno registrato"
:asd:
“Serguei verrà via con me. Con o senza il suo permesso”
. Dopo ci sarebbe stato bene:
"Signorina Lauda, se ne faccia una ragione. Serguei Borodine uscirà di qui solo dentro a una bara!!!" :lol: :lol:
"notò un’anziana signora dai capelli grigi raccolti in una elegante acconciatura; seduta sulla poltrona, aveva una postura aggraziata e signorile. Aveva l’aria d’essere una persona importante, o almeno di esserlo stato."
.... :shock: Helena! Ma com'è possibile!? Cosa ci fa lì??? Come conosce Loty??
“deve essere davvero molto importante per lui. Ed è fortunata a conoscere un uomo così”
:shock: ma che dice?? Fortunata!!?
“mi chiamo Natalja Kiryeyeva. Avrà sentito parlare di me”
Ah, non era lei... sembrava strano...
“si … le visite geriatriche, i pannoloni per l’incontinenza e l’osteoporosi”
:lol: :lol:
“Lotjuska, piccola, ma cosa ti è saltato in testa??

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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Fri 27 Apr 2018 23:53

Ma.... ma non puoi farmi questo! Il fatto che tu abbia pubblicato un capitolo subito dopo l'altro è fantastico, ma non puoi lasciarmi con questo finale... (d'accordo, è "un via libera", ma...) HO BISOGNO DEL CAPITOLO 14!!!!

L'ho fatto apposta :asd: mi servono dei finali che facciano venir voglia di continuare a leggere!

. Dopo ci sarebbe stato bene:
"Signorina Lauda, se ne faccia una ragione. Serguei Borodine uscirà di qui solo dentro a una bara!!!" :lol: :lol:

Siiiii, vero!!! La prossima volta che Serghy finirà in qualche posto strampalato la userò :lol:

.... :shock: Helena! Ma com'è possibile!? Cosa ci fa lì??? Come conosce Loty??

:mrgreen: era proprio l'effetto che volevo ottenere!

:shock: ma che dice?? Fortunata!!?

Tieni conto che Serguei in quel posto non si può permettere di essere pazzo, almeno non sempre, quindi almeno quando parla con gli altri fa il possibile per essere un pochino simpatico (aggiungiamoci una leggera demenza senile della Kiryeyeva .... )

“si … le visite geriatriche, i pannoloni per l’incontinenza e l’osteoporosi”
:lol: :lol:

Lista?!

Nadja ha la voce della mamma di Kate!

Esatto.

A breve sarà pronto il capitolo 14! Coraggio :patpat:
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Thu 10 May 2018 00:29

CAP.14



Usciti dalla stanza si trovarono al centro di un corridoio buio e silenzioso; a Lotjuska ricordava molto il corridoio del posto dove lavorava, quando la notte era l’ultima ad andarsene; solo che lì era particolarmente freddo e l’ansia del venire scoperti li faceva sentire come all’interno di un film dell’orrore. Anche nel loro caso un solo passo falso poteva significare fallire e non riuscire ad andarsene più da lì.

Facendo attenzione a non mettere i piedi dove il pavimento in legno era rovinato e cigolava, raggiunsero le scale e lì Lotjuska si bloccò. Delle voci provenire dal piano terra impedì loro di scendere; ma la tensione si alleviò quasi subito, quando si resero conto che erano due vecchiette piuttosto allegre che erano riuscite ad intrufolarsi nella cucina e prendere una bottiglia di Vodka.

Serguei incontrò lo sguardo divertito di Lotjuska.
“a quanto pare questa notte non siamo gli unici in vena di ribellione”
“sai, un po’ mi dispiace andarmene via senza poter far nulla per gli altri che resteranno qui. Sono tutti nella tua stessa situazione, ma non avranno nessuno che verrà a portarli via”
“ … vuoi che stanotte facciamo scappare tutti quanti?!”
“no. Impossibile! Ma … una volta usciti di qui e trovata una sistemazione, anche temporanea, vorrei informarmi. Almeno per poter migliorare la loro vita qui”
“in effetti mi dispiace lasciare qui Natal….”
Lotjuska lo fissò, gelida ed inquietante.
“ehm … beh ... volevo dire che mi dispiace lasciare qui gli altri anziani”

Scesero le scale, non erano preoccupati che le due vecchiette li vedessero, solo speravano che non si mettessero a salutarli urlando i loro nomi.
Fortunatamente si erano sedute sul divano a giocare a carte e spettegolare sui nipoti, non degnando di uno sguardo quello che succedeva intorno a loro. A separare i due fuggitivi dalla porta d’uscita c’era l’ufficio della responsabile. Lei era lì dentro a sistemare dei documenti e aveva lasciato la porta semiaperta.
Lotjuska si guardò intorno, alla ricerca di una via alternativa, ma cercò invano. L’unica uscita era quella di fronte a loro e l’unica strada possibile passava proprio di davanti all’ufficio. Forse, se fossero passati in fretta e silenziosamente, la responsabile non li avrebbe visti, ma era troppo rischioso. Si trovavano in una scomoda situazione di stallo, in un luogo dove sarebbe bastato che qualche infermiere uscisse dalla sua stanza per venire scoperti.

Sembrava non esserci nulla che potesse risolvere la faccenda; quel rilevatore di fumo appeso al soffitto era invitante, ma far scattare l’allarme antincendio per seminare il caos avrebbe inevitabilmente portato ad un appello e avrebbero subito scoperto che loro mancavano. Attirare la responsabile fuori dall’ufficio era ancora peggio, perché non avrebbero fatto in tempo a nascondersi da nessuna parte.

Lotjuska stava iniziando a preoccuparsi seriamente, quasi sul punto di rinunciare e rimandare la fuga, quando Serguei con un cenno le fece capire di seguirlo fino al soggiorno dove si trovavano le due vecchiette.

“che fantastica idea! Vodka e carte! Voi si che vi sapete divertire!” Serguei si intromise nei loro discorsi, tenendo il tono di voce basso per non farsi sentire dalla responsabile – che a quanto pare non si interessava delle due vecchiette - .
“Almeno due volte al mese veniamo qui a fare un po’ di baldoria tutta la notte!” esclamò una di loro.
“alla faccia di quegli infermieri noiosi e rompiscatole! Lei e la sua compagna, volete un bicchierino?”
“volentieri!” Serguei porse un piccolo bicchiere pieno di Vodka a Lotjuska e tutti e quattro insieme li vuotarono contemporaneamente in un sol sorso. Lotjuska ancora non capiva cosa avesse in mente Serguei ma al momento non aveva altra scelta che fidarsi di lui.

Le due vecchiette tornarono a ridere tra di loro e Serguei si avvicinò a Lotjuska per parlarle sottovoce.
“queste due sono completamente andate. Ora sta a vedere”
Lotjuska si fece da parte e lasciò fare a Serguei.
“quindi a voi gli infermieri non piacciono?”
“perché? A lei si?”
“insomma, non proprio … no”
“per non parlare della responsabile! Quella è la peggio di tutti”
“davvero? Sapete che è nel suo ufficio proprio ora?”
“certo, quella passa tutta la notte a guardare i nostri referti medici. Non vede l’ora di trovare qualche cosa di strano in qualcuno di noi per portarci all’ospedale per vederci spogliati e torturati!”
“quella non è una tipa a posto!”
“capisco … perché non le facciamo uno scherzo?”
Le due vecchiette sembrarono subito interessate, tanto da alzarsi in piedi.
“per caso sapete dove si tengono le chiavi di tutte le stanze?”
“queste?”
Una delle vecchiette tirò fuori dalla tasca le chiavi, lasciando Serguei a bocca aperta, stupefatto.
“com’è che ce le ha lei?”
“così se gli infermieri si arrabbiano con noi non possono chiuderci da nessuna parte perché le chiavi le abbiamo noi!”
“molto furbe! E tra quelle c’è anche la chiave dell’ufficio della responsabile?”
“ovvio!” la vecchietta che teneva in mano spalancò gli occhi, colta da un’idea sensazionale “chiudiamola nel suo ufficio! Visto che le piace tanto stare lì!”
Serguei non ebbe nemmeno bisogno di proporre loro quell’idea.

Le due vecchiette raggiunsero la porta, aspettarono qualche istante e poi di colpo la chiusero. Con una velocità incredibile infilarono la chiave nella serratura e la girarono finchè non si bloccò. Per quanto la responsabile gridasse e le minacciasse, nessuno si degnava di andare a vedere cosa stesse succedendo. Le due vecchiette ridevano e si divertivano come mai era successo prima e finalmente Serguei e Lotjuska avevano la strada libera per oltrepassare la porta e conquistare la libertà.

Salirono in fretta nell’automobile a noleggio di Lotjuska e partirono più velocemente possibile.
“non riesco a crederci!” esclamò Serguei, finalmente libero di alzare la voce quanto voleva e sfogare tutta l’adrenalina che aveva accumulato durante quella fuga “sono libero! Avevo paura che lì dentro sarei morto! E invece …” si calmò e guardò Lotjuska guidare “e invece sei arrivata tu e mi hai salvato … di nuovo”
Lotjuska sorrise e poso la mano sulla sua gamba, sentendola tremare per l’emozione.
“è stato più semplice del previsto. E poi la tua idea di coinvolgere quelle vecchiette è stata grandiosa! … peccato che probabilmente non appena la responsabile si libererà loro passeranno un brutto quarto d’ora”
“già. Ma non mi sembra che a loro interessi molto”

In pochi minuti raggiunsero un’autostrada, se così si poteva definire quella strada molto ampia e altrettanto malmessa, e si allontanarono sempre di più da Krasnojevo. Mentre proseguivano i fari dell’unica macchina che proveniva dal senso opposto accecò per un attimo Lotjuska. Subito dopo diede uno sguardo allo specchietto retrovisore, vedendo l’auto allontanarsi.
“che strano. Una Renault nuova di zecca da queste parti …….” Poi riconobbe la targa e si sentì mancare “quello è mio padre!” esclamò, allarmando anche Serguei.
“tuo padre? Qui?”
“ha già scoperto dov’ero andata. L’abbiamo evitato per un pelo!”
Serguei, ricordando bene il suo recente incontro con il padre di Lotjuska, si lasciò cadere sullo schienale e cerco di calmarsi.
“se avessimo aspettato anche solo una mezzoretta in più ce lo saremmo trovati davanti”
“si, ma averlo evitato per così poco significa che non abbiamo tutto quel vantaggio che avremmo dovuto avere aspettando che scoprissero la nostra fuga domani mattina. Ora mio padre sveglierà tutti quanti per cercarci e in un attimo capiranno cos’è successo”
Lotjuska premette sull’acceleratore.
“dove hai intenzione di andare ora?”
“torno a restituire la macchina, poi prendiamo un taxi che ci porti fino alla stazione, e da lì prendiamo un treno che ci porti fino a Innsbruck. Lì ho lasciato la mia macchina. Una volta arrivati decideremo il da farsi”

Serguei abbassò lo sguardo, preoccupato.
“Serghy, sii ottimista. Non può sapere dove siamo diretti”


Erano le due passate da poco quando Mauro entrò nella casa di riposo, trovandovi il caos; la responsabile non era ancora riuscita ad uscire dal suo ufficio, le due vecchiette si erano accantonate in un angolo a ridere ininterrottamente e gli infermieri erano alla disperata ricerca delle chiavi. Dovette sedersi nel soggiorno ed aspettare mezz’ora prima che riuscissero a rimediare un paio di chiavi di scorta e liberarla.
Quando la responsabile vide Mauro pensò subito ad altri problemi in vista. Prima sbucava dal nulla quella ragazza e poi tornava lui; ed entrambi erano venuti per Serguei. Quell’uomo gli stava dando più scocciature di tutti gli altri anziani messi insieme.

“è venuto a riprendersi quel vecchio?!” esordì, senza nemmeno salutarlo.
“neanche per idea! Solo che mia figlia è scappata e sono sicuro che sia venuta qui. Non so come sia possibile una cosa del genere, ma si è follemente innamorata di Serguei”
“chi? Quella ragazza con i capelli neri? È sua figlia?”
“è qui?”
“meglio che non le dica cosa stava facendo insieme a Serguei qualche ora fa nel mio ufficio”
“ha proprio perso la testa. Dov’è?”
“ora è nella camera di Serguei”
“con Serguei?”
“beh … direi”
“mi sta dicendo che mia figlia è a letto con quel vecchio?!” sbraitò furioso.
La responsabile non aveva previsto quella visita e non le interessava più di tanto con chi passasse la notte Lotjuska. Ma ora si sentiva in una situazione decisamente scomoda per lei e avrebbe preferito averla piazzata da un’altra parte.

Accompagnò immediatamente Mauro alla stanza di Serguei e spalancò la porta senza né bussare né avvertirli. In realtà sperava di trovarli in circostanze compromettenti per vedere finalmente quei due ricevere una bella lezione, indipendentemente dalle conseguenze a cui lei stessa sarebbe andata incontro a causa di quell’errore.
Ma trovarono la stanza vuota.

“sono arrivato tardi!” Mauro tirò un calcio al letto sfatto e spoglio “quella è arrivata e se l’è portato via”
“io … non riesco proprio a capire come sia potuto accadere. Non era mai successo! Dev’essere stato quando sono stata chiusa dentro all’ufficio, sono stati loro!”
“devo scoprire dove sono diretti”
Mauro aveva poca fiducia che la responsabile potesse aiutarlo nella ricerca; se era riuscita a farseli sfuggire così facilmente, figurarsi riuscire a trovarli.
“quando Lotjuska è arrivata qui ho preso nota della targa della sua auto” disse, facendo cenno a Mauro di seguirla nel suo ufficio “è una macchina a noleggio, c’era persino un adesivo della ditta di autonoleggio. Ho fatto un paio di ricerche e sono riuscita a risalire a dove l’ha presa” scribacchiò qualcosa su un foglietto e poi lo diede a Mauro “ecco qui nome e indirizzo. È quasi sicuro che stiano andando la per restituire la macchina e poi ripartire con altri mezzi”

Soddisfatto Mauro risalì in macchina, inserì l’indirizzo nel navigatore e partì in fretta, di nuovo all’inseguimento di quella figlia che aveva deciso di buttare tutto all’aria per un vecchio che, secondo lui, non meritava altro che essere dimenticato.


NOTA: piccolo aggiornamento sulla tabella di marcia della storia. Ho diviso tutta la trama (intesa come una scaletta di avvenimenti scritti in maniera illeggibile su un foglio) in 3 parti. Con questo capitolo si conclude la prima parte, quindi siamo ad un terzo della storia ... più o meno.
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Fri 11 May 2018 15:53

Nuovo capitolo!!!!!!!!!!!
Ormai è inutile dirti cosa ne penso, tanto sono sempre complimenti :lol:
Aspetto il prossimo!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Sun 13 May 2018 23:10

Loty - Oscar non mi fa più i complimenti :desperate: :desperate: :desperate: ...
Spasiba lo stesso :lol: :lol:

Prossimo capitolo in arrivo ... e si spera anche un nuovo fan art
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Fri 18 May 2018 00:03

CAP.15
P.S. prima di leggere: ad un certo punto in questo capitolo ho cercato di essere "politicamente" neutrale però ho voluto mettermi nei panni di Serguei, quindi onde evitare di intraprendere discussioni a riguardo preciso subito che quello che si dirà in merito a questioni politiche riguarderà soltanto quel pezzo di storia in cui se ne parlerà (intendo dire: questo discorso prima o poi andava affrontato, perché una volta fuori da Komkolzgrad Serguei doveva imbattersi in una realtà ben diversa da quella che conosceva, solo che la discussione non vuole essere ne a favore ne contro nulla) ... tutto qui.



Il viaggio fu più tranquillo del previsto; Lotjuska e Serguei restituirono la macchina all’autonoleggio e si fermarono in un ristorante dove finalmente Serguei poté gustarsi un Filetto alla Stroganoff preparato a regola d’arte e una torta al cioccolato appena sfornata. Mangiò così voracemente che sembrava non mangiasse da mesi; Lotjuska non aveva mai visto nessuno così felice di mettere qualcosa di buono sotto i denti – in fondo avevano ordinato dei piatti piuttosto semplici, non c’era motivo di essere così esageratamente entusiasti -. Doveva essersela passata proprio male in quel posto.
“altro che la mensa della casa di riposo” disse soddisfatto dopo che furono usciti.
L’aria della sera, sebbene fredda e pungente, era particolarmente invitante; da tempo sia Lotjuska che Serguei non desideravano altro che fare una passeggiata insieme e quella neve, quel freddo e quei lampioni dalle luci tremolanti creavano l’atmosfera perfetta per camminare stretti l’uno all’altra. Si strinsero più vicini che poterono e tenendosi sotto braccio s’incamminarono per una via quasi del tutto deserta.

“finalmente posso respirare a pieni polmoni qualcosa che non sia l’aria viziata di quel postaccio!” Serguei si sentiva rinato, ancora incredulo di essere libero.
“non avrei mai voluto che le cose andassero in questo modo” rispose Lotjuska, sentendosi un po’ in colpa per quello che aveva dovuto passare Serguei.
“non potevi prevederlo. E poi è tutto finito, non pensiamoci più”
“già … per ora” Lotjuska vide che in fondo alla strada c’era un’edicola “Serghy, aspetta qui un attimo, vado a vedere se lì hanno un calendario della stazione. Almeno sapremo se c’è davvero un treno che ci può portare fino a Innsbruck”

Mentre Lotjuska andava in edicola Serguei si sedette su una panchina e notò nel cestino della spazzatura un giornale del giorno prima, e lo prese. Erano decenni che non prendeva in mano un giornale, l’ultima volta che a Komkolzgrad ne arrivò una copia fu due giorni prima della chiusura del Complesso Industriale e da allora non seppe più nulla di quello che accadeva nel mondo fuori dalla sua fabbrica. Chissà come l’URSS stava facendo fronte a tutte quelle novità che in poco tempo aveva notato …………………………………
Sconcertato e confuso Serguei iniziò a sfogliare l’intero giornale, capendoci sempre di meno.

Poco dopo Lotjuska tornò da lui.
“tutto ok?”
“che è questa roba?!” domandò Serguei, senza nemmeno guardarla e continuando a girare nervosamente le pagine.
“… un giornale?”
“ma … cosa significano tutte queste notizie?”
“non capisco. Che intendi?”
“per esempio … questa: perché parlano dell’Ucraina come se non c’entrasse nulla con la Russia?”
“beh … perché …”
Serguei la interruppe.
“e perché scrivono sempre e solo Russia e non usano mai il suo nome completo? Non lo scrivono da nessuna parte, nemmeno all’inizio. E perché non c’è da nessuna parte la sigla URSS?”
“Serguei … l’Unione Sovietica non c’è più”
“cosa?”
“è caduta nel 1991”
“caduta … ma … ma come? Perché non mi hai detto nulla?”
“credevo che lo sapessi”
“no. Non ne sapevo nulla … da così tanto?” Serguei lasciò cadere il giornale “Loty, per tutti questi anni ho creduto ad una cosa che non esisteva più”
Lotjuska non sapeva che rispondergli. Gli si sedette accanto e cercò le parole giuste.
“che dire … non a tutti piaceva”
“perché? Non mancava nulla”
“c’era anche dell’altro … il governo perfetto non esiste”
“… mi sono sempre domandato perché, dopo così tanti anni trascorsi con così tanta devozione a quella fabbrica, nessuno mi avesse mai riconosciuto nulla. Nemmeno una lettera di ringraziamento … quando ero giovane, il Complesso Industriale aveva ricevuto l’onorificenza dell’Ordine di Lenin … e io speravo che con tutto il mio lavoro, alla fine anche io avrei avuto qualcosa. Ora capisco perché … perché dal 1991 io non sono più nessuno”
Appoggiò la testa alla spalla di Lotjuska, combattendo per non piangere, o almeno per non farsi vedere piangere.
“io non sono più nessuno …”

Lotjuska gli carezzò dolcemente il viso rigato dalle sue silenziose lacrime.
“tu per me sei tutto”
“ma io … mi sono dato così tanto da fare … soltanto per delle illusioni. Helena, la Russia … niente era più come credevo. Tutto ciò che ero si limitava ad un inutile sogno. Mi credevo il direttore di un rinomato Complesso Industriale, che prima o poi avrebbe ricevuto la riconoscenza che meritava. Invece sono stato solo un vecchio illuso che viveva dentro un rottame dimenticato”
“non ai miei occhi” lo strinse più forte “per me sarai sempre il Direttore di Komkolzgrad, un frammento di storia indispensabile che ricorderò sempre; sei la persona più importante della mia vita e sarà sempre così. So che la mia stima forse non vale quanto quella di una nazione……”
Serguei la guardò per pochi secondi e poi la baciò, incurante degli sguardi perplessi delle persone che passavano davanti a loro.
“la tua stima vale più del mondo intero”
Lotjuska lo abbracciò forte, rendendosi conto dello shock che poteva aver provato nel sentir svanire tutto ciò di cui poco prima era certo.
“Serghy, mi dispiace, se l’avessi saputo te ne avrei parlato …”
“va tutto bene … prima o poi imparerò a conviverci”
“è così grave?”
“non saprei. Forse mi sembra così difficile da accettare perché l’ho scoperto all’improvviso, senza aspettarmelo. Magari non è tragico come sembra …” ma subito dopo abbassò lo sguardo “… oppure si?”
“tu sei molto di più di quello che può considerarti un governo. Uno o l’altro, in fin dei conti, non cambia il valore che hai”
Serguei le prese la mano, la strinse forte e poi incontrò lo sguardo preoccupato di Lotjuska; si rese conto che non era un governo caduto a doverlo sconvolgere, ma il fatto che esistesse una persona che teneva così tanto a lui. Quello era davvero incredibile.

Si rialzarono poco dopo per raggiungere la stazione tramite un taxi, un veicolo vecchio e sgangherato che non sarebbe durato ancora per molto, ma che fortunatamente li portò a destinazione senza intoppi. Tenendo Serguei per mano, Lotjuska andò verso la biglietteria.
“buongiorno, vorremmo due biglietti di sola andata per Innsbruck”
La ragazza oltre il bancone digitò distrattamente alcune cose sull’ingombrante computer e poi porse loro i due biglietti, prendendo i soldi che Lotjuska aveva appena posato lì vicino.
“ecco a voi. Sbrigatevi, parte fra poco. Seguite le indicazioni appese sui muri”

Nonostante la stanchezza i due fecero un altro sforzo per raggiungere a passo svelto il treno prima che partisse senza di loro. All’inizio le indicazioni da seguire erano semplici, poi diventò più difficile riuscire a leggere quelle scritte sempre più indecifrabili e cancellate.
“quello è un cinque o un sei?” domandò Lotjuska al momento di scegliere quale treno prendere. Sul cartello il treno per Innsbruck era contrassegnato da un numero praticamente impossibile da leggere e il corridoio era deserto, nessuno a cui chiedere indicazioni.
“mi sembra un sei” rispose Serguei, confuso quanto lei.
“non so … se è un sei è scritto strano. Mi pare di più un cinque”
“ma il cinque ha la parte alta squadrata, questo mi sembra più arrotondato”
Di fronte a quel bivio Lotjuska non sapeva più che fare, ma quando sentì il secondo annuncio che il treno stava per partire decise di ascoltare Serguei e dirigersi verso il binario numero sei.

Salirono appena in tempo e il controllore non si degnò nemmeno di verificare che i biglietti fossero quelli giusti prima di timbrarli.
“vagone letto?” domandò Lotjuska.
“si, sono oltre quella porta” il controllore scese e le porte si chiusero subito dopo.
Pochi minuti di attesa e il treno partì lentamente, poi sempre più veloce.

“è fatta!” Lotjuska abbracciò Serguei, sollevata e di nuovo tranquilla. Almeno per ora potevano star certi che per tutto il viaggio non avrebbero dovuto temere nulla.
“sono esausto, Loty” Serguei non riusciva più a tenere gli occhi aperti, tanto meno reggersi in piedi. Era passato così tanto tempo dall’ultima volta che avevano dormito che non ricordava più come si faceva ad addormentarsi.
Andarono nei vagoni letto, fortunatamente – e anche stranamente – tutti vuoti.
“nessuno va a Innsbruck?” constatò Lotjuska, notando il vagone vuoto.
“non credo che da questo paese parta molta gente”
Si scelsero un letto e dopo aver tirato i rigidi tendoni per avere un po’ di privacy, anche se inutile in un vagone completamente vuoto, e aver chiuso tutte le finestre per non far entrare la luce, si sistemarono sotto le calde coperte.

“finalmente un letto!” Serguei si accomodò per bene e aspettò che anche Lotjuska gli si fosse accoccolata vicino per abbracciarla.
“fai bei sogni, lyubimaya”
“mi stai dicendo di sognarti?!” Lotjuska sorrise, lo baciò e poi si rannicchiò ancora più vicino a lui.
Non ci misero più di dieci minuti per addormentarsi profondamente, cullati dal movimento del treno e dal rumore ripetitivo che produceva correndo sulle ferree rotaie.


In Italia, per ore Nadja aveva discusso con i suoi fratelli su cosa fare. Da una parte capiva che il marito fosse preoccupato per la figlia, ma riteneva che Lotjuska ormai fosse abbastanza grande da poter prendere le decisioni per conto suo; temeva che il continuo intromettersi di suo padre potesse culminare con un disastro.
“forse non è grave come pensiamo” Fred cercava di restare ottimista, anche se il suo tono di voce lasciava intendere che era il più preoccupato di tutti. Nadja aveva preparato una cioccolata calda e lui era l’unico che era ancora lì a mescolarla nervosamente con il cucchiaino.
“tu non conosci Mauro come lo conosco io” ribatté Nadja, esasperata “tiene così tanto a sua figlia che farebbe di tutto per separarla da qualcuno che non ritiene appropriato per lei”
“perché? Esiste qualcuno di appropriato?!” a quest’idea Vlad sorrise leggermente, sapendo già la risposta della sorella.
“no. Affatto! Ma questa volta Loty mi sembra davvero determinata, con questo Serguei” si rivolse poi a Fred “tu l’hai conosciuto, che tipo è?”
“non è vero che l’ho conosciuto. L’ho incontrato e … e …” Fred non sapeva proprio come dire che Serguei era un sessantenne dalle tendenze maniacali “ … è una persona “matura”. Eccentrica. Unica nel suo genere. Ma sono certo che Loty deve aver trovato in lui qualcosa di veramente speciale”

Nadja si sedette di fronte a Fred “non mi interessa quanto sia più vecchio di lei o quanto sia strano … tutto ciò che voglio e che non approfitti di lei e che, se la ama davvero, non la sfrutti e poi la dimentichi come hanno fatto tutti quei presunti amici che aveva”
“Serguei mi sembrava sincero”
Vlad si intromise nella conversazione “io gli crederei. Fred è molto legato a Loty; se avesse visto un pericolo in Serguei non lo terrebbe nascosto” poi guardò il fratello, in cerca del suo consenso “ … eppure non l’ho mai visto così preoccupato”
“come? Non sono preoccupato!” Fred si mise subito sulla difensiva.
“non sei preoccupato?! È più di un’ora che rigiri la stessa cioccolata, di solito a quest’ora te ne sei vuotato almeno tre tazze”
“no, è solo che … cioè … in questo momento non ne ho tanta voglia. Vi sembra così assurdo?”
“Vlad ha ragione, sei strano. Ci stai nascondendo qualcosa?”
“eh …”
“Fred …” Vlad fissò Fred dall’alto in basso; sapeva che detestava che lo facesse, ma era l’unico modo per mettere in soggezione un individuo testardo e resistente come lui.
“ok, ok. Il fatto è che quando siamo andati a Komkolzgrad, Serguei ha tentato di mettersi contro Mauro. Non in maniera ostinata o aggressiva, ma temo che se l’episodio si dovesse ripetere le cose non si sistemeranno pacificamente come l’ultima volta”
“se Serguei si metterà contro Mauro, e di mezzo c’è Lotjuska … non potrà finire bene”
I tre si guardarono tra loro, in attesa che uno di loro tirasse fuori una soluzione.
“io lavoro, non posso mollare tutto per andare dietro a Mauro ed evitargli di fare una strage” disse subito Vlad.
“e io non posso lasciare i nostri genitori da soli” continuò Nadja “mama è appena tornata a casa dall’ospedale, almeno uno di noi dovrebbe essere sempre disponibile, per ora”.
Vlad e Nadja fissarono Fred, che intuì immediatamente quello che si aspettavano che dicesse.
“m-ma … come faccio a partire ora?”
“beh? Che impegni hai?”
“… nessuno. Ma come lo trovo?”
Nadja prese il telefono ed iniziò a comporre il numero.
“ora lo chiamo”
“credi che ti dirà dov’è?”
“perché no? Non gli chiederò di dirmi dove si trova così tu lo raggiungi e lo fermi! Sarà semplicemente la telefonata di una moglie preoccupata che vuole sapere dove si trova il marito!”


La voce amplificata che si diffuse per tutto il vagone svegliò i due viaggiatori, che per tutto il tempo non si erano mossi da quel comodo letto.
“… non era il treno giusto!” si rese conto dopo pochi istanti Lotjuska.
“come?” Serguei si mise a sedere sul letto un attimo dopo di lei.
“ha detto che siamo arrivati, ma la località non suonava proprio come Innsbruck”
“e allora dove siamo finiti?”
Lotjuska si alzò.
“mi pare di aver sentito qualcosa come ………..”
Guardò fuori dal finestrino.
“Aralbad?!”
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Fri 18 May 2018 17:22

Evviva! Nuovo capitolo della seconda parte! ......... ma ora ho bisogno del capitolo 16, lo capisci!!? Ne ho bisogno!!!! Altrimenti non rispondo più di qualche vita!!!

Per quanto riguarda la questione URSS mi è piaciuto che tu abbia affrontato la questione. Chissà, questo "nuovo mondo" e tutti questi cambiamenti potrebbero essere riutilizzati in futuro (beh, dipende i luoghi dove andrete, e ovviamente da come vuoi far evolvere la storia).
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Mon 21 May 2018 23:40

Capitolo 16 in arrivo!
Ma prima volevo fare un piccolo """questionario"""
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi della storia fino adesso. Non solo nel senso di Trama, ma anche come lunghezza dei capitoli, la durata delle varie situazioni (se sono troppo sbrigativa o troppo prolissa), i dialoghi (troppi o troppo pochi), le descrizioni di luoghi/persone/altro (se mi dilungo troppo a descriverli, o invece c'è bisogno di parlarne di più).
Poi.
Qualche aspettativa/richiesta particolare? C'è qualcosa che vorresti vedere un po' modificato, oppure delle cose che vorresti accadessero (preferibilmente non la morte di qualche protagonista)?

In pratica: di quello che vuoi.

Per quanto riguarda la questione URSS mi è piaciuto che tu abbia affrontato la questione. Chissà, questo "nuovo mondo" e tutti questi cambiamenti potrebbero essere riutilizzati in futuro (beh, dipende i luoghi dove andrete, e ovviamente da come vuoi far evolvere la storia).

Sicuramente influenzerà il modo di vedere le cose di Serguei, per lui è tutto nuovo quindi potrebbero esserci delle situazioni in cui la sua mentalità si scontrerà con quella attuale. In teoria non darà problemi nel rapporto con Loty, perché se la Loty della storia è esperta di politica quanto quella vera, allora non ci capisce niente :lol:
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