Fan Fiction

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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Wed 7 Feb 2018 16:12

Loty Borodine wrote:(...)
-Cronologicamente parlando, questi eventi si svolgono mentre è in corso Syberia 2?
In teoria si, perché quando lo trovo, nel capitolo 1, non dev'essere passato molto da quando Kate ha fatto saltare tutto.

:lol:
Quindi potresti a un certo punto anche incontrare Cantin?
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 7 Feb 2018 23:31

Avevo previsto che saremo arrivati ad Aralbad quando lui stava per ripartire, quindi è probabile che ci parleremo
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Mon 12 Feb 2018 00:38

CAP.9



“ma qui è bellissimo!” esclamò Lotjuska non appena si trovò immersa in quel curioso paesetto. Era piccolo, le strade erano sterrate e rimaste inviolate dal passaggio delle automobili, si vedevano solo i segni di qualche carro trainato. Le case erano di dimensioni piuttosto grandi, ma dall’aspetto umile e rustico; era come essere tornati indietro nel tempo, se non fosse stato per un tizio che era uscito fuori da casa sua per telefonare. La presenza di elettricità, come si poteva notare anche dalla luce che si intravedeva oltre le finestre, rovinava un po’ l’atmosfera del posto, ma era un’ottima notizia per Lotjuska e il macchinista del treno incidentato. Potevano chiamare qualcuno per farsi venire a prendere!

Si avvicinarono all’uomo, aspettando che finisse di telefonare.
“salve!” esordì l’uomo con un allegro cenno della mano “siete di passaggio?”
“più o meno” rispose il macchinista “abbiamo avuto un incidente”
“ha a che fare con quel boato che abbiamo sentito quasi un’ora fa? Avete sconvolto tutto il paese!”
“ci dispiace … per quel che vale, sappia che non era intenzionale”
“ah, è tutto a posto; solo un cavallo che si è spaventato ed ha scavalcato il recinto e si è messo a correre come un pazzo. Fossero quelli i veri problemi”
Lotjuska e il macchinista si scambiarono uno sguardo perplesso. Era strano pensare che quella gente, così semplice ed umile, potesse preoccuparsi di “veri problemi”.
“immagino che abbiate bisogno di aiuto”
“solo di un telefono” si sbrigò a dire Lotjuska.
“venite dentro. Stavamo passando la serata con degli amici, gli farà piacere conoscere dei visi nuovi”
“davvero, non è necessario”
“insisto. Vi offro qualcosa e poi potrete telefonare”

Rifiutare ancora sarebbe stato inutile, e poi entrambi avevano bisogno di fermarsi un po’ per recuperare le energie, così entrarono con l’uomo e si trovarono dentro una stanza da pranzo con un enorme tavolo di legno al centro. Seduti intorno ad esso dovevano esserci una decina di persone, tra cui due bambine. Lotjuska guardò il padrone di casa, in attesa di sapere perché loro due si trovassero in una stanza dove la Vodka scorreva a fiumi.
“loro sono le mie due figlie Irina e Magda” poi le guardò storto “non dovevate essere in camera vostra a studiare?”
“ma lo zio Ivan stava raccontando del suo ultimo viaggio” rispose Irina con uno sguardo innocente ed irresistibile.
“vero, è colpa mia” intervenne un uomo, evidentemente lo zio Ivan.
“va bene, ma dopo tornate a studiare”

Nel frattempo lo sguardo di tutti si era posato sui due nuovi arrivati e attendevano le presentazioni. Lotjuska non avvertì alcun occhio ostile da parte loro, cosa che accadeva raramente dalle sue parti.
“Nikolay, non mi avevi detto che c’erano altri ospiti” esordì una donna uscendo dalla porta in fondo alla stanza che portava alla cucina.
“loro sono di passaggio, fanno una telefonata e si fermeranno qui in attesa che li vengano a prendere. Cercate di comportarvi bene con loro” poi si rivolse ad Ivan “e non facciamoci riconoscere come al solito”

La donna andò subito ad accogliere i nuovi ospiti, ostentando tutta l’ospitalità che una casalinga poteva offrire.
“sarete congelati, venite qua vicino al fuoco” li accompagnò in soggiorno, fino ad un caminetto acceso e li costrinse a sedersi sul divano. Era una stanza piccola ed accogliente, il caminetto costruito con pietre lasciate grezze e ruvide occupava metà della parete e sicuramente era di grande effetto; solo le fiamme illuminavano il soggiorno ed erano abbastanza vive da rendere inutile qualsiasi altra forma di illuminazione. In più i caldi bagliori del fuoco erano decisamente più riposanti di una lampadina.
“come vi chiamate?” riprese a dire la donna mentre posava due tazze di infuso fumante sul tavolino in legno di fronte al divano.
“Lotjuska”
“Ethan”

Lotjuska si voltò a guardare l’uomo che l’aveva accompagnata fin lì, sorprendendosi di non aver conosciuto il suo nome fino a quel momento. Era così presa dal viaggio che non aveva proprio pensato a presentarsi, ne le era importato di sapere chi fosse ad aiutarla. Serguei aveva eclissato qualunque altro pensiero ed aveva preso il primo posto tra tutte le sue priorità. Forse era il caso di mollare temporaneamente la presa e concentrarsi sul presente; altrimenti rischiava di dimenticarsi di nuovo qualche cosa di importante.

“voi due siete parenti?” continuò lei, tornando ancora nel soggiorno portando dei biscotti appena fatti.
“no, ci conosciamo appena”
“e come ci siete finiti in questo posto sperduto?”
“incidente di percorso, dovrei andare a Kasnojevo”
“Krasnojevo … non è poi così distante”
“davvero?”
“si, quando ripartirete potremmo spiegarvi come arrivarci”
“eh, io no” si intromise Ethan “io me ne torno a casa”
Sembrava che a Ethan non piacesse quella situazione e che non vedesse l’ora di ritornare in quella stazione da dove era partito. Lotjuska lo guardò; ovvio che non si aspettava che l’avrebbe seguita fino a Krasnojevo, ma il tono sofferto in cui disse che sarebbe tornato a casa la fece sentire in colpa.
“mi dispiace, non credevo che sarebbe finita così”
“non è colpa tua” rispose placidamente “ma in qualche modo dovrò spiegare che gli ho fatto fuori un treno. Dovrò pagare i danni”
“no, quelli no. Te li pago io. Ti lascio il mio numero di telefono, così mi fai sapere quanto è”
Ethan ci pensò su mentre giocherellava con un cucchiaino metallico tra le scarne dita.
“beh, ti faccio sapere. Magari dividiamo la spesa. I danni di un treno sono abbastanza costosi”

Dopo un po’ andò da loro Nikolay.
“io e Katja, mia moglie, abbiamo pensato che potreste passare la notte qui. C’è una stanza libera e tu, Lotjuska, potresti dormire con Katja, mentre io sto qui sul divano”
“non se ne parla proprio, dormo io sul divano!” ribattè Lotjuska.
“no. Sul divano ci resterò io. Tu va nella stanza libera” disse a sua volta Ethan.
“basta. Ho detto che dormo io sul divano. Punto. Non sacrificatevi a tutti i costi, a noi fa piacere dare una mano agli ospiti” Nikolay non permise altre obiezioni e se ne andò, ma prima di lasciarli soli li invitò ad andare nella stanza da pranzo dove tra un bicchiere di Vodka e l’altro si era iniziato a suonare e cantare.
Ivan strimpellava alcune vecchie canzoni popolari e tutti gli altri intorno cantavano, bevevano e ridevano; sia Lotjuska che Ethan rimasero nostalgicamente affascinati da quell’atmosfera. Entrambi non la vivevano più da anni e gli mancava.

Lotjuska prese posto vicino a Katja ed osservò Magda e Irina, fiere di essere riuscite a convincere Nikolay a farle restare lì ancora. Con una leggera amarezza ammise a se stessa che quella sarebbe stata molto probabilmente l’ultima volta che avrebbe passato una serata del genere; scegliere Serguei significava rinunciare ad avere una famiglia normale. Niente figli, niente amici e parenti da invitare (e chi invitava? Suo padre? Probabilmente al solo pensiero di rivedere Serguei gli prudevano le mani, colte da una voglia irrefrenabile di strangolarlo).
Quell’allegria le fece per una attimo mettere in discussione le sue certezze: davvero voleva Serguei? Si, certo che lo voleva, ma era la cosa migliore? Tutti quegli anni di differenza, poteva provare ad ignorarli, ma non sarebbero cambiati. Serguei non sarà mai quel compagno che sarebbe potuto essere qualcuno più vicino alla sua età, e forse lei non era il tipo di compagna adatta a lui. Magari anche Serguei, come lei, a suo tempo si era immaginato di incontrare una persona e di invecchiare con lei, insieme.
Cosa che non sarebbe potuta succedere con Lotjuska. Serguei aveva già vissuto le fasi della sua vita, quelle importanti, e lei era solo all’inizio. Il dislivello tra gli anni era assurdo.

“e tu, Lotjuska?” domandò all’improvviso Katja, guardandola con interesse e curiosità.
“cosa? Scusa, ero distratta e non ho sentito di cosa parlavate”
“c’è qualcuno di speciale nella tua vita?”
“ah …”
“se è troppo imbarazzate lascia stare, non devi rispondere per forza”
“no, non è quello … è solo che …” in quel momento Lotjuska si ritrovò a pensare a tutti quei momenti passato con Serguei, non moltissimi, ma senza dubbio intensi e indimenticabili. Dovette valutare in poco tempo tutto ciò che sapeva e che si aspettava da quella relazione inverosimile; da quello dipendeva la risposta. Cosa avrebbe detto a Katja? Si, c’era qualcuno di speciale, oppure, no, non c’è nessuno? E se non c’era nessuno di speciale nella sua vita, a che scopo continuare quel viaggio?

“va tutto bene Lotjuska?” persino Nikolay si era accorto della confusione che aveva in testa. Lotjuska fece un sospiro ed alzò lo sguardo
“va tutto benissimo. Si, c’è una persona speciale. E sto andando a Krasnojevo per dimostrarglielo”


Nella mensa della casa di riposo la solfa era la stessa che da una settimana continuava a ripetersi. La cuoca, una vecchia zitella acida e nevrotica, aveva deciso di cucinare il suo piatto forte: il filetto alla Stroganoff. Una prelibatezza che cucinata da lei si trasformava in una strana brodaglia scura e informe, salata come l’acqua di mare. Nessuno osava criticare la sua cucina, era già abbastanza insopportabile quando era calma, figurarsi se qualcuno le diceva che quella roba molliccia era immangiabile.

“se mangio anche oggi questa sch…..” il signore che aveva iniziato a lamentarsi del cibo venne interrotto da un’occhiataccia della cuoca “ehm… questa squisitezza …” poi, sconfortato, prese la forchetta e mise in bocca un pezzo di manzo salatissimo, fingendo di andarne pazzo.
Serguei invece quel giorno non aveva proprio voglia di mangiare. Da quando era arrivato lì la fame gli era passata completamente, indipendentemente dal piatto che gli si metteva davanti; si limitava a mangiucchiare qualche pezzetto di pane, poi se ne andava nella sua stanza a dormire tutto il pomeriggio. Era decisamente meglio passare il tempo dormendo piuttosto che sotto gli ordini di quegli infermieri complessati.

“tu non mangi neanche oggi?” gli domandò un’infermiera, la meno severa tra quelle che lavoravano lì.
“no” Serguei scosse la testa in maniera desolante.
“così ti indebolirai” lo avvertì, ma non perse tempo e se ne andò.
Si era sentito debole nel momento in cui aveva messo piede in quel posto, cosa avrebbe cambiato mangiare o meno? Serguei abbassò lo sguardo, e notò che i vestiti gli erano diventati più larghi. Per forza, non mangiando niente. Magari con qualche chilo in meno piacerei di più a Lotjuska, pensò. Poi pensò ancora, ma a lei piaceva com’ero prima; non so perché, ma a lei piacevo veramente, nonostante tutto.
In quel momento di sconforto nella sua mente balenò il dubbio che Lotjuska sarebbe potuta non arrivare mai. Forse l’idea che lei avrebbe fatto tutto quel viaggio per portarlo via era solo un sogno fantasioso che poteva accadere solo nella sua testa. Guarda in faccia alla realtà, Serguei, pensò ancora. Come puoi pretendere di essere migliore di qualcuno di più giovane, che può offrirle una vera famiglia? Smettila di sognare e vedi le cose come stanno: Lotjuska è tornata alla sua vita, ha voltato pagina e sta andando avanti. Non pensa più a te. Tu ora sei qui e non hai più pagine da voltare …, gli vennero le lacrime agli occhi, … non ho più pagine da voltare. Devo restare qui, leggere le ultime righe e poi chiudere il mio libro.
Si alzò senza fiatare e uscì dalla stanza, ignorando la cuoca che lo insultava per non aver toccato il pranzo, ignorando l’infermiera che gli ricordava che si stava facendo del male, ignorando i commenti idioti degli altri che come lui erano bloccati lì.

Salì in camera, chiuse la porta e chiuse le finestre. Abbassò le serrande della finestra come faceva sempre Loty, rendendo la stanza buia come piaceva a lei. Nella penombra prese in mano la sua foto, sorprendendosi che ancora non si fosse rovinata dopo tutte le volte che l’aveva tenuta in mano. Le guardò il viso per l’ennesima volta, baciò delicatamente la foto, la rimise sul tavolino e si sdraiò sul letto, abbandonandosi ai suoi sogni. Prima o poi, lo sapeva, si sarebbe abituato a quella nuova vita e gradualmente avrebbe dimenticato Lotjuska fino a non riconoscere più il suo volto nemmeno guardando quella foto. Ma si ritenne fortunato nel sentire che quel momento non fosse ancora arrivato. Chiuse gli occhi, sognando solo lei; almeno c’era ancora un posto nella sua mente dove poteva rivivere il meglio che Lotjuska gli aveva lasciato, ricordi che custodiva gelosamente come le cose più care che aveva al mondo.


NOTA DELL'AUTRICE: per questo capitolo ringrazia che ho l'influenza e quindi passo tutto il tempo a letto a scrivere ...
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Mon 12 Feb 2018 15:00

Scrììììììììììì il nuovo capitolo!!!! Che belloooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :mrgreen:
(ok, è passata).
Ben fatto, complimenti.
Questa frase mi è piaciuta tantissimo, è bellissima.
Tu ora sei qui e non hai più pagine da voltare… non ho più pagine da voltare. Devo restare qui, leggere le ultime righe e poi chiudere il mio libro.

Ed - :bah: e indovina chi gliel'ha scritta?

Scrììì domanda-curiosità:
Chi è il narratore? Quando leggo, mi sono immaginato come voci narranti Kate o Helena (le alterno) e a ciascun personaggio cerco di associare la voce di un doppiatore italiano (di Syberia o no).
RISPOSTA ALLA NOTA DELL'AUTRICE:
Evvivaaaaa!!! :mrgreen: (passata ...) Grazie, influenza!
Mi serve il capitolo 10!!!

Piccolo Off-topic: per motivi di tempo non posso rispondere anche nell'off-topic, mi spiace... ma se vuoi continua a scrivere là da sola :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Tue 13 Feb 2018 02:30

Scrììììììììììì il nuovo capitolo!!!! Che belloooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :mrgreen:
(ok, è passata).
Ben fatto, complimenti.

Spasiiiiiiba!!

Questa frase mi è piaciuta tantissimo, è bellissima.
Tu ora sei qui e non hai più pagine da voltare… non ho più pagine da voltare. Devo restare qui, leggere le ultime righe e poi chiudere il mio libro.

Ed - :bah: e indovina chi gliel'ha scritta?

Mi fa piacere che ti sia piaciuta, contavo molto su quella parte!
Loty - l'ho scritta io!! Tu volevi farlo fuori già nel capitolo 4! :evil:

Scrììì domanda-curiosità:
Chi è il narratore? Quando leggo, mi sono immaginato come voci narranti Kate o Helena (le alterno) e a ciascun personaggio cerco di associare la voce di un doppiatore italiano (di Syberia o no).

In effetti avevo pensato di rivelare più avanti chi fosse il narratore, verso la fine della storia o addirittura nell'ultimo capitolo (una sorta di epilogo in cui veniva fuori chi raccontava la storia e come era venuto/a a conoscenza di tutti i fatti).
Spoiler:

non te lo dico chi è :lol:

Poi per quanto riguarda le voci di tutti gli altri va benissimo il doppiatore che scegli tu

RISPOSTA ALLA NOTA DELL'AUTRICE:
Evvivaaaaa!!! :mrgreen: (passata ...) Grazie, influenza!
Mi serve il capitolo 10!!!

Influenza - prego, COF COFF!
Capitolo 10 in arrivo!

Piccolo Off-topic: per motivi di tempo non posso rispondere anche nell'off-topic, mi spiace... ma se vuoi continua a scrivere là da sola :lol:

Non preoccuparti, non c'è fretta.
Serguei - ma secondo te intendeva dire che non risponderà mai più nell'off-topic? :grat:
Loty - :shocked: allora devo davvero mettermi a scrivere da sola! :tears: ... :desperate:
Serguei - Oscar, la mia Loty ha già abbastanza problemi in quella strampalata testolina piena di tinta nera permanente. Evitiamo che inizi anche a parlare da sola su internet! :stress:
:lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 13 Feb 2018 17:06

Loty Borodine wrote:Mi fa piacere che ti sia piaciuta, contavo molto su quella parte!
Loty - l'ho scritta io!! Tu volevi farlo fuori già nel capitolo 4! :evil:

Oscar - Voglio il finale alternativo con la morte di Serguei! :lol:

In effetti avevo pensato di rivelare più avanti chi fosse il narratore, verso la fine della storia o addirittura nell'ultimo capitolo (una sorta di epilogo in cui veniva fuori chi raccontava la storia e come era venuto/a a conoscenza di tutti i fatti).
Spoiler:

non te lo dico chi è :lol:

Poi per quanto riguarda le voci di tutti gli altri va benissimo il doppiatore che scegli tu
:lol:
Loty - Voci casuali :lol:
Serguei - Silvano Piccardi
Ethan - Giorgio Melazzi (Hans)
Nikolay - Riccardo Lombardi (voce di Felix)
Zio Ivan - Marco Balzarotti (Boris, ma è presto per farmi un'idea)
Per ora questi :lol:

Influenza - prego, COF COFF!
Capitolo 10 in arrivo!

Fino a quando resteremo al Capitolo 9 verrà requisito e incamerato nell'attrezzatura del forum!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 14 Feb 2018 01:17

Oscar - Voglio il finale alternativo con la morte di Serguei! :lol:

In effetti stavo abbozzando due possibili finali: uno in cui finiva bene e che, volendo, poteva aprire la strada ad un possibile sequel e un altro finale, più drammatico con una morte (non dico di chi :prr: ) e un capitolo "Epilogo" che concludeva la storia ambientandosi in un futuro più o meno lontano. In effetti potrei usare entrambi i finali (proseguire come avevo previsto nella prima stesura, fare un sequel, e concludere con il secondo finale), ma ci sto ancora lavorando. In effetti non ho ancora nessun finale scritto, ho solo alcuni appunti scribacchiati qua e là su un foglio, e ovvio che parlare adesso del sequel, che sono praticamente all'inizio della storia, è da pazzi
Serguei - da pazzi ... beh, almeno è coerente

:lol:
Loty - Voci casuali :lol:
Serguei - Silvano Piccardi
Ethan - Giorgio Melazzi (Hans)
Nikolay - Riccardo Lombardi (voce di Felix)
Zio Ivan - Marco Balzarotti (Boris, ma è presto per farmi un'idea)
Per ora questi :lol:

Perfetto! Soprattutto la voce che hai dato a me: è esattamente la voce che ho! :lol:

Fino a quando resteremo al Capitolo 9 verrà requisito e incamerato nell'attrezzatura del forum!

Mi hai requisito l'influenza?! Ecco perché non mi passa! :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Wed 14 Feb 2018 17:55

Loty Borodine wrote:In effetti stavo abbozzando due possibili finali: uno in cui finiva bene e che, volendo, poteva aprire la strada ad un possibile sequel e un altro finale, più drammatico con una morte (non dico di chi :prr: ) e un capitolo "Epilogo" che concludeva la storia ambientandosi in un futuro più o meno lontano. In effetti potrei usare entrambi i finali (proseguire come avevo previsto nella prima stesura, fare un sequel, e concludere con il secondo finale), ma ci sto ancora lavorando. In effetti non ho ancora nessun finale scritto, ho solo alcuni appunti scribacchiati qua e là su un foglio, e ovvio che parlare adesso del sequel, che sono praticamente all'inizio della storia, è da pazzi
Serguei - da pazzi ... beh, almeno è coerente

VOLENDO! VOGLIO IL SEGUITOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!
Ma mi piacerebbero tutte e tre le versioni.
Ed - Tre??? Quindi posso scrivere il finale in cui Serguei muore???
Oscar - Beh, sì... anche se non credo che Loty te lo lascerà scrivere.
Perfetto! Soprattutto la voce che hai dato a me: è esattamente la voce che ho! :lol:

:lol: :lol: :lol:
Devo trovare una voce italiana per Mauro e Fred! :lol:
Mi hai requisito l'influenza?! Ecco perché non mi passa! :lol:

:lol: In realtà avrei requisito il Capitolo 9 :lol:
Nadja - Continua a tenere requisita l'influenza!!! Le devo dare il mio brodo speciale!!!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 14 Feb 2018 22:36

VOLENDO! VOGLIO IL SEGUITOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!
Ma mi piacerebbero tutte e tre le versioni.
Ed - Tre??? Quindi posso scrivere il finale in cui Serguei muore???
Oscar - Beh, sì... anche se non credo che Loty te lo lascerà scrivere.

Il finale preferito da Ed si sarebbe anche potuto fare (un finale ultramega disastroso), ma la storia sarebbe durata troppo poco ... ma lo posterò come finale alternativo.

... e va bene, vedrò di fare anche il seguito ... ma intanto occupiamoci della storia attuale, altrimenti mi confondo :lol:

:lol: :lol: :lol:
Devo trovare una voce italiana per Mauro e Fred! :lol:

Mauro ha la voce del patriarca :lol:

:lol: In realtà avrei requisito il Capitolo 9 :lol:
Nadja - Continua a tenere requisita l'influenza!!! Le devo dare il mio brodo speciale!!!

Loty - :argh: oh no, ancora quel brodo di erba blu!
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Thu 15 Feb 2018 15:48

Loty Borodine wrote:Il finale preferito da Ed si sarebbe anche potuto fare (un finale ultramega disastroso), ma la storia sarebbe durata troppo poco ... ma lo posterò come finale alternativo.

... e va bene, vedrò di fare anche il seguito ... ma intanto occupiamoci della storia attuale, altrimenti mi confondo :lol:

:mrgreen:
Mauro ha la voce del patriarca :lol:

Già, me l'avevi detto..
Mauro - NO, NON VI AMERETE, NO! NON MUOVETEVI! FERMATELI!! AAAAAARGH!
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Tue 20 Feb 2018 01:03

CAP.10


Per tutta la notte Lotjuska non riuscì a chiudere occhio, e non perché era abituata a sbrigare le sue faccende soprattutto di notte, ma perché era troppo assorta nei suoi pensieri. Dando per scontato che una volta a Krasnojevo avrebbe trovato Serguei in poco tempo (cosa in effetti non del tutto ovvia, non conoscendo minimamente il posto), poi cosa avrebbero fatto? Non era il caso di restare lì a lungo; la sua famiglia si sarebbe preoccupata e suo padre non ci avrebbe messo molto a capire dov’era andata. Ma Serguei sarebbe stato in grado di partire così in fretta? E dove sarebbero andati? Anche ritornare a Komkolzgrad non era una buona idea, dovevano allontanarsi di lì e trovare un posto dove suo padre difficilmente li avrebbe rintracciati.

Si alzò da letto, facendo attenzione a non svegliare Katja, e scese al piano di sotto per prendere un bicchiere d’acqua. Lì vi trovò Ivan, il fratello di Nikolay, seduto a tavola e occupato con un vecchio telefono.
“scusa, non volevo disturbare” disse Lotjuska non appena entrò in cucina “prendo un bicchiere d’acqua e poi me ne vado”
“non disturbi. Resta pure” rispose Ivan senza alzare lo sguardo.
“non sapevo che anche tu abitassi qui”
“infatti non ci abito, ma a casa mia stanno facendo dei lavori e quindi sto qui per un po’” poi distolse lo sguardo dallo schermo del telefono le la guardò “tu piuttosto, come credi di partire se non hai una macchina? Krasnojevo è distante se ti fai la strada a piedi”
“bella domanda” Lotjuska si sedette al tavolo, sconfortata. Avevano tentato innumerevoli volte di chiamare qualcuno, ma nessuno aveva mai risposto; Ethan aveva chiamato l’ufficio della stazione, un suo amico, e persino la sua ex; Lotjuska aveva chiamato uno ad uno i suoi tre zii e la sua migliore amica. Ma sembrava che rispondere al telefono fosse fuori moda, quindi non c’era nessuno che potesse aiutarli.

“in qualche modo ce la faremo. Chiederemo un passaggio o … non c’è un noleggio auto da queste parti?”
Ivan scosse la testa “no, purtroppo … però una ventina di chilometri a est c’è un altro paesetto tipo questo, un po’ più grande; lì sono sicuro che potrete noleggiare una macchina per pochi soldi. Vi accompagnerò io”
“sarebbe fantastico, ma … perché lo fai?”
“per aiutare” Ivan la guardò perplesso. Nessuno gli aveva mai fatto una domanda così insensata.
“non ci conosci nemmeno”
“e allora?”
“non lo so … è strano …”
“forse da dove vieni tu, ma in un paesino così piccolo non ci si può ignorare, tantomeno lasciare a se stessi degli ospiti”

In quel momento entrò Irina, anche lei per prendere un bicchiere d’acqua.
“pare che ci siamo dati appuntamento qui, stanotte” constatò Ivan. Vedere la piccola Irina rivolgere un sorriso a Lotjuska gli fece venire in mente un discorso che voleva fare all’ospite la serata prima.
“Lotjuska?”
“si?”
“sei sicura di voler andare fino in fondo?”
“di che parli?”
“di Serguei”
“perché me lo chiedi?” Lotjuska aveva accennato qualcosa riguardo a Serguei, dove si erano incontrati e come erano stati separati. Aveva intenzionalmente omesso di dire la sua età e tutti i dettagli della storia (non era il caso di dire che era stata intrappolata in casa e che si era innamorata di un sessantenne con tendenze maniacali).

“non sono sicuro che Serguei sia quel tipo di persona con cui si possa costruire una relazione”
“cosa ne sai?”
“non lo conosco di persona, ma mio padre si. Era un minatore a Komkolzgrad, durante i suoi ultimi anni di attività. In quel periodo, in quel posto, buona parte del lavoro era eseguito da automi, ma certe cose venivano ancora fatte dai minatori; mio padre conobbe Serguei abbastanza bene, e qualche volta mi parlò di lui. Diceva che era un tipo strano, imprevedibile, con strane idee per la testa”
“di questo me ne sono accorta. Ma non è pericoloso … sicuramente non ora, dopo tutto quello che ha passato. Dubito che ne abbia le forze, anche volendo”
“e … ti legheresti con una persona così tanto più vecchia di te?”
“Ivan, hai intenzione di farmi la predica?” il tono di Lotjuska diventò più irritato. Tutte quelle domande se le era già fatte lei e vi aveva già dato risposta. Continuare a parlarne era inutile.
“no, non voglio fare nessuna predica. Ti sto solo mettendo di fronte alla realtà. Se tu mi dirai che ne sei sicura, io non farò altre domande e farò tutto quello che posso per aiutarti; ma se non sei sicura, non agire di impulso, rischieresti di far soffrire entrambi. Lo dico anche per Serguei; se ad un certo punto diventerà ovvio che la cosa non può andare avanti, come la prenderebbe? Tu puoi andare avanti e rifarti una vita, ma per lui sarebbe troppo tardi, non avrebbe più nessuno, quindi illuderlo ora sarebbe crudele”

Lotjuska ci pensò ancora. Si, lo amava tantissimo, ma doveva essere completamente consapevole che se voleva fare le cose fatte bene non poteva illudersi che tutto sarebbe stato idilliaco.
“so che sarà difficile, ma sono sicura. Serguei ne ha passate tante, si merita qualcuno che si prenda cura di lui”
“e tu?”
“e io lo amo”
“cosa ti aspetti da lui?”
“che sia felice insieme a me”
Ivan abbassò lo sguardo, ripensò alle parole di suo padre e a quelle che ora gli diceva Lotjuska.
“d’accordo. Ti aiuterò. Solo, sta attenta … Serguei è una persona imprevedibile, e anche se ora non sembra in grado di fare danni, non è detto che non ci riesca comunque”
Lotjuska annuì. Non ce l’aveva con Ivan perché gli aveva dato quell’avvertimento, lo faceva per il suo bene. Ma ora tutto dipendeva da lei.

Partirono nel pomeriggio, e dopo nemmeno dieci minuti di viaggio iniziò a nevicare.
“spero che non abbiate troppa fretta” disse Ivan mentre continuava a guidare “con questa neve ci metteremo un po’. E mi raccomando, quando proseguirete per conto vostro fate attenzione … vi ricordate le indicazioni che vi ha dato Katja? Tu, Ethan raggiungi l’autostrada e poi segui i cartelli stradali, e Lotjuska, tu continui verso est giri per Svetloye e poi tiri dritto. Poi comincia a seguire tutti i cartelli che indicano per Krasnojevo”
L’auto proseguì, facendosi strada tra il manto di neve che ricopriva completamente la strada.


“dove si è cacciata quella pazza?” sbraitò Mauro, furioso.
“non ne ho idea! Io l’ho solo accompagnata a casa” Fred non sapeva più cosa pensare, non si aspettava che Lotjuska sarebbe stata capace di andarsene, almeno non così presto, ma d’altro canto non la biasimava. Ora si trovavano nel suo appartamento, entrati grazie alle chiavi di riserva che aveva Mauro.
“e dopo averla accompagnata a casa? Che avete fatto?”
“abbiamo parlato un po’, l’ho convinta ad andare al lavoro e di non pensare più all’accaduto. Sono tornato a casa quando lei è uscita per andare al lavoro e poi non l’ho più vista”
Mauro rovistò in giro nella vana speranza di trovare qualcosa che li avrebbe aiutati a capire dove fosse andata.
“non credo che troverai qualcosa di utile” puntualizzò Fred, impaziente di tornarsene a casa; anche se non aveva nulla da fare eccetto annoiarsi, era sempre meglio che star lì a subire le ire di un padre preoccupato ed apprensivo.
“tanto lo so che sei dalla sua parte, Fred” rispose irritato.
“non sto dalla parte di nessuno. Solo che capisco le motivazioni di entrambi”
“non credo proprio. Tu non hai figli di cui preoccuparti”
“non avevo nemmeno dei genitori che davano i numeri ogni volta che me ne andavo”
“tu non andavi dietro a donne più vecchie di te”
“vero, erano le donne più giovani ad andare dietro a me”
Mauro si voltò a fissarlo, leggermente perplesso.
“beh, prima dell’incidente al capanno, ovvio” precisò Fred passando una mano sulla vistosa cicatrice sul collo.
“come non detto. Comunque questa situazione è diversa” continuò Mauro.
“ah si?”

Mauro si calmò, arreso dal non aver trovato nulla.
“tu non sai com’è avere un’unica figlia, che ogni anno che passa diventa più adulta, più bella e più indipendente. Guardala, vive già per conto suo, non ha più bisogno di me e di sua madre … e ora fa la pazzia di innamorarsi di un uomo che potrebbe essere suo nonno! L’ho sempre detto che quella ragazza aveva qualche rotella fuori posto”
“potrebbe essere suo nonno” ripeté Fred, avvicinandosi a Mauro “ma non lo è”
“cosa vuoi insinuare? Che ci si può mettere insieme a chiunque purché non sia un parente?”
“beh, tecnicamente le cose vanno così”
“ma ti rendi conto di quello che stai dicendo, Fred?!” Mauro lo guardò rabbiosamente. Fred si pentì di essergli andato così vicino, ora che si rendeva conto di quanto più alto ed atletico fosse lui. E così arrabbiato faceva davvero paura. Ma era deciso a farsi coraggio e difendere le ragioni della nipote.
“Lotjuska è libera di scegliere che strada prendere. Lei sarà responsabile delle sue decisioni e delle conseguenze, e lo sa. Quindi, Mauro, non prendertela più di quanto sia necessario; so che non era esattamente quello che volevi per lei, ma quello che farà della sua vita non dipende più da te”
Mauro lo guardò storto, pensò brevemente alle sue parole, e poi si diresse a grandi passi verso la porta spostando Fred in malo modo con uno spintone.
“vedremo se davvero non dipenderà più da me! Se Lotjuska vorrà mettersi con quel vecchio dovrà prima vedersela con me, e questo vale anche per Serguei” e se ne andò sbattendo la porta.

Fred non attese un solo istante e prese il telefono, componendo velocemente un numero. Nemmeno lui era ben consapevole di cosa volesse fare, ma qualunque cosa avesse deciso, non se la sentiva di farla da solo.
“ehi Fred, tutto bene?” fu la prima frase che sentì.
“si Vlady, io sto bene. È Lotjuska, che se non le diamo una mano fra non molto avrà uno scontro corpo a corpo con suo padre”
“ci troviamo al bar sotto casa mia fra mezz’ora, ok?” rispose il fratello.


Quella notte Serguei si sentiva insolitamente libero: gli infermieri avevano organizzato una gita fuori dalla casa di riposo. Gita, la chiamavano … hanno portato tutti quanti in un ospedale per fare delle visite mediche, tra prelievi ed esami … ed avevano il coraggio di chiamarla gita. La mattina della partenza Serguei si era fatto trovare sull’autobus, ma un attimo prima di partire era sgattaiolato fuori di nascosto e partirono senza accorgersi della sua assenza. Era stato più semplice del previsto e ora poteva godere di un giorno libero, senza nessuno a costringerlo a mangiare, a dormire, a fare questo o quell’altro. La cuoca non c’era e quindi avrebbe avuto libero accesso alla cucina, dove avrebbe finalmente potuto frugare indisturbato nella dispensa e mangiare qualcosa di decente. Nel pomeriggio aveva iniziato a nevicare e la cosa per lui fu sia emozionante che deprimente. Emozionante perché vedere la neve cadere dal cielo era sempre un qualcosa di piacevolmente irreale; deprimente perché avrebbe preferito condividere quello spettacolo insieme a Lotjuska. Aveva visto innumerevoli nevicate a Komkolzgrad, da solo o insieme ai colleghi minatori, ma non l’aveva mai guardata stando vicino a qualcuno di veramente speciale. Al limite aveva immaginato di vederla con Helena Romanski, se le cose fossero andate come lui aveva pianificato, ma niente era stato come aveva previsto e ora era di nuovo solo a guardare sconsolato fuori dalla finestra i tanti fiocchi di neve cadere leggeri ed attaccarsi al terreno bagnato, che si era velocemente trasformato in un immenso tappeto bianco e soffice.

In quel momento avrebbe fatto qualunque cosa per poter trascorrere quella notte nevosa insieme a Lotjuska, guardare la neve insieme, fare una camminata fuori tenendosi per mano, e poi lasciare quel posto per sempre. Ma non poteva fare nulla, e quella magnifica nevicata diventò un tormento tale da non riuscire più a guardarlo. Scese nel soggiorno ed accese la televisione, che con quel tempo ovviamente si rifiutava di funzionare. Spazientito si mise a maneggiare con i cavi, sperando che le sue conoscenze tecniche gli permettessero di dargli una sistemata.

Era così concentrato dal televisore che non sentì la porta d’ingresso aprirsi, e non si accorse nemmeno dei passi incerti che dopo alcuni secondi entrarono nel soggiorno.
“… Serguei?”
Quella voce fu talmente improvvisa che Serguei non si curò nemmeno di riconoscerla, scattò subito in piedi, arreso. Anche se gli pareva impossibile, pensò subito che la gita fosse terminata prima del previsto e che fossero già tornati; oppure qualche infermiere si era accorto che lui mancava ed era andato a riprenderlo. In ogni caso non gli aspettava niente di bello.
“eh … posso spiegare” balbettò mentre timidamente si girava “io … stavo …” si paralizzò subito dopo aver visto la sua interlocutrice.
Non ebbe più parole, se non una.
“Lotjuska?!”


NOTA DELL'AUTRICE:
Svetloye è una città che esiste, ma è molto più a ovest rispetto a dove mi immagino che si trovi nella storia. Quindi: hai presente dove si trova la Svetloye vera? Bene, la Svetloye della FanFiction è da tutt'altra parte! :lol:
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Re: Fan Fiction

Postby Oscar_ModelloXZ2000 » Tue 20 Feb 2018 16:42

Evviva, il capitolo 10! Letto tutto d'un fiato!
Loty - NOTA DELL'AUTRICE:
Svetloye è una città che esiste, ma è molto più a ovest rispetto a dove mi immagino che si trovi nella storia. Quindi: hai presente dove si trova la Svetloye vera? Bene, la Svetloye della FanFiction è da tutt'altra parte! :lol:
Mauro - Questa cambia pure i luoghi... :bah:
Loty - Certo che sì! Almeno quando mi rintraccerai sbaglierai città! :lol:
A proposito: Mauro arriva in Italia mentre tu sei già in Russia? Quindi quanto sarebbe passato dalla tua partenza dall'Italia (lo so che avevi detto che volevi evitare le date, ma sono curioso :mrgreen: )
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Wed 21 Feb 2018 01:15

Penso che arrivi in Italia quando io mi trovo alla stazione (o appena partita da lì) ... dipende molto da eventuali soste fatte durante il viaggio (non l'ho specificato, ma non è detto che Mauro non si fermi da qualche parte prima di arrivare in Italia).
Senza badare a dettagli come soste, velocità dell'auto, traffico, deviazioni, bufere di neve, attraversamenti di mammut, piogge di meteoriti e simili, Mauro dovrebbe arrivare a casa quando io sono in viaggio verso la Russia ... credo ...
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Sat 24 Mar 2018 02:01

Prima di postare il prossimo capitolo ho due cose da dire:
1) considerando che è tutto ambientato nel 2002, in teoria io dovrei avere 7 anni (o 8, dipende dal mese, che non ho ancora capito di preciso qual è). Siccome non ha senso che qui io abbia 7/8 anni, permettiamo che ci sia un paradosso temporale e io nel 2002 ho già 23 anni.
2) il prossimo capitolo sarà un po' ... ehm ... :sbav: ... ma nulla di esplicito, anzi, effettivamente non succede nulla di eclatante. Solo che ritrovarsi e stringersi la mano con un semplice "ciao" sarebbe stato poco credibile, dovevo per forza metterci un po' di amore.
Serguei - oh, povera Loty, è stata costretta a metterci un po' di amore ... che compito difficile e gravoso che hai dovuto fare
Loty - :roll: ... ok, lo confesso, non vedevo l'ora di arrivare a questo capitolo
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Re: Fan Fiction

Postby Loty Borodine » Sat 24 Mar 2018 02:33

CAP.11



Quando Serguei sentì pronunciare il suo nome pensò subito che qualche infermiera l’avesse scoperto; nonostante fosse impossibile che si trovasse lì, non riuscì a valutare nessun’altra possibilità. Si voltò, pronto a trovarsi di fronte ad una di quelle donne acide e severe, le quali non vedevano l’ora di infliggergli una punizione per essere scappato dall’autobus. Ma mai si sarebbe aspettato di vedere la persona che ora era in piedi di fronte a lui.
“Lotjuska?!”


Trascorsero alcuni istanti di silenzio, in cui entrambi erano increduli a quello che vedevano. A Lotjuska pareva di aver percorso così tanti chilometri mai visti, ignorando qualunque altra cosa, da convincersi di rincorrere un fantasma, qualcuno che non sarebbe più riuscita a trovare; Serguei non sperava più di rivederla e fu strano trovarsi di fronte a lei quando ormai si era deciso a voltare pagina. Non sapeva di preciso cosa pensare. Una parte di lui, quel piccolo frammento di ragionevolezza che affiorava costretto ad esistere per colpa di quella difficile situazione, gli diceva di rinunciare a lei, che il suo posto era quella casa di riposo, da solo, per il resto dei suoi giorni e che non doveva mettersi tra Lotjuska e il suo diritto di vivere i suoi anni nel modo in cui avrebbe dovuto.
Ma quegli istanti furono troppo brevi e la voce di Lotjuska mise a tacere tutti i pensieri di Serguei.

“lyubimiy!” Lotjuska lasciò cadere la borsa sul pavimento e corse ad abbracciare Serguei, ancora attonito dalla sua inaspettata presenza. Quella voce che gli intimava di lasciarla andare scomparve completamente.
“Lotjuska, sei veramente tu?” Serguei la strinse forte, domandandosi in continuazione se lei fosse vera o fosse vittima di un’allucinazione. Forse stava sognando; uno di quei sogni così vividi in cui ci si rende conto di sognare e ci si può godere il proprio sogno come se si fosse svegli. Si, doveva essere senz’altro così.

Senza allentare la presa Lotjuska lo baciò prepotentemente, avida e nostalgica dall’ultima volta che l’aveva fatto.
non sto sognando, si rese conto Serguei, Lotjuska non mi ha mai baciato così … non posso sognare qualcosa che non posso ricordare e che non posso immaginare. Certo che quella non poteva che essere la realtà, Serguei ricambiò il bacio con altrettanta energia.

“Serguei … il tuo modo di baciarmi …” Lotjuska lo guardò con preoccupazione “è diverso. È amaro”
“questo posto toglie ogni dolcezza. E io temevo di non rivederti più” disse allontanandosi di pochi centimetri per riprendere fiato. Non credeva che sentirla di nuovo vicino sarebbe stato così sopraffante per lui.
“no. Non temere l’impossibile”
“lo so, ma … qui non ti danno molte speranza. Nessuno torna a prendere quello che lascia in una casa di riposo”
“beh, forse. Ma non sono stata io a lasciarti qui”
Serguei sorrise, confortato.
“per fortuna no”

Si strinsero in un altro bacio, più delicato e gentile, quel poco che bastava per sentire la presenza l’uno dell’altra sul proprio viso. A loro sembrava d’essere stati lontani per anni e l’emozione di essersi ritrovati annientava ogni loro pensiero; per qualche minuto dimenticarono di trovarsi nel soggiorno di una casa di riposo, distanti da ogni cosa che conoscevano. Ma non aveva importanza; Serguei era convinto che una volta strappato dalla sua Komkolzgrad non avrebbe mai più potuto provare le stesse cose come invece le avrebbe sentite nella sua casa, ma si sbagliava. In quel momento capì che insieme alla persona amata qualunque posto andava bene.

“Serguei, come sei stato qui?” gli domandò, staccandosi di poco da lui.
“non credo che tu voglia saperlo veramente … COFF” terminò la sua frase con il suo tipico colpo di tosse; un dettaglio che a Lotjuska mancava terribilmente, quel lieve senso di preoccupazione misto a tenerezza che le dava ogni volta che lo sentiva.
“lo devo sapere” gli prese la mano, carezzandogli dolcemente il polso con le dita.
Serguei sospirò, voleva raccontarle i suoi giorni lì dentro, ma come fare senza riviverli di nuovo?
“qui si viene destinati a trascorrere l’ultimo periodo della propria vita. Diventi un impegno a breve termine, da tenere d’occhio mentre cercano di distrarti in qualche modo; ti circondano di gente con la tua stessa sorte pretendendo di tirarti sul il morale ma …” si fermò per sciogliere il nodo che aveva in gola “… ma alla fine ti rendi conto che l’unica realtà è che stai aspettando che arrivi il momento che qualcun altro prenda il posto che hai lasciato vuoto”
Lotjuska, con le lacrime agli occhi, gli strinse entrambe le mani ed appoggiò la fronte alla sua. Di tutti i modi che aveva per descriverle quel poco tempo trascorso lì, Serguei aveva scelto il più vero, e il più doloroso.

“ti prego, dimmi che non era questo ciò che tu stavi aspettando”
“no … io stavo aspettando te”

Senza più parole Lotjuska gli gettò le braccia al collo, come se avesse appena assistito alla sua resurrezione, e lasciò che le lacrime sfogassero tutta la fatica e l’ansia accumulata fino a quel momento. Dopo poco si accorse che anche Serguei stava piangendo, più discretamente, nascondendosi dietro la sua maschera.

Restò abbracciata a lui finchè non si calmò ed asciugandosi le lacrime si ricompose.
“ce l’hai una stanza tutta tua?”
“si, perché?”
“per sapere”
“è di sopra”
“ci stai da solo?”
“qui ognuno ha la sua stanza, per fortuna non bisogna dividerle … già c’è poco spazio”
“mi piacerebbe vederla”

Serguei non era molto convinto, cosa mai avrebbe potuto vedere in quella stanza? Ma la prese per mano, le portò la borsa e l’accompagnò fino alla sua camera, vergognandosi un po’ nel mostrarle una camera spoglia e poco attraente. Il letto era ancora sfatto, con le coperte tutte ammucchiate dalla parte dove lui dormiva, perché non c’era nessun infermiere a sistemare i letti e Serguei non vedeva il motivo di farlo; tanto le coperte non le cambiavano mai.

“mi dispiace doverti farti vedere uno squallore del genere” disse avvilito mentre le appoggiava la borsa su una sedia “ma è tutto qui. Lo so che…….” Venne interrotto da Lotjuska che carezzandogli il viso lo costrinse a tacere.
Senza dire nulla lo spinse lentamente verso il letto e lo fece sedere sul bordo, poi gli si sedette sulle gambe e riprese a baciarlo.
“mi sei mancato, Serghy”
“anche tu Loty” Serguei la strinse a se, e giurò a se stesso che niente e nessuno l’avrebbe più portata via da lui.

I minuti passarono senza essere contati mentre i due amanti si perdevano tra i loro sguardi e le loro carezze. Serguei non ebbe il tempo di togliersi la maschera che Lotjuska gli aveva già bloccato le braccia con il suo forte abbraccio, ma non ce n’era bisogno. Lotjuska aveva imparato a vedere i suoi occhi anche oltre le lenti scure.
Ora sdraiati su quel letto un tempo desolato che adesso si riempiva di vita e di ricordi che si formavano tutti in quel momento, la neve continuava a cadere fuori dalla finestra, vibrando in mille ombre che la luce di un lampione rifletteva all’interno della camera.

Dentro la borsa di Lotjuska il cellulare ricevette una chiamata, e partì la sua insolita suoneria; in sottofondo la canzone The Same Deep Water As You riecheggiava ed accompagnava ogni loro bacio.

“forse è importante” disse Serguei, fermandosi per un istante.
“mai quanto te” sussurrò Lotjuska senza allentare la presa nemmeno per respirare. Le malinconiche note della canzone sembravano suonare per loro, sembravano aver suonato per loro fin dal primo momento, perché nonostante si fossero ritrovati, un senso d’amarezza non accennava a scomparire; non era quella la situazione in cui volevano ritrovarsi, separarsi fu più doloroso del previsto e guarire dalla lontananza avrebbe richiesto un po’.

La chiamata si interruppe, ma non la canzone; o forse anche quella si era fermata, ma non nelle loro menti, che continuava all’infinito.

“non farlo mai” gli implorò Lotjuska con un filo di voce.
“…”
“non dirmi mai addio”
“mai”
“non lasciarti andare, proprio ora che ti ho ritrovato”
“…” Serguei non sapeva cosa rispondere. Quel posto aveva ridotto di molto le prospettive che la sua mente gli poneva davanti; aveva ancora paura di vivere.
“promettimelo. Ora”
“non mi lascerò andare. Non ti lascerò andare. Te lo prometto”

Lotjuska si strinse più forte mentre Serguei si girava e delicatamente voltava anche lei; la testa adagiata sul cuscino, un polso tenuto fermo dalla mano di lui e l’altro braccio intorno al suo collo, Lotjuska si lasciò stringere da un abbraccio che presto diventò una morsa quasi soffocante dalla quale non voleva più liberarsi. Si era accorta che Serguei era più leggero rispetto all’ultima volta, quando ancora erano a Komkolzgrad, ma non era più debole, e la sua voglia di averla tutta per se, e solo per se, era la stessa di quando si erano separati. Chiuse gli occhi e si sentì morire quando la baciò sul collo; in poco tempo lei morì mille volte, morì ogni volta che le sue labbra sfioravano la sua pelle.

Serguei temeva che non avrebbe resistito fino alla fine di quella notte; tutte quelle emozioni non lo avrebbero risparmiato e si chiedeva se quella volta sarebbe riuscito a vedere la neve smettere di cadere prima che fosse lui a cedere. Non credeva che il suo cuore avrebbe retto ancora, nonostante l’avesse promesso a Lotjuska. Almeno sarebbe morto felice, tra le braccia della sua amata. Ma più le stava vicino più si accorgeva che i battiti del cuore si avvicinavano ai suoi, e come orologi perfettamente sincronizzati, i loro cuori ora battevano all’unisono, insieme. Il cuore di lei aveva preso per mano il suo e adesso lo accompagnava.
Tutto ora dipendeva da lei. Non avrebbe vissuto più un solo istante se non fosse stata al suo fianco.

“voglio vivere ancora” le disse all’orecchio, baciandoglielo piuttosto che prendere fiato “voglio vivere ancora, ma non senza di te … ti amo”
Lotjuska sentì, tentò di rispondere, ma ormai si era persa nella sua presenza. Come quando beveva, ma non abbastanza per dimenticare, sentiva quello che accadeva intorno a lei come frammenti di un sogno troppo intenso per permetterle di reagire. Una sorta di trance alla quale poteva accedere solo se vicino a lui.

“Serguei…” disse, faticando solo al formularsi del pensiero “dillo ancora”
“ti amo”
“dimmelo per sempre”


NOTE DELLA SCRITTRICE:
Ci ho messo tanto a scrivere questo capitolo perché l'ho riscritto 3 volte.
Il riferimento alla canzone "The Same Deep Water As You" (se interessa eccola qui: https://www.youtube.com/watch?v=V35cxutR7gc ) l'ho inserito perché mentre stavo scrivendo stavo ascoltando quella canzone e inevitabilmente il racconto ha assunto un po' i suoi toni. Inizialmente non doveva esserci, in fondo la colonna sonora della FanFiction (mentre scrivevo) è sempre stata quella di Syberia e Syberia 2, e questa usciva un po' dagli schemi (era Off Topic, ma tanto ci siamo abituati). Solo che non citarla avrebbe significato leggere senza sentirla, ed aveva influito così tanto sull'intero capitolo che si perdeva troppo omettendola. Poi, che piaccia o meno, non ci posso far niente :lol: (almeno, io ho provato a leggere il capitolo senza canzone, e poi con la canzone in sottofondo e mi sembrava che l'effetto cambiasse parecchio).
Altro appunto, ma questa è solo una "curiosità": questo capitolo causa l'aggiunta di almeno un altro capitolo, quindi la storia si allunga di un pochino rispetto a quello che avevo previsto. Inizialmente io dovevo arrivare, prendere Serguei, caricarlo in macchina e tornare indietro ... ma era troppo sbrigativo, per niente romantico e poi avrei voluto scontrarmi con gli infermieri della casa di riposo :lol:
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